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Infedeltà: quando il risarcimento danni per il tradimento?

19 gennaio 2015


Infedeltà: quando il risarcimento danni per il tradimento?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 gennaio 2015



Adulterio: danni alla salute e alla reputazione solo se le “corna” sono realizzate in modo plateale.

Chi è infedele viola uno dei doveri coniugali. La prima (e sicura) conseguenza di ciò, per l’adultero, è che tale responsabilità comporta la cosiddetta “dichiarazione di addebito”: in buona sostanza, il giudice, nel dichiarare la colpa di uno dei due coniugi, gli impone anche il mantenimento dell’altro e ne dichiara la perdita dei diritti successori sull’ex (in pratica non può diventare suo erede). Ciò, comunque, a condizione che l’infedeltà sia stata l’effettiva causa della separazione. Non è questo il caso, per esempio, in cui la coppia fosse già in crisi prima della relazione extraconiugale (che, così, è solo un effetto e non il motivo della rottura).

Ma oltre all’addebito, potrebbe anche scattare il risarcimento del danno a favore del tradito. Non è questa la regola, anzi: si tratta di un caso sporadico, che scatta solo quando il tradimento si sia consumato con modalità tali da ledere il decoro e la reputazione del coniuge. Il che, per esempio, potrebbe avvenire quando l’infedeltà si sia consumata in modo plateale. A questo punto, chi agisce per ottenere il risarcimento deve subito indicare, nel ricorso introduttivo del giudizio di separazione, il pregiudizio sofferto, all’immagine e, di conseguenza, alla salute.

A dirlo è la Cassazione con una sentenza di poche ore fa [1].

Ad avviso dei Supremi giudici, infatti, non è tanto in gioco il fatto che il tradimento possa procurare disturbi psichici: chi non ha mai sofferto le pene d’amore? Esse sono ineliminabili, a prescindere dalle modalità del tradimento. Ma sono piuttosto le modalità con cui è stata consumata la relazione extraconiugale a rilevare in questo ambito, quando siano tali da assumere connotati pubblici.

Secondo la giurisprudenza rilevano anche alcuni comportanti che, pur non costituendo adulterio, sono gravemente ingiuriosi nei confronti dell’altro coniuge e possono giustificare l’addebito della separazione (cosiddetta infedeltà apparente). Essi si caratterizzano per i seguenti aspetti [2]:

– condotta che fa sorgere nell’altro coniuge e nei terzi il fondato sospetto del tradimento;

– consapevolezza e volontà di commettere un fatto lesivo dell’altrui onore e dignità;

pregiudizio alla dignità personale dell’altro coniuge, tenuto conto della sua sensibilità e dell’ambiente in cui vive.

Non è causa di addebito, invece, il presunto tradimento intervenuto in una situazione di intollerabilità della convivenza causata dalla scoperta della cattiva gestione del patrimonio familiare da parte del coniuge infedele [3].

Anche sulla relazione platonica si sono spese centinaia di pagine di giurisprudenza. Da ultimo la Cassazione [4] ha ritenuto che non costituisce causa di addebito la relazione platonica consistente in contatti telefonici o via internet a condizione che non sia caratterizzata dal reciproco coinvolgimento sentimentale. Invece, quando i contatti tra il coniuge e l’amante, benché virtuali, esprimano una certa dose di “amore” allora scatta l’addebito.


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