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Lo sai che? Pagamento in contrassegno: vale il divieto di pagamento in contanti?

Lo sai che? Pubblicato il 26 gennaio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 26 gennaio 2015

Tracciabilità e antiriciclaggio: il divieto sulle transazioni in contanti nella filiera dell’autotrasporto non tocca il pagamento da parte dei consumatori.

Quando arriva il corriere con un pacco e l’acquirente deve pagare in “contrassegno”, vale comunque il divieto di contanti e l’obbligo di utilizzare strumenti di pagamento tracciabili come il bonifico, la carta di credito o l’assegno? Il dubbio si potrebbe porre non solo per le somme superiori a una certa soglia (sappiamo che, in generale, questa soglia è di 2.999,99 euro, così aggiornata alla legge di Stabilità 2015), ma per qualsiasi importo. E ciò perché il decreto “Sblocca Italia” [1] ha previsto la completa tracciabilità, a prescindere dall’importo, per il pagamento delle prestazioni di autotrasporto. Dunque, anche per somme di poche decine di euro.

Tale obbligo di tracciabilità integrale, tuttavia, riguarda solo il “corrispettivo per le prestazioni rese in adempimento di un contratto di trasporto”.

Diverso è, invece, il caso in cui l’importo che riscuote il trasportatore per i pagamenti effettuati dagli acquirenti (consumatori finali) in contrassegno, pur essendo collegabili alla prestazione di trasporto, rappresenta il corrispettivo della vendita di un bene per corrispondenza, via internet, ecc.. In tale caso, invece, si applicano le disposizioni ordinarie in materia di antiriciclaggio: per cui è vietato il trasferimento di denaro contante fra soggetti diversi, indipendentemente dal titolo, per importi pari o superiori a 1.000 euro. In sostanza, i pagamenti in contrassegno potranno continuare a essere effettuati in contanti solo per importi fino a 2.999,99 euro.

In verità, chi fa e-commerce dovrebbe già prevedere, sul proprio sito, al momento del pagamento (click sul consueto bottone a forma di “carrello della spesa”) l’impossibilità di spuntare la casella del pagamento per “contrassegno” quando l’acquisto è per somme uguali o superiori a tremila euro. Anche se non è obbligo del venditore ricordare al cliente gli obblighi in materia di tracciabilità, un sito affidabile non consente di pagare per contanti quando ciò è vietato dalla legge. Specie se il sito è italiano e, in quanto tale, dovrebbe conoscere la normativa a riguardo.

note

[1] Art. 32-bis, comma 4, DL “Sblocca Italia” n. 133/2014. In particolare, la nuova norma dispone: “Al fine di assicurare la tracciabilità dei flussi finanziari finalizzata alla prevenzione delle infiltrazioni criminali e del riciclaggio del denaro derivante da traffici illegali, tutti i soggetti della filiera dei trasporti provvedono al pagamento del corrispettivo per le prestazioni rese in adempimento di un contratto di trasporto di merci su strada, di cui al decreto legislativo 21 novembre 2005, n. 286, utilizzando strumenti elettronici di pagamento, ovvero il canale bancario attraverso assegni, bonifici bancari o postali, e comunque ogni altro strumento idoneo a garantire la piena tracciabilità delle operazioni, indipendentemente dall’ammontare dell’importo dovuto. Per le violazioni delle disposizioni di cui al presente comma si applicano le disposizioni dell’articolo 51, comma 1, del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, e successive modificazioni”.

[2] Art. 49 del Dlgs 231/2007.

Autore immagine: 123rf com


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