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Professionisti e autonomi: stop studi di settore

19 gennaio 2015


Professionisti e autonomi: stop studi di settore

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 gennaio 2015



Gerico è troppo astratto e privo di elasticità necessaria per stare dietro al mercato e ricostruire i redditi tenendo conto delle variabili della realtà economica attuale e di ogni contribuente.

Gerico”, lo strumento utilizzato dall’Agenzia delle Entrate per gli studi di settore, si siede al banco degli imputati, e si rialza con una netta condanna. Secondo una sentenza che farà parlare a lungo, non si possono applicare gli studi di settore se il fisco, nel ricostruire i redditi del professionista o del lavoratore autonomo, si basa solo su un “automatico riferimento” ai dati di Gerico. Il software in uso all’amministrazione finanziaria, infatti, non tiene conto delle variabili che possono intervenire nella realtà economica di un contribuente: esso si riduce, insomma, con l’essere uno strumento astratto, privo di alcuna attendibilità!

Sono parole forti, che arrivano dalla Commissione Tributaria Regionale di Roma con una sentenza di questi giorni [1]. L’orientamento sta prendendo timidamente piede anche in altri tribunali d’Italia [2], specie in questi periodi “funesti” per le libere professioni.

La crisi morde: non basta più Gerico a incastrare gli autonomi. Gli studi di settore non possono trovare applicazione nel caso del lavoratore autonomo se i parametri utilizzati non riescono a focalizzare la sua reale situazione.

L’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate, nel contestare al contribuente un reddito maggiore di quello dichiarato, non può far riferimento solo ai risultati di Gerico. Un modo di operare – si legge nella sentenza in commento – che risulta anche stigmatizzato dalla stessa Cassazione. Gli studi di settore rappresentano solo delle presunzioni semplici, che però vanno poi confermate da altri elementi e comunque devo essere modulate caso per caso in quanto essi si riferiscono, in astratto, a interi settori economici.

Gli studi di settore mal si prestano a rappresentare la particolare situazione dell’attività del contribuente perché, di natura statica, privo di elasticità necessaria per adeguarsi alle fluttuazioni del mercato e della realtà economica e finanziaria dell’impresa. Per cui, in definitiva, non basta il solo scostamento rispetto a Gerico per rettificare i ricavi.

Verso il tramonto

Contribuenti e Agenzia delle Entrate non credono più agli studi di settore. La Corte dei conti, nella sua relazione, dice che meno del 10% dei contribuenti nell’anno 2013 hanno deciso di adeguare i ricavi o i compensi dichiarati alle risultanze degli studi di settore mentre, sempre nello stesso anno, il numero di accertamenti basati sullo scostamento dagli studi di settore ha raggiunto il minimo storico assoluto posizionandosi poco sopra quota 10mila. Anche la maggiore base imponibile annua dichiarata per effetto degli adeguamenti in dichiarazione è oramai in caduta libera. Dagli oltre 5 miliardi di euro del 2006 siamo infatti passati a poco più di 2 miliardi nell’anno 2012.

note

[1] CTR Roma, sent. n. 5423/14.

[2] CTR Perugia, sent. n. 120/2014.

Autore immagine: 123rf com


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