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Risarcimento per contratto a tempo illegittimo: superflua la prova del danno

25 gennaio 2015


Risarcimento per contratto a tempo illegittimo: superflua la prova del danno

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 gennaio 2015



Pubblica amministrazione: indennizzo automatico per i contratti a tempo reiterati nei confronti dei precari.

Dopo la Corte di Giustizia Europea e il tribunale di Napoli, ora anche la Cassazione si schiera dalla parte del lavoratore precario iper sfruttato.

Con una sentenza pubblicata due giorni fa [1], la Suprema Corte ha spezzato una lancia in favore dei dipendenti con contratto a tempo determinato: se una pubblica amministrazione – affermano i giudici – abusa del contratto a termine, reiterandolo più volte e, quindi, condannando di fatto il lavoratore a una vita di precariato, quest’ultimo ha diritto al risarcimento del danno senza essere costretto a fornire, al giudice, una (altrimenti difficilissima) prova rigorosa sul danno che da ciò ha subito.

Insomma, il risarcimento è quasi “automatico” e non c’è la necessità di dimostrare, per esempio, le occasioni di lavoro perdute (la cosiddetta perdita patrimoniale e professionale), lo stress psicologico, ecc.

Già la Corte di Lussemburgo aveva parlato, qualche mese fa, di obbligo di “stabilizzazione” e trasformazione del contratto da tempo determinato in indeterminato.

La Cassazione, dunque, ribalta un orientamento passato che, in tema di lavoro a termine nel pubblico impiego, imponeva al dipendente una prova puntuale di tutti i danni subiti, anche quando fosse stata palese la violazione delle norme che limitano il ricorso al lavoro flessibile.

E ciò facendo leva su una sentenza di circa un anno fa della Corte di Giustizia Europea [2] secondo cui gli Stati membri non possono subordinare il risarcimento del danno del lavoratore a termine nel settore pubblico alla produzione di prove eccessivamente difficili.

Ciò detto, la Cassazione ricorda che il diritto al risarcimento del danno, per come inteso dalle norme della Comunità europea [3], va considerato come una sanzione per il datore di lavoro pubblico (la P.A.): pertanto al dipendente iper sfruttato con contratti a termine reiterati si chiede solo di dimostrare l’illegittima stipulazione del contratto, e non anche il danno effettivamente subìto.

Se, dunque, il risarcimento scatta in automatico, più difficile è la sua quantificazione. A tal fine andrà preso in considerazione il numero di contratti a tempo stipulati, il tempo intercorso tra la fine di un rapporto e l’altro, la durata di ciascun contratto e quella complessiva dell’impiego [4].

note

[1] Cass. sent. n. 1260/2015 del 23.01.2015.

[2] C. Giust. UE, sent. C-50/13 del 12.12.2013.

[3] Art. 36 T.U. pubblico impiego (Dlgs 165/2001).

[4] Nella sentenza si suggerisce anche di tenere conto dei criteri previsti dall’art. 8 della legge 604/1966 (che riconoscono da un minimo di 5 a un massimo di 12 mensilità, tenuto conto della dimensione dell’impresa, dell’anzianità di servizio e del comportamento delle parti).

Autore immagine: 123rf com

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