HOME Articoli

Lo sai che? Si può rinunciare all’affidamento dei figli?

Lo sai che? Pubblicato il 25 gennaio 2015

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 25 gennaio 2015

Avere una madre e un padre è un diritto dei figli: i genitori, pertanto, non possono rinunciare con un accordo all’affidamento della prole.

 

Diciamo la verità, la vocazione alla paternità o alla maternità non appartiene a tutti: molti padri e madri rinuncerebbero di buon grado al proprio ruolo e a tutte le responsabilità da esso derivanti. Ma è davvero possibile una tale rinuncia?

Sicuramente, al momento della separazione (anche di fatto) i genitori hanno facoltà di accordarsi sulle modalità del mantenimento e dell’affidamento dei figli, stabilendo, ad esempio, la misura del contributo economico da versare o il calendario delle visite che dovrà rispettare chi non vivrà stabilmente con la prole.

Questo tipo di accordo (comunque sempre soggetto alla approvazione del pubblico ministero) non può tuttavia mai tradursi in una rinuncia all’affidamento dei propri figli, neppure in presenza di una volontà comune (magari dettata dalla consapevolezza di una incapacità di prendersene cura).

Ciò in quanto la legge sancisce, un generale, principio di bigenitorialità che comporta il dovere, per il padre e per la madre, di provvedere al mantenimento, all’educazione, all’istruzione e all’assistenza morale dei figli, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni [1].

Il principio di bigenitorialità, tra l’altro (come espressamente ribadito dalla legge che ha parificato i figli nati fuori e dentro il matrimonio [2]) rappresenta prima di tutto un diritto del figlio, il quale dovrà essere ascoltato dal giudice (quando abbia compiuto 12 anni o se comunque ritenuto sufficientemente maturo) in tutti i casi in cui debbano essere prese decisioni che lo riguardino (come quella relativa al suo affidamento), ad eccezione del caso in cui tale ascolto possa essere in qualche modo dannoso per lui [3].

Dal diritto del figlio a ricevere le cure da parte sia della mamma che del papà deriva anche l’obbligo del giudice di disporre sempre l’affidamento dei minori ad entrambi i genitori (cosiddetto affido condiviso): con la conseguenza che essi devono essere in grado di prendere insieme le decisioni di maggiore interesse per i figli, come quelle riguardanti la salute, il tipo di studi, l’educazione, la scelta della residenza abituale.

Le decisioni relative, invece, all’ordinaria amministrazione (cioè le piccole decisioni della quotidianità), possono essere prese dai genitori in modo separato nei periodi di rispettiva frequentazione dei figli.

A questa regola generale il magistrato può derogare (disponendo l’affidamento esclusivo a un solo genitore) solo quando sia provata, nei confronti della madre o del padre, una manifesta carenza o inidoneità educativa o comunque tale da rendere l’affidamento condiviso in concreto dannoso per il figlio: si pensi, ad esempio, al caso in cui il genitore alcolista conduca una vita pericolosa per l’incolumità del minore [4] o quando sia proprio il figlio a rifiutare in modo categorico la frequentazione del genitore in ragione del perenne disinteresse sempre mostrato nei suoi confronti.

Da tutto ciò deriva che i genitori non possono stabilire tramite accordo:

– né una deroga all’affidamento condiviso dei figli (prevedendo che uno solo abbia quello esclusivo);

– né una espressa rinuncia a tale forma di affido da parte di uno di loro [5].

Sul piano pratico, quindi, qualora i genitori vogliano che uno solo di loro ottenga l’affido esclusivo del figlio, dovranno anche essere in grado di provare al giudice, in modo specifico e dettagliato, la ragione per cui l’affido condiviso possa rivelarsi inadeguato o dannoso per il minore (si pensi ad esempio allo stato di grave tossicodipendenza di uno dei genitori da cui derivi l’incapacità di vigilare o prendersi cura del figlio).

In ogni caso, anche quando uno solo dei genitori ottenga l’affidamento esclusivo della prole (avendone quindi la responsabilità esclusiva), le decisioni di maggiore interesse per i figli dovranno comunque essere prese da madre e padre insieme, salvo che il giudice non stabilisca in modo diverso [6] in relazione al caso concreto.

Dunque, il genitore cui non vengano affidati i figli ha comunque il dovere (oltre che il diritto) di vigilare sulla loro istruzione, educazione e sulle condizioni di vita [7] nonché la facoltà di rivolgersi al giudice nel momento in cui ritenga che siano state prese decisioni dannose per il figlio.

note

[1] L. n. 54/06 e art. 316 cod.civ.

[2] Art. 315 bis come introdotto dalla L. n. 219/12.

[3] Art. 337 octies cod.civ.

[4] Cass. sent. n. 18867/2011.

[5] Cfr. Trib. Varese, ord. del 21.01.2013 in cui il giudice ha rifiutato di omologare un ricorso per separazione consensuale in cui i due genitori si erano accordati per l’affidamento esclusivo della figlia alla madre.

[6] Art. 337 quater cod. civ.

[7] Art. 316 ult. co. cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI