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Autovelox nascosto? E’ truffa

14 ottobre 2011


Autovelox nascosto? E’ truffa

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 ottobre 2011



Per la Cassazione nascondere l’autovelox è reato di truffa nei confronti degli automobilisti.

Era quello che aspettavamo di sentire da anni! La parola da sempre ripetuta dai cittadini, finalmente è nelle pagine di una recente sentenza dei giudici del Supremo Organo di legittimità: truffa.
La Cassazione [1] ha infatti stabilito (sentenza n. 11131/2009) che nascondere le apparecchiature di rilevamento della velocità (altrimenti dette, autovelox), integra la fattispecie del reato di truffa contro gli automobilisti.

Tutto nasce a Cosenza, il cui Tribunale aveva disposto in primo grado il sequestro preventivo delle apparecchiature fornite dalla Speed Control. L’azienda, titolare dell’appalto per il rilevamento della velocità delle automobili, ha fatto ricorso in Cassazione contro il sequestro, in quanto, secondo il ricorrente, non era stato valutato l’elemento psicologico del reato di truffa contro gli automobilisti.

La Corte ha invece ritenuto che la sussistenza del “fumus” del reato di truffa è argomentabile sulla base dell’art.142 del codice della strada (che impone che gli autovelox debbano essere ben visibili) e della circolare del Ministero degli Interni del 3 agosto 2007 (che impone la necessaria segnalazione almeno 400 metri prima).

Così, sono stati sequestrati tutti gli autovelox di tre comuni sulla costa cosentina,che erano stati nascosti in autovetture il cui titolare riceveva un compenso in ordine ad ogni multa effettuata. Tutti fatti che integrano il reato di truffa ai danni degli automobilisti, secondo la decisione degli Ermellini, che ribadisce il fatto che gli autovelox devono essere “segnalati” almento 400 m. prima e “ben visibili”.

Ecco la sentenza per esteso:

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SECONDA SEZIONE PENALE
composta dai magistrati
dott. Giuseppe Maria COSENTINO Presidente
dott. Franco FIANDANESE Consigliere
dott. Matilde CAMMINO Consigliere
dott. Antonio PRESTIPINO Consigliere
dott. Michele RENZO Consigliere
ha pronunciato in camera di consiglio la seguente
SENTENZA
L. F. E. n. S. F. il 28 m. 19XX
avverso l’ordinanza emessa in data 7 maggio 2008 dal Tribunale di Cosenza
Visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere dott. Matilde Cammino;
udita la requisitoria del pubblico ministero, sost. proc. gen. dott.Carmine Stabile, che ha chiesto il rigetto del ricorso;
sentito il difensore avv. […] del foro di Cosenza che rinuncia al ricorso nella parte riflettente il sequestro delle autovetture perché dissequestrate e per la restante parte chiede raccoglimento del ricorso;
osserva:
F. E. L., legale rappresentante della S. C., ha presentato ricorso per cassazione avverso l’ordinanza in data 7 maggio 2008 del Tribunale di Cosenza con la quale era stata rigettata la richiesta di riesame del decreto di sequestro preventivo emesso in data 10 aprile 2008 dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Paola e avente ad oggetto sette autovetture e tutti gli apparecchi di rilevamento della velocità (autovelox) di proprietà dell’impresa individuale S. C., beni Utilizzati per l’attività di rilevazione della velocità dei veicoli in transito nei comuni di Fiumefreddo Bruzio, Belmonte Calabro e Longobardi. Detta attività, secondo la tesi accusatoria, era intenzionalmente preordinata a trarre in inganno gli automobilisti, in contrasto con lo spirito della normativa in materia diretta a prevenire incidenti più che a reprimere.
Secondo il Tribunale, l’attuale formulazione dell’art.142 cod. str. (modif. dal D.L. 117 del 3 agosto 2007, conv. dalla legge n.160/2007) prevede che le postazioni di controllo debbano essere segnalate e ben visibili. Anche la circolare 3 agosto 2007 del ministero dell’Interno prescrive la segnalazione almeno 400 metri prima del punto in cui l’apparecchio di rilevamento della velocità era collocato. Il D.M.15 agosto 2007 e la circolare ministeriale dell’8 ottobre 2007 ribadivano l’esigenza di segnalare le postazioni di controllo con adeguato anticipo e in modo da garantirne il tempestivo avvistamento. Dagli accertamenti svolti dalla polizia giudiziaria risultava invece che, nei tre comuni calabresi peri quali la S. C. era titolare della concessione per il noleggio delle apparecchiature autovelox, le apparecchiature in questione erano state ben occultate in autovetture spesso di proprietà del titolare il quale, ricevendo un compenso parametrato su ogni verbale di infrazione per il quale era riscossa la relativa sanzione, era interessato ad incrementare le riscossioni. Veniva pertanto ritenuto sussistente il reato di truffa, mentre il periculum in mora era individuato nei prevedibili ulteriori esborsi illegittimi da parte degli automobilisti sulla base di un rilevamento automatico della velocità così organizzato.
Con il ricorso presentato dal L. tramite il suo difensore si deduce l’inosservanza o erronea applicazione della legge penale nonché la totale mancanza di motivazione in ordine al fumus commissi delicti, affermato nell’ordinanza impugnata senza tener conto delle risultanze processuali e della documentazione prodotta dalla difesa e omettendo qualunque indagine sull’elemento psicologico del reato ipotizzato.
Il ricorso è inammissibile.
In relazione al sequestro delle autovetture, restituite con provvedimento del 29 giugno 2008, il difensore all’odierna udienza ha formalmente rinunciato ai ricorso così manifestando il venir meno dell’interesse da parte del ricorrente. Le deduzioni difensive comunque nel loro complesso sono generiche e manifestamente infondate.
Va infatti premesso che -secondo quanto affermato più volte da questa Corte, anche a Sezioni Unite (Cass. Sez.Un. 29 maggio 2008 n.25932, Ivanov; 28 gennaio 2004 n.5876, p.c.Ferrazzi in proc. Bevilacqua; 28 maggio 2003 n.25080, Pellegrino)- il ricorso per cassazione avverso le ordinanze emesse a norna degli artt.322 bis e 324 c.p.p. in materia di sequestro preventivo e di sequestro probatorio (in quest’ultimo caso per effetto del rinvio operato dall’art.257 c.p.p. all’art.324 c.p.p.) può essere proposto esclusivamente per il vizio di violazione di legge, comprendente sia l’inosservanza o erronea applicazione della legge penale sostanziale e processuale (art.606 co.1 lett.b e c c.p.p.) sia il difetto di motivazione che si traduca, a sua volta, in una violazione della legge processuale (art.125 co.3 c.p.p.) perché l’apparato argomentativo manchi completamente o risulti privo dei requisiti minimi di coerenza, completezza e di ragionevolezza che consentano di rendere comprensibile l’iter logico posto a fondamento del provvedimento impugnato (motivazione meramente apparente).
Il ricorrente nel caso di specie si duole dell’omessa valutazione da parte del giudice di merito delle censure articolate con la richiesta di riesame e della documentazione difensiva, senza tuttavia indicarne specificamente, sia pure in modo sommario, il contenuto, al fine di consentire l’individuazione delle questioni che si assumono irrisolte e sulle quali si sollecita il sindacato di legittimità. Il ricorso sotto questo profilo è inammissibile in quanto, non autosufficiente, essendo privo della precisa prospettazione delle ragioni di diritto e degli elementi di fatto da sottoporre a verifica. Requisito indispensabile dei motivi di impugnazione è infatti la specificità, consistente nella precisa e determinata indicazione dei punti di fatto e delle questioni di diritto da sottoporre al giudice del gravame (Cass. sez.VI 19 dicembre 2006 n.21858, Tagliente, sez.V 9 dicembre 1998 n.2896, La Mancia; Sez.unite .11 novembre 1994 n.21).
Alla Corte è peraltro preclusa in tema di sequestro preventivo una valutazione che possa risolversi in un’anticipata decisione della questione di merito e quindi una verifica in concreto della fondatezza della tesi accusatoria. Il sindacato sulle condizioni di legittimità della misura cautelare reale si realizza infatti attraverso una delibazione sommaria della congruità degli elementi rappresentati in cui, senza prescindere dalle concrete risultanze processuali e dalle contestazioni difensive (Cass. sez.IV 29 gennaio 2007 n.10979, Veronese; sez.I 19 dicembre 2003 n.1885, Cantoni; sez.II 21 ottobre 2003 n.47402, Di Gioia; sez.III 11 giugno 2002 n.36538, Pianelli; sez.VI 3 marzo 1998 n.731, Campo; Sez. Un.20 novembre 1996 n.23, Bassi), possono rilevare eventuali difformità tra fattispecie legale e fattispecie reale solo se ravvisabili ictu oculi.
Entro questi limiti la -Corte ritiene che nell’ordinanza impugnata il Tribunale del riesame – contrariamente a quanto affermato nel ricorso- sia pervenuto ad affermare la sussistenza del fumus del reato di truffa attraverso un percorso argomentativo immune da vizi logici e giuridici, all’esito di un’approfondita analisi della normativa in materia di rilevamento della velocità dei veicoli attraverso postazioni di controllo sulla rete stradale e di un circostanziato esame dei concreti risultati delle indagini di polizia giudiziaria, senza peraltro trascurare le argomentazioni della difesa del L. e la documentazione dalla stessa prodotta (come si desume dalla menzione della fotografia prodotta dalla difesa e riguardante la segnalazione della postazione mobile di rilevamento della velocità nel Comune di Fiumefreddo Bruzio).
Quanto all’elemento psicologico del reato di truffa, la Corte osserva che il sequestro preventivo è legittimamente disposto in presenza di un reato che risulti sussistere in concreto, indipendentemente dall’accertamento della sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza a carico dell’agente o della sussistenza dell’elemento psicologico, atteso che la verifica di tali elementi è estranea all’adozione della misura cautelare reale (Cass. sez.I 4 aprile 2006 n.15298, Bonura; sez.I 9 luglio 1999 n.2762, Faustini; sez.III 5 maggio 1994 n.1428, Menietti).
Alla inammissibilità del ricorso consegue ex art. 616 c.p.p. la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende che, in ragione delle questioni dedotte, si stima equo determinare in euro 1.000,00.
P.Q.M.
dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 1.000,00 alla Cassa delle ammende.
Roma 12 dicembre 2008
Depositata in cancelleria il 13 marzo 2009

note

[1] Cass. sent. n. 1131/2009.


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12 Commenti

    1. Salve. Nel nostro ordinamento – che non è di Common Law, ma di Civil Law – i precedenti non sono vincolanti per gli altri giudici. Questo vuol dire che ogni magistrato può decidere in perfetta autonomia, dissentendo dalle opinioni espresse dai suoi stessi colleghi in altre circostanze. Il che significa che la stessa causa può essere vinta, per esempio, in una città e persa in un’altra. O addirittura può capitare spesso che due giudici dello stesso ufficio giudiziario abbiano opinioni diverse e decidano in modo tra loro difforme.

  1. Ma se si esprime la corte di cassazione puó un giudice ordinario dissentire dalla sentenza del supremo organo?

    1. Gent.mo Peppe
      per rispondere alla sua domanda dobbiamo fare una distinzione:

      1) Se lei si riferisce a un giudice qualsiasi, diverso da quello da cui è partito il giudizio in Cassazione, la risposta è affermativa. Chiunque può decidere in modo difforme da una precedente sentenza della Cassazione. Da noi in Italia infatti non vige il principio del precedente vincolante.

      2) Diversa cosa se si tratta del giudice che aveva in mano la causa prima che il giudizio approdasse in Cassazione. Per spiegare questo passaggio devo chiarire alcuni concetti un po’ più tecnici.
      La Corte di Cassazione, nella gran parte dei casi (non sto a spiegare le complicate regole della procedura), non fa altro che dire ai giudici di primo o secondo grado (da cui è provenuto il ricorso in cassazione) come si interpretano le leggi e come vanno interpretate nel caso concreto. La Cassazione non dice, quindi, chi ha ragione e chi ha torto nel giudizio. Dopo aver detto al giudice come si interpreta la norma, la Cassazione rinvia gli atti a quest’ultimo affinché emetta una nuova sentenza che tenga conto del principio appena emanato. Nulla impedisce però a tale giudice di primo o secondo grado di emanare una nuova sentenza nello stesso senso della precedente (per es. dando ragione o torno di nuovo alla stessa persona), ma mai potrebbe interpretare la norma astratta in modo difforme da come gli ha suggerito la Cassazione.

  2. Quindi le sentenze emesse dalla cassazione, in poche parole, non hanno potere vincolante. Allora mi chiedo: che utilità pratica hanno per i giudici di ogni ordine e grado?

    1. Hanno solo una forza derivante dall’autorevolezza della cassazione. Il cittadino, dal canto suo, sa già che se anche il giudice di primo grado decide difformemente dalla Cassazione, qualora si intenda proseguire nei successivi gradi di giudizio sino proprio agli Ermellini, questi ultimi appunto decideranno come da loro precedenti pronunce (almeno così dovrebbe succedere…).

  3. E quindi i cittadini che vanno a citate tali sentenze nel corpo di ricorsi vari ( amm.vi o penali) che vantaggio ne possono ricavare?

  4. Inoltre, professore, volevo chierLe (magari uscendo dal topic): puó un agente della polizia municipale denunciare un cittadino per interruzione di un pubblico servizio perché questi gli chiede contezza del proprio operato durante lo svolgimento di un posto di controllo alla circolazione stradale? Il reato da me richiamato non lo commette solo il pubblico ufficiale o lo puó porre in essere chiunque? Grazie per la pazienza e per le risposte che vorrà darmi

  5. Salve,
    desideravo sapere se lungo una strada comunale esiste cartellonistica indicante il limite di velocità e sotto altro cartello con l’indicazione della possibilità di rilevazione elettronica della velocità. E nel tratto indicato a circa 130m dal cartello, una macchina dei vigili urbani rileva la velocità mettendo l’auto di servizio subito prima dell’autovelox, posto sulla carreggiata e, prima di questa vi sono parchegghiate altre tre auto che non permettono a) di visualizzare immediatamente la macchina dei vigili e indi successivamente l’autovelox si può ritenere che questo caso ricada in quello previsto dall’articolo, ovvero di autovelox “nascosto”? O anche di cartellonistica insufficiente e/o mancanza di informazione sulle rilevazioni, etc.. Ringrazio anticipatamente per la cortese attenzione.

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