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Lo sai che? Danni da vaccinazioni, trasfusioni ed emoderivati: come ottenere il risarcimento

Lo sai che? Pubblicato il 25 gennaio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 25 gennaio 2015

Sangue infetto: considerata l’insufficienza dei controlli sanitari predisposti nel settore, la legge prevede un equo indennizzo in favore dei soggetti che hanno subìto complicanze irreversibili a causa di vaccinazioni ed emotrasfusioni. Questa la procedura da seguire per ottenerlo.

 

Le vaccinazioni rappresentano senza dubbio uno degli interventi più importanti nella storia e nell’attualità della medicina. Il controllo di molte malattie infettive è stato possibile nel secolo scorso grazie soprattutto alle vaccinazioni.

Con l’eccezione della fornitura di acqua potabile, nessun altro intervento, neppure gli antibiotici, ha avuto un simile impatto sulla riduzione della mortalità e la crescita della popolazione mondiale.

In Italia, l’impatto dei programmi vaccinali universali dell’infanzia è risultato molto efficace come dimostrano la scomparsa, a partire dagli anni ’70, della difterite o del tetano, il cui contenimento, pur con problemi legati alla copertura immunitaria della popolazione adulta, ha consentito di ridurre in maniera notevole il numero dei casi segnalati rispetti ad alcuni decenni fa.

Però, a partire dagli anni ’90, quando la società cominciava a prendere coscienza del rischio connesso al virus Aids e, al contempo, il fenomeno del contagio a seguito di somministrazione di sangue o emoderivati infetti veniva ad assumere dimensioni allarmanti, lo Stato interveniva con una misura di solidarietà sociale di tipo assistenziale approvando la legge [1] che prevede un indennizzo a carico dello Stato.

Questa legge è nata con l’intento di garantire un sostegno a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile, a causa non solo di vaccinazioni obbligatorie, ma anche di trasfusioni e somministrazione di emoderivati.

La legge prevede un indennizzo a favore di soggetti danneggiati da complicanze irreversibili a causa di:

– vaccinazioni;

– trasfusioni;

– somministrazioni di emoderivati;

– infezioni contratte per cause da imputare ai rischi professionali (per il personale sanitario).

 

 

BENEFICIARI

I beneficiari dell’indennizzo previsto dalla legge sono:

1) le persone che hanno riportato lesioni o infermità permanenti a causa di:

vaccinazioni obbligatorie per legge o per ordinanza di un’autorità sanitaria italiana;

– vaccinazione, non obbligatoria ma raccomandata, contro il morbillo, la rosolia e la parotite;

– vaccinazioni non obbligatorie, assunte per motivi di lavoro o per poter accedere a uno stato estero;

– vaccinazioni, anche non obbligatorie, assunte in quanto soggetti a rischio operanti nelle strutture sanitarie ospedaliere;

– vaccinazione antipoliomielitica assunta tra il 1959 ed il 1966 quando non era ancora obbligatoria;

– vaccinazione antiepatite B non obbligatoria assunta dal 1983 in poi.

– le persone che risultino contagiate da virus dell’Aids o da virus dell’epatite a seguito di somministrazione di sangue o suoi derivati oppure da vaccinazioni;

– il personale sanitario che abbia riportato danni permanenti all’integrità psico-fisica conseguenti a infezione contratta durante il servizio a seguito di contatto diretto con sangue o suoi derivati provenienti da soggetti affetti da infezione da Hiv;

2) il coniuge e/o il convivente contagiato dal partner nonché il figlio contagiato durante la gestazione;

3) gli eredi.

La legge prevede che l’indennizzo venga corrisposto tramite assegno bimestrale, reversibile per 15 anni.

Se a causa delle vaccinazioni o patologie sopra elencate sia derivata o derivi la morte, gli eredi possono fare domanda, a loro scelta, per un assegno una tantum dell’importo determinato dalla legge di circa € 75.000 oppure per un assegno mensile per la durata di 15 anni.

Se la persona danneggiata che ha presentato domanda muore prima di percepire l’indennizzo, agli eredi spetta la relativa quota delle rate di indennizzo maturate dalla data di presentazione della domanda sino al giorno della morte (compreso) del danneggiato.

I soggetti interessati a ottenere l’indennizzo devono presentare domanda al Ministero della Salute entro un termine tassativo, che è di 3 anni nel caso di vaccinazioni e di 10 anni nel caso di infezioni da Hiv, a decorrere dal momento in cui l’avente diritto risulti aver avuto conoscenza del danno.

L’indennizzo spetta a chi riesca a documentare l’esistenza della connessione tra la vaccinazione, la trasfusione, la somministrazione di emoderivati, il contatto con il sangue e derivati in occasione di attività di servizio e il danno permanente subìto la cui sussistenza viene accertata a mezzo di un giudizio sanitario in ordine al quale è competente la Commissione Medico-Ospedaliera.

note

[1] L. 210/92.

Autore immagine: 123rf com 


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