Professionisti e partite IVA in fuga dalla gestione separata Inps: tornano i vecchi minimi?

16 gennaio 2015


Professionisti e partite IVA in fuga dalla gestione separata Inps: tornano i vecchi minimi?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 gennaio 2015



Estero, cassa professionale e diritti d’autore: formule più allettanti.

 

La pensione costa più cara agli autonomi: dal nuovo anno l’aliquota dei contributi da versare è balzata in alto ben di 3 punti percentuali (dal 27,72 al 30,72) e, molto probabilmente, nel 2018 arriverà al 33,72%. Una tassazione che non ha precedenti e, soprattutto, si presenta, per le partite Iva, molto meno conveniente rispetto ad altre soluzioni più a buon mercato: come quella di iscriversi alla cassa di previdenza di un ordine professionale (pur non essendo obbligatorio in molti casi), di andare all’estero o di usare la formula dei pagamenti come diritti d’autore.

La fuga dalla gestione separata è ormai iniziata da tempo. E così c’è chi (fotografi, grafici e informatici) si iscrive alla gestione artigiani, sempre dell’Inps. E chi invece (traduttori, pubblicitari, organizzatori di eventi o di ricerche di mercato) sceglie la cassa commercianti. Qui le aliquote sono decisamente più basse (al 24%) con un notevole risparmio.

Anche il pagamento con la formula dei diritti d’autore offre indubbi vantaggi posto che il compenso percepito per lo sfruttamento economico dell’opera (un testo, una ricerca, una consulenza scritta, ecc.) è escluso da qualsiasi obbligo contributivo, anche nei confronti della Gestione separata dell’Inps [1]. Peraltro, se i diritti di autore vengono percepiti nell’ambito di un lavoro autonomo, usufruiscono di un abbattimento forfettario, a titolo di deduzione forfettaria delle spese, pari al 25% (che viene elevata al 40% se il percettore ha un’età inferiore a 35 anni). Inoltre, il professionista non deve neanche emettere la fattura.

A pesare, inoltre, dal nuovo anno, sulle partite Iva è anche l’aumento di tassazione sui cosiddetti “minimi”: il regime fiscale di favore rischia di diventare meno allettante di quello ordinario, con una tassazione che è stata triplicata (dal 5 al 15%).

Il problema sta suscitando molte discussioni. Sono nati i gruppi di discussione su internet: #PartiteIva e #LaPartitanonèchiusa con l’obiettivo di congelare l’aumento dei contributi e modificare il nuovo regime dei minimi.

Il primo passo dovrebbe essere la presentazione di un emendamento al decreto legge Milleproroghe che blocchi al 27% l’aliquota contributiva.

Intanto, il sottosegretario all’Economia, Enrico Zanetti, ha lanciato l’idea di ripristinare il vecchio regime dei minimi, quello con imposta del 5%, almeno stabilendo una proroga per tutto il 2015 e farlo, così, convivere con il nuovo forfettario (con imposta sostitutiva al 15% e soglie di ricavi variabili in base all’attività). L’intervento potrebbe trovare spazio nella legge di conversione del decreto Milleproroghe (per un approfondimento leggi “Torna il vecchio regime dei minimi anche per il 2015“).

note

[1] Ax art. 2, comma 26, L. n. 335/1995.

Autore immagine: 123rf com


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