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Avvocato-cliente: si applicano le regole a tutela dei consumatori

16 gennaio 2015


Avvocato-cliente: si applicano le regole a tutela dei consumatori

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 gennaio 2015



No alle clausole abusive e vessatorie dalla Corte di Giustizia europea.

Come già aveva detto, qualche giorno fa, la nostra Cassazione (leggi “Avvocato: decreto ingiuntivo contro il cliente presso la sua residenza”), ora anche la Corte di Giustizia dell’Unione Europea sottolinea che, nei rapporti con il proprio avvocato, il cliente va considerato come un “consumatore” e, quindi, protetto con la normativa nazionale [1] ed europea [2] di settore. In buona sostanza, si applica il codice del consumo, con tutto ciò che comporta nell’ambito della tutela del cittadino. È quanto emerge da una sentenza di ieri dei giudici di Lussemburgo [3].

La conseguenza è che, nonostante il rapporto tra assistito e legale sia “fiduciario”, ossia basato su una libera scelta e un rapporto di reciproca stima, il cliente si considera ugualmente “contraente debole”. A lui, quindi, non potranno applicarsi quelle che, secondo la legge, vengono considerate clausole abusive, ossia che comportano una particolare sproporzione e peso ai danni del consumatore. Così come, in caso di controversie, il giudice competente sarà quello della residenza dell’assistito.

 

La vicenda

Una donna italiana aveva sottoscritto, con il proprio avvocato, un contratto di assistenza legale nel quale, tuttavia, non erano indicati i termini e le modalità di pagamento. La donna non aveva rispettato la richiesta dell’avvocato di effettuare i versamenti alle date indicate dal primo e quindi si è trovata dinanzi alla necessità di difendersi da un decreto ingiuntivo.

La sentenza

Secondo la Corte di Giustizia, tutte le volte in cui uno dei contraenti – nel caso di specie il legale – agisce nell’ambito della propria attività professionale, il cliente è considerato consumatore. La questione, quindi, non coinvolge solo avvocati, ma anche studi ingegneristici, commercialistici, medici, ecc. Del resto – aggiungono i giudici comunitari – è risaputo che, nei contratti di assistenza legale, vi è una disparità tra il cliente e il legale a causa “dell’asimmetria informativa tra tali parti”.

Ciò implica il diritto per il cliente-consumatore di maggiori tutele, proprio in quanto non sempre in grado di valutare la qualità dei servizi forniti.

Non importa – prosegue la Corte – che l’attività degli avvocati venga ritenuta come avente natura pubblica: l’applicazione della direttiva sulla tutela dei consumatori non mina in alcun modo “la specificità dei rapporti tra un avvocato e il suo cliente e i principi sottesi all’esercizio della professione di avvocato”.

Dunque, tutte le volte in cui l’avvocato inserisce nel proprio contratto con i clienti delle clausole standardizzate da lui predisposte o dal proprio ordine professionale, deve rispettare la direttiva europea sul consumo.

note

[1] D.lgs. 205/2006.

[2] Direttiva 93/13.

[3] C. Giust. UE sent. del 15.01.2015 nella causa C-537/13.

Autore immagine: 123rf com


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