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Lo sai che? Casa in comodato al figlio: che succede in caso di separazione dei coniugi?

Lo sai che? Pubblicato il 25 gennaio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 25 gennaio 2015

Il genitore proprietario della casa può chiederne la restituzione solo se nel contratto di comodato non è specificato che la stessa sarebbe stata destinata a casa familiare del figlio.

Se avete intenzione di concedere un vostro appartamento in comodato a vostro figlio, sappiate che un conto è se la destinazione dell’immobile è quella abitativa dello stesso ed un conto è se l’immobile è concesso in comodato affinché lo stesso vi abiti con il proprio nucleo familiare costituito o costituendo. Diverse saranno peraltro le conseguenze.

Il contratto di comodato è molto usato in ambito familiare perché ha delle caratteristiche proprie che ben si adattano ai rapporti familiari. Con il contratto di comodato, infatti, il genitore concede gratuitamente al figlio un appartamento di cui è proprietario e, se non è stabilita una determinata durata, il proprietario, cosiddetto comodante, ne potrà richiedere la restituzione in qualsiasi momento.

Ciò che spesso non si considera, però, sono gli eventi che possono in futuro riguardare l’appartamento dato in comodato in relazione alle persone che lo abitano.

Potrebbe capitare che il figlio comodatario decida di vivere nell’appartamento concessogli dal genitore con la moglie ed il proprio nucleo familiare.

Ebbene ci si chiede: cosa succede nel caso in cui il comodatario dovesse separarsi dalla moglie e a quest’ultima dovesse essere assegnata la casa?

Potrebbe il comodante (il genitore) chiedere la restituzione del bene immobile oggetto di comodato nonostante vi sia un provvedimento di assegnazione in favore del coniuge del comodatario successivo alla stipula del contratto?

La risposta dipende dall’interpretazione del contratto, ossia della volontà del comodante e del comodatario all’epoca della stipula del contratto di comodato.

Le Sezioni Unite della Cassazione [1] hanno chiarito che il nodo centrale della questione consiste nell’accertamento dello scopo e/o destinazione dell’immobile concesso in comodato dal comodante al comodatario all’epoca del contratto.

Se le parti hanno convenuto la concessione del bene “perché sia destinato a casa familiare” senza prevedere un termine o, comunque, la temporaneità della concessione stessa, il comodante sarà vincolato a rispettare, nei confronti dell’assegnatario, come già nei confronti del comodatario, l’uso stabilito. Il comodante, quindi, non potrebbe richiedere la restituzione del bene sino a quando tale destinazione o “uso determinato” non venga a cessare [2].

Ciò significa che il genitore che abbia concesso in comodato la propria casa al figlio non potrà chiederne la restituzione se la stessa sarà stata assegnata alla moglie di quest’ultimo in sede di separazione, sino a quando non verrà meno la destinazione o l’uso di casa familiare: situazione che cessa solo nel momento in cui i figli della coppia diventano economicamente autosufficienti.

È chiaro, quindi, che il comodatario potrebbe correre il rischio di dover “sopportare” per lunghi anni una indisponibilità del proprio bene senza alcun compenso, se non adotta le precauzioni necessarie per tempo.

 

Qual è, allora la soluzione preventiva per evitare questo inconveniente nel futuro?

Il comodante lungimirante dovrebbe specificare nel contratto di comodato stipulato con il figlio che l’appartamento viene destinato soltanto ad abitazione esclusiva del figlio stesso. A questo punto la circostanza che il comodatario abbia poi adibito il bene a casa familiare resterebbe irrilevante ed il comodante potrebbe richiederne la restituzione in qualsiasi momento [3], anche in caso di assegnazione al coniuge del comodatario intervenuta successivamente al contratto di comodato.

Per evitare future sorprese, nel caso in cui il genitore intenda concedere in comodato la propria casa al figlio sarebbe opportuno specificare che la stessa viene concessa per uso abitativo esclusivo del figlio, evitando così futuri grattacapi che potrebbero derivare dalle vicende familiari del figlio comodatario.

note

[1] Cass. sent. n. 13603 del 21.07.2004.

[2] Art. 1803 cod. civ.

[3] Art. 1810 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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