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L’Agenzia delle Entrate fa cassa con le Partite IVA chiuse

26 Marzo 2016
L’Agenzia delle Entrate fa cassa con le Partite IVA chiuse

La comunicazione dell’Agenzia richiede sanzioni per oltre 500 euro ai contribuenti che non hanno chiuso una partita iva dormiente. Ecco come difendersi.

L’agenzia delle entrate sta inviando in questi giorni migliaia di lettere ai cosiddetti titolari di Partite IVA dormienti o “inattive”. Quelle partite IVA non operative ma ancora di fatto esistenti nell’anagrafe tributaria.

I contribuenti che stanno ricevendo questa comunicazione di irregolarità spesso neanche sono a conoscenza di essere ancora titolari della Partita IVA, tuttavia la mancanza di chiusura dell’attività genera, come specifica la lettera delle Entrate di questi giorni, una violazione, per la precisione la violazione di “omessa comunicazione di chiusura attività”. In particolare il riferimento normativo è il seguente “sanzione per omessa presentazione della dichiarazione di cessazione attività a seguito della comunicazione di cui all’articolo 35, comma 15-quinquies del DPR 633/1972”.

Quali sono gli obblighi del contribuente?

Il decreto citato al comma 3 stabilisce che il contribuente debba comunicare entro i 30 giorni dalla chiusura dell’attività ad uno degli uffici dell’agenzia e con il modello dalla stessa predisposta, la chiusura delle operazioni sulla posizione IVA. I termini dei 30 giorni decorrono dalla data di ultimazione delle operazioni relative alla liquidazione dell’azienda.

La comunicazione dell’Agenzia per le sanzioni sulle Partite IVA dormienti

Con la lettera l’Agenzia comunica al contribuente la chiusura, ma al contempo richiede allo stesso, in conseguenza alla citata violazione, una sanzione che sarà pari a 516 euro. Il pagamento può essere poi ridotto ad un importo di 172 euro (ovvero un terzo del minimo).

Con l’entrata in vigore del Dlgs 158/2015 entrata in vigore lo scorso 1 gennaio 2016, la sanzione corretta dovrebbe essere di 500 euro, per cui la sanzione corrispondente ad un terzo del minimo dovrebbe essere di 167,67 euro, dunque pare ci sia un’incongruenza anche con la normativa di legge (è verosimile che l’importo aggiuntivo sia una sanzione accessoria comminata per la mora del contribuente).

Come pagare la sanzione

La sanzione deve essere pagata attraverso un modello F24 inserendo il codice tributo 8120, così come stabilito dalla risoluzione 35/E del 3 aprile 2014 dell’Agenzia.

Legittimo porsi la domanda di come sia possibile che l’Agenzia, a distanza di anni e nonostante sia in possesso dei dati di riferimento da anni e la normativa risalga a 40 anni fa – come abbiamo visto – solo oggi decida di mandare comunicazioni del genere.

Vediamo come ci si possa difendere.

La difesa del contribuente contro l’Agenzia delle Entrate

Il contribuente che non ha aperto la partita IVA dovrebbe richiedere all’Agenzia i moduli per effettuare denuncia in ragione del fatto che egli non ha mai aperto a suo nome una posizione IVA e che quell’operazione è stata portata a termine da altri in maniera fraudolenta. La denuncia dovrà essere presentata agli organi di polizia e una copia dovrà essere riportata all’Agenzia alla quale si dovrà richiedere un annullamento in autotutela della comunicazione ricevuta.

Nel caso in cui la Partita IVA sia stata chiusa o che l’attività sia cessata già da almeno 5 anni, il contribuente deve recarsi in questo caso – possibilmente entro i trenta giorni dalla comunicazione – presso gli uffici delle Entrate consegnando tutta la documentazione di cui si è in possesso che dimostri la propria posizione di chiusura della Partita IVA o della chiusura delle attività oltre i 5 anni – termine oltre il quale l’agenzia non potrà richiedere sanzioni.



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