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Quando l’anatocismo diventa usura?

4 Aprile 2016 | Autore:
Quando l’anatocismo diventa usura?

L’anatocismo bancario e l’usura possono essere molto vicini, ti diciamo le differenze e quando il primo confluisce nel secondo.

Anatocismo e usura a volte sono fattispecie molto vicine e che si presentano in maniera concomitante, purtroppo il cittadino comune spesso trascura questo rischio e le conseguenze dell’applicazione di un “interesse composto” quale appunto è l’anatocismo, potrebbero essere davvero pericolose. Partiamo con una definizione dell’Anatocismo.

Cos’è l’anatocismo?

L’anatocismo è una sorta di “distorsione” del calcolo dell’interesse bancario che è definito interesse composto. In poche e semplici parole si può dire che è un interesse richiesto su altri interessi.

L’anatocismo è disciplinato in Italia dal Codice civile [1] che prevede un divieto di capitalizzazione degli interessi salvo che in tre casi ben precisi:

  • nel caso in cui tali interessi maturino in ragione di una “domanda giudiziale” dunque a seguito ad esempio di un decreto ingiuntivo, per il quale l’intera somma dovuta è considerata come debito indistinto (quindi senza distinzione tra capitale e interessi) dunque su quella somma gli interessi possono essere maturati;
  • la conclusione di una convenzione successiva alla scadenza degli interessi, caso in cui la somma maturata sino alla convenzione viene intesa come nuovo capitale prestato e sul totale di quell’importo possono essere maturati ulteriori interessi;
  • Mancanza di “usi contrari”, una limitazione che dalle banche nel tempo è stata considerata come un’apertura alla possibilità di applicare l’anatocismo (con capitalizzazione degli interessi con cadenza trimestrale o annuale).

Una sentenza della Cassazione del 2015 [2] ha definito l’anatocismo una pratica “arbitraria” dunque sempre proibita, al di là che gli interessi vengano calcolati annualmente o trimestralmente. Quest’orientamento della Cassazione ha creato anche un precedente in termini di applicabilità del divieto anche nei casi che si siano verificati precedentemente alla Legge di Stabilità 2014 che lo ha sempre proibito [3].

 

Un esempio di calcolo dell’anatocismo

Proviamo a considerare un esempio di calcolo che sia applicabile alle situazioni personali di ciascuna delle nostre imprese o delle nostre condizioni patrimoniali.

Mettiamo di avere un debito di 100mila euro con l’interesse del 3.75% trimestrale (un calcolo che semplifichiamo per facilità e che consideriamo come se non restituissimo alcun capitale nel periodo considerato).

  • Un debito di 100mila euro, nel corso di un trimestre ha un interesse di 3.750 euro.
  • A sei mesi l’interesse sarà di 7.500 euro dunque il totale da restituire dovrà essere di 107.500 euro.
  • In nove mesi matura un interesse di 11.250 euro
  • Entro l’anno l’interesse sarà arrivato a 15mila euro pari a un totale dovuto di 115mila euro.

Quando il calcolo dell’interesse come per l’anatocismo è a capitalizzazione composta, allora il risultato sarà notevolmente differente.

Facciamo la prova.

  • 100mila euro a tre mesi diventerebbero 103.750 euro,
  • a sei mesi non giungeranno a 107.500 euro, bensì a 107.640,60 euro perché dovremo aggiungere gli interessi calcolati sugli interessi precedenti;
  • a nove mesi il totale sarà di 111.677,10;
  • in un anno l’interesse di 115.865.00 euro.

Come si calcola quando l’anatocismo diventa usura?

Il calcolo dell’usura si può fare attraverso il controllo dell’interesse reale applicando il valore del TEGM (Tasso Effettivo Globale Medio) che viene rilevato con cadenza trimestrale dalla Banca d’Italia per conto del Ministero delle Economie e delle Finanze.

Per controllare se il tasso di interesse è o meno usuraio bisogna considerare il TEGM aumentato di un 25% a cui bisogna aggiungere un margine di ulteriori 4 punti percentuali.

Il TEGM operativo da Aprile 2016

A partire da aprile 2016 e sino al 30 giugno il tasso è stato stabilito per le aperture di credito in conto corrente per un totale di 11.53% per gli importi inferiori a 5mila euro e per il 9.41% oltre i 5mila euro. Questo genera soglie annue del 18.4125% per gli importi al di sotto dei 5mila euro e a 15.7625% per gli importi superiori. Queste soglie sono state calcolate con la metodologia che abbiamo sopra esposto. Ecco l’esempio.

Il TEGM rilevato da Bankitalia è di 11.53%. Questo valore si deve moltiplicare per 1.25. Si ottiene un valore di 14.4125% che deve essere poi aumentato di 4 punti percentuali per arrivare ad una soglia di usura (per le operazioni di concessione di credito al di sotto dei 5mila euro) del 18.4125%.

Il nostro debito ha interessi usurai? Un esempio di calcolo

Riprendiamo l’esempio del debito che abbiamo richiamato nel paragrafo precedente.

In un anno di debito il costo del nostro finanziamento è aumentato da 100mila euro a 115.865,00 euro. Ciò porta il tasso di interesse su base annuale ad essere pari a (15.865,00/100.000,00) del 15.86%.

Il TEGM che dovrà essere applicato per un importo di credito del genere è del 9.41% ad aprile del 2016 e la soglia di usura è  fissata, come abbiamo visto, al 15.7625% dunque si tratterebbe di interessi usurai.

Equitalia ha interessi usurai?

Equitalia applica molto spesso interessi che risultano ricadere nell’anatocismo ed è spesso questa la ragione per la quale le cartelle levitano in maniera incontrollata nei costi in tempi molto brevi, per sapere di più sull’argomento ti consigliamo di leggere anche Equitalia: usura e anatocismo sulla cartella o anche Abusi Equitalia pignoramenti e cartelle di pagamento.

Cosa fare nel caso ci si renda conto che gli interessi dei propri prestiti sono usurai?

Tutelarsi da un punto di vista legale  nei confronti di Equitalia o della banca è l’unica via di risoluzione del problema.

Naturalmente in questi casi i nostri esperti sono a tua disposizione, oltre che con il servizio di consulenza, anche con il nuovo servizio di controllo delle cartelle esattoriali.


note

[1] Art. 1283 cod.civ.

[2] Corte di Cassazione, sent. n. 9127/2015 del 06/05/2015

[3] Legge n. 147/2013


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