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Compensazione spese processuali: non conta il numero di domande accolte o respinte

21 Gennaio 2015
Compensazione spese processuali: non conta il numero di domande accolte o respinte

Soccombenza reciproca nella lite: il giudice deve valutare la lite nel complesso

 

Con la recente riforma del processo civile, i casi in cui il giudice è autorizzato a compensare le spese processuali sono ridotti a solo tre (li abbiamo elencati e spiegati nell’articolo “Quando si pagano le spese processuali”): uno di questi è la “soccombenza reciproca”, ossia:

a) se il giudice accoglie solo uno o più capi dell’unica domanda proposta dall’attore (è così se l’attore chiede “1”, “2” e “3” e il giudice concede solo “2”);

b) se il giudice riduce di molto l’importo preteso dall’attore (è così se l’attore chiede il risarcimento di centomila euro e il giudice gliene riconosce solo diecimila);

c) in caso di accoglimento (o rigetto) di più domande contrapposte presentate nello stesso processo sia dall’attore che dal convenuto (è così se l’attore chiede “1”, “2” e “3”, mentre il convenuto “W” e “K”. Il giudice accoglie solo la domanda “1” dell’attore e “K” del convenuto).

Ma quando si può davvero parlare di soccombenza reciproca?

In una sentenza di questa mattina[1], la Cassazione ci offre lo spunto per comprenderlo.

Per la soccombenza reciproca – dice la Corte – non conta il numero di domande accolte o respinte per ciascuna delle parti processuali per stabilire quale di esse abbia perso la causa di più dell’altra. Insomma, non si deve prendere la bilancia o il pallottoliere e contare, ad una ad una le richieste. Al contrario, il giudice deve valutare solo l’oggetto della lite nel suo complesso.

La sentenza in commento chiarisce che, in tema di liquidazione delle spese giudiziali, nessuna norma prevede, per il caso di soccombenza reciproca delle parti, un criterio di valutazione della prevalenza della soccombenza dell’una o dell’altra basato sul numero delle domande accolte o respinte per ciascuna di esse. La valutazione, invece, va fatta esclusivamente tenendo a riferimento l’oggetto della lite nel suo complesso.


note

[1] Cass. sent. n. 930 del 21.01.15.

Autore immagine: 123rf com


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