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Lo sai che? Superamento del comporto: no al licenziamento se l’infortunio è in occasione del lavoro

Lo sai che? Pubblicato il 20 gennaio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 20 gennaio 2015

È illegittimo il licenziamento intimato per superamento del periodo di comporto qualora l’assenza del lavoratore sia occasionata da un infortunio avvenuto a causa delle condizioni, comprese quelle ambientali e socio-economiche, in cui si svolge l’attività lavorativa.

Come noto, il datore di lavoro non può licenziare il dipendente in malattia se quest’ultima non eccede un limite di tempo predeterminato dalla legge (o, in mancanza, dai contratti collettivi nazionali o dagli usi). Tale periodo, durante il quale il lavoratore, appunto, conserva il proprio posto di lavoro, viene detto periodo di comporto. Se invece l’assenza supera tale arco temporale, il datore di lavoro può procedere al licenziamento, salvo che il lavoratore dimostri che la malattia sia stata causata (o aggravata) dalla nocività delle modalità di esercizio delle mansioni o comunque esistente nell’ambiente di lavoro.

Al riguardo, con una recente sentenza, la Corte di Cassazione ha precisato che il licenziamento per superamento del periodo di comporto è illegittimo in tutti casi in cui esso sia la conseguenza di un infortunio avvenuto in “occasione del lavoro[1]. Nel caso esaminato il lavoratore, dipendente di un’azienda municipalizzata ambientale, si era infortunato scivolando sul luogo di lavoro su dei gradini sdrucciolevoli, mentre si affannava per rispondere ad una telefonata. In conseguenza di tale infortunio si era assentato dal lavoro per un periodo superiore al comporto, venendo quindi illegittimamente licenziato.

La sentenza in commento ha chiarito che, nella nozione di “occasione di lavoro“, rientrano tutte le condizioni, comprese quelle ambientali e socio-economiche, in cui l’attività lavorativa si svolge. In tutti i casi in cui l’infortunio sia avvenuto in connessione con tali condizioni l’eventuale superamento del periodo di comporto non potrà essere motivo per un valido licenziamento.

È stata così superata l’opinione di quanti ritenevano che non si potesse parlare di infortunio sul lavoro per i casi di incidente avvenuto solo accidentalmente in orario lavorativo. Si pensi al caso del dipendente che scivoli su una matita in un corridoio. Secondo tale tesi, non si poteva parlare di “occasione di lavoro” in caso di semplice “coincidenza temporale e spaziale” tra infortunio e lavoro. Pertanto l’eventuale superamento del comporto avrebbe condotto al licenziamento. Diverso sarebbe stata l’ipotesi del dipendente che, per il continuo utilizzo del computer dovuto alle proprie mansioni, avesse riportato danni alla vista.

Oggi, invece, è prevalsa la lettura più garantista: ai fini di verificare se il lavoro sia stata “occasione” dell’infortunio e se pertanto l’eventuale licenziamento per superamento del comporto sia o meno legittimo, non sarà più necessario fornire una prova rigorosa del fatto che l’incidente sia stato provocato proprio dall’esecuzione delle mansioni specifiche del lavoratore. Sarà sufficiente provare solo che l’infortunio sia dipeso dalle circostanze lavorative, indipendentemente dal fatto che tale danno provenga dall’apparato produttivo e, non invece, da terzi o da fatti e situazioni proprie del lavoratore (la matita nel corridoio). Il solo limite, in quest’ultimo caso, sarà quello del cosiddetto “rischio elettivo”, che ricorre tutte le volte in cui il lavoratore si fa male per via di una sua scelta volontaria diretta a soddisfare esigenze personali [2] (si pensi al caso del dipendente che, per verificare il funzionamento del distributore automatico di merendine, infili una mano tra i fili e prenda la corrente).

note

[1] Cass. sent. n. 12779/2012 del 23/07/2012.

[2] Cass. sent. n. 12779/2012 del 23/07/2012.

Autore immagine: 123rf com


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