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Autovelox nullo se la notifica arriva dopo 90 giorni e il Comune non motiva

19 gennaio 2015


Autovelox nullo se la notifica arriva dopo 90 giorni e il Comune non motiva

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 gennaio 2015



Il codice della strada prevede che la multa vada recapitata entro novanta giorni dalla data dell’infrazione, nel caso in cui risultino dai pubblici registri o nell’archivio nazionale dei veicoli l’intestazione del veicolo e le altre indicazioni, identificative degli interessati o comunque dalla data in cui la pubblica amministrazione è posta in grado di provvedere alla loro identificazione.

Torna il problema delle multe elevate con l’autovelox e, in particolar modo, della loro notifica oltre i 90 giorni (previsti per legge) dalla trasgressione. Avevamo sollevato l’illegittimo operato dei comandi di polizia di numerose città (in particolare Milano) che, nello sfruttare quella “postilla” nella norma che consente la notifica oltre detti termini solo in caso di difficoltà nell’identificazione del conducente, hanno fatto dell’eccezione una regola (per un approfondimento, leggi “Migliaia di multe notificate in ritardo: come contestarle”). Facendo puntualmente ricorso a tale scusa, le amministrazioni locali, di fatto, allungano all’infinito i tempi della comunicazione al trasgressore della multa, rendendo del tutto inutile la previsione normativa e, quindi, impossibile ogni difesa.

Della questione si era interessato il Ministero dell’Interno che, con una nota di novembre scorso, aveva ritenuto tutte nulle le multe per autovelox notificate oltre i 90 giorni, perorando quindi la tesi favorevole al cittadino (leggi “Autovelox: giustizia è fatta; accolti tutti i ricorsi per tardività delle multe”).

Gli effetti di questa forte presa di posizione non hanno tardato ad emergere. E ora anche il Giudice di Pace di Milano sposa in pieno l’interpretazione più rigida del codice della strada. Detto in parole povere: le multe per autovelox devono necessariamente essere notificate al conducente entro massimo 90 giorni dall’infrazione. Solo dimostrando di non avere, alla data in cui è stata scattata la foto, la disponibilità dei dati che identificano il trasgressore, l’amministrazione può far slittare il termine oltre i tre mesi e, quindi, ritenere valida la multa successivamente comunicata. Ma, appunto, si tratta di una prova che deve fornire il Comune.

Risultato (e detto ancora più semplicemente): se ricevete una multa a casa per un autovelox e, dal giorno dell’infrazione a quello in cui l’amministrazione ha consegnato alle poste il plico (data che risulta dal timbro postale) sono passati più di 90 giorni, potete contestare, davanti al giudice di pace, il verbale. A questo punto, spetterà al Comune fornire la dimostrazione di non aver potuto identificare, nell’immediatezza dell’infrazione, il nominativo del conducente, nonostante l’apparecchio elettronico avesse fornito la foto della targa. Se tale prova non viene data, la multa è annullata.

Nessuna scusa per l’amministrazione

Peraltro, quando il multato è anche proprietario del veicolo, una prova del genere sarà estremamente difficile poiché all’amministrazione basterebbe controllare nei pubblici registri (PRA) per sapere chi è l’intestatario della auto con la targa fotografata dall’apparecchio.

Il codice della strada prevede che la multa vada recapitata entro novanta giorni dalla data dell’infrazione, nel caso in cui risultino dai pubblici registri o nell’archivio nazionale dei veicoli l’intestazione del veicolo e le altre indicazioni, identificative degli interessati o comunque dalla data in cui la pubblica amministrazione è posta in grado di provvedere alla loro identificazione. Ma se l’amministrazione non fornisce alcuna prova contraria rispetto alla disponibilità dei dati che identificano il trasgressore non ha diritto a più di novanta giorni per la notifica del verbale al trasgressore.

note

[1] G.d.P. Milano, sent. n. 144/96/14.

Autore immagine: 123rf com

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