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L’omessa comunicazione dei dati del conducente del veicolo

21 gennaio 2015


L’omessa comunicazione dei dati del conducente del veicolo

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 gennaio 2015



Circolazione stradale e sanzioni: violazione al codice della strada con decurtazione dei punti della patente e obbligo di comunicazione dei dati del conducente.

Quando una multa non viene contestata immediatamente e alla sanzione principale si accompagna anche quella accessoria della decurtazione dei punti, il trasgressore riceve a casa la notifica della contravvenzione la quale contiene anche l’invito (in verità un ordine) a comunicare alle autorità (entro i successivi 60 giorni) il nome dell’effettivo conducente del mezzo: ciò perché, se per la sanzione pecuniaria vera e propria c’è una responsabilità solidale tra proprietario del mezzo e trasgressore, i punti possono essere tolti solo a quest’ultimo. Pertanto, la mancata comunicazione delle generalità del conducente può comportare esclusivamente una ulteriore sanzione economica per il destinatario dell’ordine, ma mai la decurtazione dei punti a chi non era alla guida dell’auto.

Questo principio, inizialmente sancito dalla Corte Costituzionale, è stato più volte espresso in numerose sentenze della Cassazione.

In una recente sentenza [1] la Suprema Corte ha ricordato che, in caso di violazione al codice della strada da cui consegua la sanzione accessoria della decurtazione dei punti della patente, l’eventuale presentazione, al giudice, del ricorso contro la sanzione principale non esonera il proprietario del veicolo dall’obbligo di comunicare i dati del conducente effettivo, per come richiesti dalla pubblica amministrazione. Quest’ultimo, infatti, è un dovere autonomo che spetta a prescindere dalla multa economica, ma attiene ad un obbligo di collaborazione con le autorità ed è separatamente sanzionato. Pertanto, l’automobilista non potrebbe limitarsi a comunicare alle autorità solo l’avvenuta presentazione del ricorso. Infatti l’obbligo di comunicazione, durante il giudizio di opposizione alla contravvenzione, resta solo sospeso e condizionato all’esito della causa, ma si riattiva in caso di esito sfavorevole, con nuova decorrenza dei termini dal deposito della sentenza di primo grado.

Sempre in relazione alla contestazione della violazione di omessa comunicazione dei dati del conducente, se le autorità hanno comunicato tardivamente la multa al proprietario del veicolo (oltre cioè il termine di legge di 90 giorni dall’accertamento [2] – per tutti i termini leggi “Multe: tutti i termini da rispettare), questi non ha più l’obbligo di comunicare gli estremi del conducente del mezzo al momento del rilevamento dell’infrazione. Risultato: è illegittima la sanzione connessa alla violazione per omessa comunicazione, contestata, successivamente alla prima, con apposito verbale di accertamento [3].

Ma l’obbligo di comunicazione scatta anche in caso di annullamento del verbale di contestazione da parte del giudice all’esito dell’opposizione: e ciò per via dell’autonomia delle due infrazioni, la seconda delle quali attiene ad un obbligo di collaborazione nell’accertamento degli illeciti stradali. Principio, quest’ultimo, enucleato sempre dalla Cassazione [4]. Infatti il termine di 60 giorni entro cui il proprietario del veicolo è tenuto a comunicare alla polizia i dati dell’effettivo conducente, non decorre dalla definizione del procedimento di opposizione contro il verbale di accertamento, ma dalla richiesta rivolta al proprietario dall’organo di polizia, senza che quest’ultimo sia tenuto a soprassedere alla richiesta in attesa della definizione della contestazione dell’illecito.

note

[1] Cass. sent. n. 20974 del 6.10.2014.

[2] Art. 201 cod. str.

[3] Cass. sent. n. 11185/2011.

[4] Cass. sent. n. 22881/2010.

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1 Commento

  1. Io sono del parere:

    REPUBBLICA ITALIANA
    IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
    L’avv. Italo BRUNO, Giudice di Pace di Pozzuoli, ha pronunciato la seguente
    S E N T E N Z A
    nella causa iscritta al n.4977/13 R.G. – Affari Contenziosi Civili – avente ad oggetto:
    Opposizione a sanzione amministrativa.
    T R A
    AJESE Paolo, nato a Napoli il 22/11/83 e res.te in Pozzuoli (NA) alla Via Dante Alighieri, 35 – c.f. JSAPLA83S22F839S – elett.te dom.to in Pozzuoli (NA) alla Via Vecchia San Gennaro, 42/C presso lo studio dell’avv. Gianmarco INDIVERI che lo rapp.ta e difende giusta mandato a margine del ricorso; RICORRENTE-PRESENTE
    E
    UFFICIO TERRITORIALE del GOVERNO di CASERTA, in persona del prefetto pro-tempore, dom.to ope legis nella Sede della Prefettura in Caserta; RESISTENTE-ASSENTE
    CONCLUSIONI
    Per il ricorrente: annullare il processo verbale n.12600010441 del 30/5/13, notificato il 17/6/13, per la violazione dell’art. 126 bis c.2 del D.Lgv.30/4/92 n. 285 (non ottemperava all’invito di fornire le informazioni richieste con il verbale contravvenzionale n.SCV0003195692 del 14/12/12 notificato il 12/2/13, in quanto è ancora pendente il ricorso avverso il p.v. principale presentato dinanzi il Prefetto della Provincia di Napoli il 22/2/13.
    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
    AJESE Paolo, con atto depositato il 16/7/13, proponeva opposizione avverso il processo verbale n.12600010441 del 30/5/13, notificato il 17/6/13, dalla Polizia Stradale di Caserta, per la violazione dell’art. 126 bis c.2 del D.Lgv.30/4/92 n. 285 (non ottemperava all’invito di fornire le informazioni richieste con il verbale contravvenzionale n.SCV0003195692 del 14/12/12 notificato il 12/2/13.
    Deduceva il ricorrente:
    – che, avverso il p.v. n.SCV0003195692 del 14/12/12 notificato il 12/2/13, aveva ritualmente proposto ricorso al Prefetto della Provincia di Napoli a mezzo racc.ta a.r. n.14785597931-4 ricevuta il 22/2/13;
    – che, la procedura di opposizione è ancora pendente;
    – che, l’applicazione della sanzione pecuniaria di cui al secondo comma dell’art. 126 bis del CdS in pendenza di opposizione avverso il processo verbale elevato in violazione delle norme di comportamento del CdS doveva ritenersi illegittimo.
    Veniva fissata, con decreto notificato alle parti, l’udienza di comparizione delle stesse alla quale rimaneva assente la P.A.
    All’esito dell’udienza del 13 gennaio 2014, il Giudicante decideva la causa dando lettura del dispositivo ai sensi dell’art. 23 della l.689/81 e della sentenza della Corte Costituzionale n.534/90.
    MOTIVI DELLA DECISIONE
    Preliminarmente va disattesa l’eccezione di incompetenza territoriale del Giudice adito, eccepita dalla P.A. resistente.
    In merito si è espresso il Ministero dell’Interno, con circolare PROT. N. M/2413/28, in risposta a segnalazioni da parte di alcune Prefetture, circa le incertezze e le difficoltà in ordine alla individuazione del Prefetto e/o del Giudice di Pace territorialmente competenti a decidere i ricorsi proposti avverso i sommari processi verbali di contestazione delle violazioni dell’art. 180, comma 8, CdS, violazione richiamata espressamente dall’art. 126 bis, comma 2 dello stesso Codice, ritenendo che:
    – al fine di fondere la competenza del Prefetto e/o Giudice di Pace cui proporre ricorso avverso la condotta omissiva tenuta successivamente alla violazione contestata, il luogo della commissione di quest’ultima non possa assumere alcun rilievo e che debba, piuttosto, farsi riferimento al luogo di residenza dell’interessato.
    Il Direttore Centrale del Ministero dell’Interno è giunto a questa conclusione, individuando, innanzi tutto, il luogo in cui è posta in essere la condotta illecita specificatamente contemplata dall’art. 180, comma 8, CdS. In effetti, la mancata comunicazione delle generalità del trasgressore, di cui al combinato disposto dell’art. 126 bis, comma 2 e dell’art. 180, comma 8, CdS, concretizza, senza dubbio alcuno, una condotta illecita di natura omissiva, che può essere realizzata, come tale, oltre che nella stessa località in cui è stata commessa la violazione originaria, anche in luogo diverso dalla prima. Infatti, qualora l’autore della predetta condotta risulti avere la propria residenza in una località diversa da quella in cui si trovava quando ha commesso la violazione originaria, è in tale località che dovrà essergli notificata la richiesta di informazioni e che, decorsi vanamente i 60 giorni dall’avvenuta notifica, si perfezionerà l’illecito.
    Nel merito, il ricorso è fondato e va accolto.
    L’applicazione della sanzione pecuniaria di cui al secondo comma dell’art. 126 bis del CdS in pendenza di opposizione avverso il processo verbale elevato in violazione delle norme di comportamento del CdS, va dichiarata illegittima.
    La Corte Costituzionale con la nota sentenza n. 27 del 24/01/05, al punto 9.1.2. ha così precisato: Quanto alla paventata necessità per il proprietario del veicolo di autodenunciarsi, il dubbio di costituzionalità sollevato dai rimettenti appare fondarsi su di una inesatta esegesi del dato normativo. Si consideri, difatti, che la disposizione impugnata espressamente stabilisce che la comunicazione all’anagrafe nazionale degli abilitati alla guida dell’avvenuta perdita del punteggio dalla patente (e cioè l’adempimento che ha come presupposto, nel caso di mancata identificazione del conducente responsabile della violazione, proprio l’avvenuta inutile richiesta al proprietario del veicolo di fornire i dati personali e della patente del predetto conducente) deve avvenire «entro trenta giorni (N.D.R. oggi divenuti sessanta a seguito del DL 21.09.2005 n. 184) dalla definizione della contestazione effettuata», definizione che presuppone, a sua volta, che «siano conclusi i procedimenti dei ricorsi amministrativi o giurisdizionali ammessi», ovvero – ed è proprio siffatta previsione ad essere dirimente rispetto alla censura in esame – che «siano decorsi i termini per la proposizione dei medesimi».
    In nessun caso, quindi, il proprietario è tenuto a rivelare i dati personali e della patente del conducente prima della definizione dei procedimenti giurisdizionali o amministrativi per l’annullamento del verbale di contestazione dell’infrazione.
    La Corte ha affermato, in effetti, che la richiesta di informazioni non può essere inoltrata, ovvero non diventa efficace nei confronti del proprietario, prima che venga definito il procedimento relativo alla sanzione principale.
    Quindi, il proprietario prima di rispondere potrà attendere la conclusione, con sentenza passata in giudicato, dell’eventuale giudizio sul verbale di accertamento, ovvero il decorso dei termini per proporre ricorso amministrativo o giurisdizionale.
    I 60 giorni per rispondere, quindi, non corrono nel periodo di tempo in cui pende il termine di 60 gg. per ricorrere, ovvero finché pende il relativo giudizio di opposizione al verbale dinanzi al Giudice di Pace o al Prefetto.
    Il proprietario non è tenuto neanche a comunicare all’Ufficio che ha notificato il verbale di contestazione di aver presentato ricorso avverso il processo verbale elevato in violazione delle norme di comportamento del CdS; a ciò provvede la Cancelleria dell’Ufficio del Giudice di Pace cui il ricorrente ha presentato il ricorso, notificando alla P.A. che ha emesso il p.v. il decreto di fissazione dell’udienza di comparizione con l’ordine di depositare, entro dieci giorni prima dell’udienza, presso la Cancelleria del Giudice:
    – copia del rapporto e degli altri atti relativi all’accertamento dell’infrazione contestata;
    – copia degli atti del procedimento amministrativo;
    – copie delle memorie difensive presentate, eventualmente, dal ricorrente all’amministrazione opposta e degli atti e dei provvedimenti eventualmente esperiti dall’amministrazione a seguito di esse.
    In caso di ricorso amministrativo presentato direttamente al Prefetto sarà quest’ultimo a richiedere, all’Amministrazione che ha contestato la violazione, tutta la documentazione inerente il processo verbale.
    Ciò corrisponde ad una corretta valutazione sistematica del complesso normativo che disciplina la materia:
    L’art. 126 bis dispone che: L’organo da cui dipende l’agente che ha accertato la violazione che comporta la perdita di punteggio, ne dà notizia, entro trenta giorni dalla definizione della contestazione effettuata, all’anagrafe nazionale degli abilitati alla guida. La contestazione si intende definita quando sia avvenuto il pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria o siano conclusi i procedimenti dei ricorsi amministrativi e giurisdizionali ammessi ovvero siano decorsi i termini per la proposizione dei medesimi.
    Il provvedimento di decurtazione dei punti, pertanto, consegue alla comunicazione da parte dell’accertatore all’anagrafe, ma detta comunicazione non deve essere eseguita prima che l’accertamento sia divenuto definitivo, nel senso precisato dalla norma.
    Recita ancora l’art. 126 bis: La comunicazione deve essere effettuata a carico del conducente quale responsabile della violazione; nel caso di mancata identificazione di questi, la segnalazione deve essere effettuata a carico del proprietario del veicolo, salvo che lo stesso non comunichi, entro trenta giorni (oggi divenuti sessanta a seguito del DL 21.09.2005 n. 184) dalla richiesta, all’organo di polizia che procede, i dati personali e della patente del conducente al momento della commessa violazione.
    Nel caso di pendenza di ricorso, visto che la norma stessa dispone che la sanzione accessoria della decurtazione possa essere applicata soltanto dopo l’esaurirsi della procedura giudiziaria, si deve ritenere che l’organo accertatore debba inoltrare la richiesta di precisazione dei dati del conducente soltanto dopo che la contestazione sia divenuta definitiva, con il rigetto dell’opposizione (nell’ipotesi di accoglimento dell’opposizione, infatti, non vi sarebbe nessuna violazione e quindi non sussisterebbe alcuna necessità di accertamento del responsabile). Il proprietario opponente che si veda rigettare il ricorso, deve avere la possibilità di indicare i dati del conducente, effettivamente responsabile della violazione, anche nel momento in cui diviene definitiva la contestazione.
    La giurisprudenza in materia ha già precisato che l’avvenuta proposizione del ricorso dinanzi al Giudice di Pace avverso il verbale di contestazione (cfr. TAR Emilia-Romagna, Bologna, Sez. I, 19 novembre 2004 n. 3753) o anche la sola pendenza dei termini per l’esperimento dei rimedi giurisdizionali o amministrativi (cfr. TAR Liguria, Sez. II, 30 luglio 2004 n. 1126), privando la “contestazione” della necessaria definitività, costituiscono circostanze di per sé ostative al perfezionarsi della decurtazione del punteggio, e quindi anche all’eventuale revisione della patente (TAR Lombardia, sentenza 12.05.2006 n° 1188).
    In definitiva si può affermare che:
    1) l’applicazione della sanzione accessoria della decurtazione dei punti o della comminazione della sanzione amministrativa di cui al comma 2 dell’art. 126 bis è l’effetto della definitività dell’accertamento;
    2) detta definitività matura a seguito del decorso del termine utile per la comunicazione dei dati del conducente o dalla sentenza che rigetta il ricorso;
    3) prima della definitività, ogni provvedimento di decurtazione dei punti o della comminazione della sanzione amministrativa di cui al combinato disposto degli artt. 126 bis, comma 2, e 180, comma 8, del CdS manca del suo presupposto legale e non ha effetti giuridici;
    4) il proprietario ha l’obbligo di comunicazione dei dati, ma potrà adempiere a detto obbligo sia nel termine di sessanta giorni dall’avvenuta esecutività del p.v. principale, sia entro il termine di sessanta giorni dall’avvenuto passaggio in cosa giudicata della sentenza che ha rigettato il suo ricorso;
    5) non è legittima l’applicazione della sanzione pecuniaria di cui al secondo comma dell’art. 126 bis CdS fino a quando pende l’opposizione che, se accolta, annullerebbe il fatto illecito che forma il presupposto per l’applicazione di qualsiasi sanzione, principale o accessoria;
    6) il proprietario che comunichi i dati del conducente entro sessanta giorni dall’avvenuto passaggio in cosa giudicata della sentenza che ha rigettato il suo ricorso, ha diritto che si proceda alla decurtazione dei punti a carico del responsabile e non all’applicazione a proprio carico della sanzione pecuniaria prevista dall’art. 126 bis, comma 2, CdS.
    Ergo, in caso di assenza di impugnativa del p.v. principale, lo stesso diventa esecutivo trascorsi sessanta giorni dalla sua notifica; dal sessantunesimo giorno, quindi, decorrono ulteriori sessanta giorni per poter comunicare i dati personali e della patente del conducente al momento della commessa violazione; da questo momento può essere emesso il verbale di cui al comma 8 dell’art. 180 CdS che, dovrà essere notificato nei successivi 150 giorni, così come prescrive l’art. 201 CdS: qualora la violazione non possa essere immediatamente contestata, il verbale, con gli estremi precisi e dettagliati della violazione (omissis) deve, entro 150 giorni dall’accertamento, essere notificato all’effettivo trasgressore (omissis).
    Il Ministero Interno, con circolare n. 300/A/3971/11/109/16 del 29 aprile 2011, avente ad oggetto: (Contestazione della violazione dell’articolo 126-bis del Codice della strada in pendenza di ricorso, giurisdizionale o amministrativo, avverso la violazione principale), ha stabilito che:
    – la presentazione del gravame costituisce giustificato e documentato motivo dell’omissione dei dati richiesti e non consente di applicare le sanzioni del richiamato art. 126-bis del Codice della strada, poiché il destinatario dell’invito non può ritenersi obbligato a fornire i dati personali e della patente del conducente prima della definizione dei procedimenti giurisdizionali o amministrativi;
    – per poter applicare le sanzioni di cui all’art. 126-bis, comma 2, del Codice della strada, dopo l’esaurimento dei rimedi giurisdizionali o amministrativi con esito sfavorevole per il ricorrente, l’organo accertatore deve procedere a redigere un nuovo invito a carico dell’obbligato in solido, dalla cui data di notifica decorre il termine di 60 giorni per adempiere agli obblighi previsti dal citato articolo.
    A detta circolare ha fatto seguito la circolare n.300/A/7157/11/109/16 del 5/9/11 con la quale il Ministero ha precisato che:
    – Non può configurarsi un’omissione di collaborazione da parte del cittadino qualora questi comunichi all’organo di Polizia di aver proposto ricorso e che di per se ciò costituisca un giustificato e documentato motivo di omissione dell’indazione delle generalità del conducente.
    Il ricorrente ha provato di aver comunicato alla Polizia Stradale di Caserta di aver presentato ricorso al Prefetto di Napoli avverso il processo verbale n.SCV0003195692 del 14/12/12 (Confr. copia ricevuta di ritorno n.14350736076-8 ricevuta il 21/2/13, in atti)
    La peculiarità della questione trattata induce il Giudicante a compensare tra le parti le spese del procedimento.
    La sentenza è esecutiva ex lege.
    P.Q.M.
    Il Giudice di Pace di Pozzuoli, definitivamente pronunciando sul ricorso proposto da AJESE Paolo nei confronti dell’UFFICIO TERRITORIALE del GOVERNO di CASERTA, in persona del prefetto pro-tempore, disattesa ogni altra istanza ed eccezione, così provvede:
    1) accoglie il ricorso e, per l’effetto, annulla il processo verbale e n.12600010441 del 30/5/13, notificato il 17/6/13, per la violazione dell’art. 126 bis c.2 del D.Lgv.30/4/92 n. 285, nei confronti di AJESE Paolo;
    2) compensa tra le parti le spese del procedimento;
    3) sentenza esecutiva ex lege.
    Così decisa in Pozzuoli il 13 gennaio 2014.
    IL GIUDICE DI PACE
    (Avv. Italo BRUNO)

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