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Devi recuperare un credito? Ora obbligatorio tentare di far pace con la negoziazione

18 Gennaio 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 Gennaio 2015



Negoziazione assistita dagli avvocati obbligatoria per chiunque intenda proporre in giudizio una domanda di pagamento a qualsiasi titolo di somme non eccedenti cinquantamila euro, ad esclusione, però, dei casi in cui, invece, si debba ricorrere al tentativo obbligatorio di edi

ediazione.

Tra meno di un mese, chiunque vorrà ottenere un pagamento o recuperare un credito, qualsiasi sia l’origine di esso (un contratto non adempiuto, un risarcimento del danno, ecc.), dovrà prima tentare di accordarsi con la controparte. Il che significa allungare i tempi di minimo 30 giorni.

La novità – già nota agli avvocati e agli operatori del diritto – è una diretta conseguenza dell’introduzione della nuova “negoziazione assistita”, istituto previsto dall’ultima riforma del processo civile. Uno dei campi in cui la negoziazione assistita è obbligatoria, infatti, è proprio quello del recupero delle somme di denaro fino a 50mila euro (gli altri principali casi sono la separazione e il divorzio, l’infortunistica stradale, i contratti di trasporto).

In particolare, la nuova legge dice che chiunque voglia proporre in tribunale (o dal giudice di pace) una domanda per ottenere il pagamento – a qualsiasi titolo – di somme, fino a un massimo di 50 mila euro, dovrà prima attivare la nuova procedura di negoziazione assistita (di cui a breve parleremo).

C’era davvero bisogno di questo?

Stiamo andando verso una forma di “contrattualizzazione” della giustizia: le cause si faranno con arbitri, mediatori e avvocati. In tribunale si andrà solo per le questioni più serie e inconciliabili. Ma soprattutto ci arriverà chi se lo può davvero permettere (sia in termini di risorse economiche che di tempo). Insomma: quello che un tempo era solo un vecchio adagio degli avvocati – “Meglio un cattivo accordo che una buona sentenza” – sta diventando il principio ispiratore di tutto il processo civile.

In cosa consiste il nuovo obbligo

La nuova legge impone l’obbligatorietà della negoziazione assistita per chiunque intenda proporre in giudizio una domanda di pagamento a qualsiasi titolo di somme non eccedenti cinquantamila euro, ad esclusione, però, dei casi in cui, invece, si debba ricorrere al tentativo obbligatorio di mediazione (per sapere quali sono queste ipotesi leggi: “In quali cause la negoziazione assistita e in quali la mediazione”).

La procedura da seguire è la seguente.

Nel momento in cui un soggetto voglia far valere – in tribunale – il proprio diritto al pagamento di una somma di minimo 1.1001 euro [2] fino a massimo 50.000 euro, deve prima andare da un avvocato. Questi, innanzitutto, invierà una raccomandata a.r. alla controparte in cui la invita a intraprendere un percorso di negoziazione assistita, ossia a stipulare un accordo con il quale entrambe le parti si impegnano a cooperare, secondo buona fede e lealtà, tramite l’assistenza dei propri avvocati, al fine di trovare una soluzione pacifica alla controversia.

Si esclude che tale richiesta possa essere contenuta già nella lettera di diffida al pagamento, avendo le due comunicazioni una finalità completamente diversa (l’una conciliativa, l’altra “belligerante”).

Se la controparte non risponde entro 30 giorni, o risponde negativamente, il presunto creditore può agire in tribunale. In tal caso, l’inerzia del debitore potrà essere valutata dal giudice per una condanna alle spese processuali e alla cosiddetta “responsabilità aggravata” [3].

Se invece l’offerta viene accettata, si firma la convenzione di negoziazione assistita. In essa devono risultare definiti, come contenuto minimo:

  • il termine concordato dalle parti per l’espletamento della procedura, in ogni caso non inferiore a 1 mese;
  • l’oggetto della controversia, che in ogni caso non può riguardare diritti indisponibili (come, per esempio, quelli di lavoro dipendente, stato e capacità delle persone, ecc.).

Fatto ciò, si apre una fase di totale libertà di forme. Infatti, sono le parti medesime a scandire i tempi della soluzione della controversia, potendo – come detto – stabilire in anticipo quanto tempo occorrerà per verificare se sia possibile raggiungere un’amichevole composizione della lite: termine che non può essere inferiore a 30 giorni.

Tale convenzione di negoziazione assistita non potrà avvenire per email o per telefono, ma dovrà avvenire per iscritto a pena di nullità. Diversamente, raggiunto l’accordo, esso non potrà essere utilizzato per procedere – in caso del protrarsi dell’inadempimento – per l’esecuzione forzata (ossia quale titolo esecutivo).

L’avvocato dovrà spogliarsi dei panni aggressivi dello strenuo difensore, ad oltranza, delle ragioni di una parte (specie se infondate), ma mettere a disposizione la sua competenza tecnico-giuridica per migliorare, accelerare e dare spazio alle possibiltà di un accordo di sostanza che nasca principalmente dalla volontà e dal compromesso raggiunto dalle parti.

L’avvocato dovrà, in altri termini, svolgere un ruolo che è contemporaneamente di direttore del procedimento e di supervisore attento, senza sostituirsi alle parti, ma guidandole verso la migliore soluzione.

La dilazione nel pagamento

La norma impone un deciso cambio di rotta delle abitudini normalmente praticate dai professionisti del Foro. Si prenda il caso in cui il debitore voglia chiedere una dilazione nel pagamento. Un tempo, l’accordo veniva gestito dagli avvocati tramite uno scambio di telefonate o di email: si arrivava quindi a una transazione (che veniva formalizzato per iscritto) e, di norma, la rateizzazione veniva garantita con il rilascio di assegni postdatati o cambiali, quali titolo esecutivo da utilizzarsi in caso di inadempimento.

Oggi invece la questione cambia radicalmente. Nel momento in cui il debitore riceve un invito alla negoziazione, dovrà recarsi da un avvocato, il quale, proprio al fine di ottenere una dilazione di pagamento, dovrà -dietro consenso del proprio cliente – tentare una composizione bonaria della controversia rispondendo alla richiesta di negoziazione assistita obbligatoria. In questo modo, la firma dell’accordo successivo alla negoziazione costituirà proprio quel titolo esecutivo un tempo costituito dagli assegni o dalle cambiali. Insomma, tutto verrà formalizzato nella negoziazione che varrà sia come “accordo di dilazione” che come “garanzia”.

Un aiuto agli avvocati

La negoziazione non è richiesta, invece, per le controversie concernenti obbligazioni contrattuali derivanti da contratti conclusi tra professionisti e consumatori. Quindi, per esempio, se l’avvocato dovrà far causa al proprio cliente per il mancato pagamento della parcella, non sarà tenuto prima a procedere con la negoziazione assistita. Lo stesso dicasi per medici, ingegneri, architetti, ecc.

Casi in cui non opera la negoziazione assistita

L’obbligo di invito a stipulare un accordo di negoziazione assistita non si applica nelle ipotesi in cui la parte può stare in giudizio personalmente.

Non c’è necessità di avviare inoltre la negoziazione assistita nei seguenti casi:

  • a) qualora il recupero del credito venga effettuato ricorrendo alla procedura del decreto ingiuntivo, anche nel caso in cui ad esso segua l’opposizione di controparte;
  • b) nei procedimenti di consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite [4];
  • c) i procedimenti di opposizione (o incidentali di cognizione) relativi all’esecuzione forzata;
  • d) i procedimenti in camera di consiglio;
  • e) nell’azione civile esercitata nel processo penale.

Pagamento dell’avvocato e gratuito patrocinio

La negoziazione assistita, costituendo un’autonoma attività per gli avvocati, deve essere remunerata e, quindi, costituisce una voce in più nella parcella del professionista.

Tuttavia, nel caso in cui il cliente abbia i requisiti per accedere al gratuito patrocinio non è tenuto a corrispondere alcunché all’avvocato. Quest’ultimo, pur non venendo affatto retribuito dallo Stato, non potrà pretendere dal cliente alcuna somma per l’attività prestata nella fase della negoziazione. Insomma, si tratterà di una sorta di “volontariato” obbligatorio.

Ovviamente, per potere accedere a tale possibilità, la parte è tenuta a depositare all’avvocato un’apposita dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, la cui sottoscrizione potrà essere autenticata dallo stesso legale.

ESEMPIO DI CONVENZIONE DI NEGOZIAZIONE ASSISTITA

Il sig. _____, nato a_______ e residente in __________, codice fiscale _________ assistito dall’Avvocato ________, il quale ha studio legale sito in ____ ed è regolarmente iscritto all’Albo professionale degli avvocati, anche ai sensi dell’art. 6, d. lgs. 2 febbraio 2001, n. 96

e

Il sig. _____, nato a_______ e residente in __________, codice fiscale _________ assistito dall’Avvocato ________, il quale ha studio legale sito in ____ ed è regolarmente iscritto all’Albo professionale degli avvocati, anche ai sensi dell’art. 6, d. lgs. 2 febbraio 2001, n. 96

Convengono

– di cooperare in buona fede e con lealtà per risolvere in via amichevole la controversia:

– avente ad oggetto la seguente questione: _____________ (descrivere l’oggetto della controversia, con breve identificazione delle questioni in fatto ed in diritto);

– entro il termine del __________ (deve trattarsi di termine comunque non inferiore ad 1 mese).

(Luogo e data)

Firme

sig. …………………, identificato a mezzo del documento…..

sig. …………………, identificato a mezzo del documento…..

Sotto la propria responsabilità professionale, gli Avv.ti ______________ e ______________ certificano che le firme apposte sono autografe.

Firme degli avvocati: …………. …………..

note

[1] D.L. 132/2014.

[2] Infatti, ai sensi del comma 7 dell’art. 3, DL 132/14, l’obbligo di invito a stipulare un accordo di negoziazione assistita non si applica nelle ipotesi in cui la parte può stare in giudizio personalmente.

[3] Art. 96 cod. proc. civ.

[4] Di cui all’art. 696-bis del cod. proc. civ.

Autore immagine. 123rf


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3 Commenti

  1. Direi che la portata della disposizione sembra essere estremamente ridimensionata dalla esclusione dell’obbligo qualora si ricorra al procedimento monitorio…

  2. e se l’ente creditore è lo stato,che si deve fare?io spetto un pagamento dallo stato da ben 10 anni ,a chi mi devo rivolgere?

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