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Agenzia Entrate: accertamento illegittimo emesso prima dei 60 giorni

20 Gennaio 2015
Agenzia Entrate: accertamento illegittimo emesso prima dei 60 giorni

L’Agenzia delle Entrate deve prima richiedere chiarimenti al contribuente ed osservare il termine dilatorio di sessanta giorni dalla consegna del PVC prima di emanare l’accertamento che in più deve essere specificamente motivato.

Se, a seguito di una verifica fiscale, ricevi un avviso di accertamento dall’Agenzia delle Entrate e non sono ancora passati ancora 60 giorni dalla data in cui ti è stato consegnata la copia del verbale della verifica stessa, l’accertamento è nullo. Sulla questione – assai dibattuta negli ultimi tempi in giurisprudenza – ha messo il punto la Cassazione con una sentenza di qualche giorno fa [1].

Secondo la Suprema Corte, infatti, prima di poter emettere l’atto di accertamento, l’Agenzia deve:

– innanzitutto chiedere chiarimenti al contribuente, dandogli quindi la possibilità di difendersi presentando scritti entro 60 giorni dalla richiesta,

– comunque, rispettare sempre il termine dilatorio di 60 giorni dalla consegna del verbale (cosiddetto pvc: processo verbale di constatazione) [2].

Cos’è il PVC

Qualora il contribuente divenga oggetto di una verifica fiscale presso la sua sede, gli uffici dell’Agenzia delle Entrate o dalla Guardia di finanza svolgono una serie di controlli che si concludono con la redazione di un verbale e la consegna di tale documento al contribuente. In esso vengono elencate tutte le violazioni rilevate e le relative contestazioni.

Tale atto non può essere impugnato autonomamente, ma bisognerà attendere la successiva mossa dell’amministrazione.

Il contribuente a cui è stato quindi consegnato il PVC (processo verbale di constatazione) per la presunta violazione di imposte sui redditi e di IVA, potrebbe aderire all’accertamento, avendo così diritto a:

riduzione di un sesto delle sanzioni (cioè alla metà della misura prevista nell’ipotesi di accertamento con adesione)

pagamento rateizzato delle somme dovute senza dover prestare alcuna garanzia.

Diversamente l’Agenzia delle Entrate notifica l’avviso di accertamento.

La sentenza

Proprio sui tempi di tale notifica è intervenuta la sentenza in commento precisando che essa non può avvenire prima di 60 giorni. Diversamente, privando il contribuente della possibilità di difendersi o di presentare la domanda di adesione, l’accertamento è nullo.

Non si può quindi ridurre il tempo a garanzia al contribuente sottoposto a verifica fiscale di comunicare all’ufficio, entro 60 giorni, osservazioni e richieste, che dovranno essere valutate dall’ufficio impositore.

L’accertamento non può essere emesso prima della scadenza di tale termine, eccezion fatta per situazioni di particolare urgenza da motivare.

Il contrasto sul punto aveva trovato, poco più di un anno fa, la soluzione nelle Sezioni Unite della Cassazione [3] che hanno stabilito l’inderogabilità delle garanzie prestate dallo Statuto del contribuente. Anche la giurisprudenza comunitaria ha ritenuto che il rispetto dei diritti di difesa rappresenta un principio generale del diritto comunitario che trova applicazione ogni volta che l’ufficio adotta un atto lesivo nei confronti di un soggetto.

Pertanto anche quando l’ufficio contesti fattispecie elusive [4], deve richiedere preventivamente chiarimenti al contribuente ed osservare il termine dilatorio di sessanta giorni prima di emanare l’accertamento che in più deve essere specificamente motivato. È infatti nullo l’atto impositivo emesso in difformità da tale modello procedimentale.


note

[1] Cass. sent. n. 406/15 del 14.01.2015.

[2] Di cui all’art. 37-bis, comma 1, d.p.r. n. 600/73.

[3] Cass. S.U. sent. 18184/2013.

[4] A prescindere dal fatto che si riferiscano alle ipotesi d cui all’art. 37-bis, comma 3, d.p.r. n. 600/73.


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