HOME Articoli

Lo sai che? Ravvedimento operoso e dichiarazione integrativa

Lo sai che? Pubblicato il 25 gennaio 2015

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 25 gennaio 2015

La dichiarazione integrativa può scontare le mini-sanzioni del ravvedimento. Problemi di coordinamento tra le sanzioni previste per le dichiarazioni infedeli e quelle omesse. Effetti sulla riapertura dei termini di accertamento.

Con la Legge di stabilità 2015 si apre, per il contribuente, la possibilità di ricorrere all’istituto del ravvedimento operoso anche in caso di dichiarazione integrativa presentata oltre il termine di scadenza di quella relativa al periodo di imposta successivo.

In questo caso, in passato, dovevano essere pagate le imposte in misura piena; da oggi è possibile pagare le sanzioni ridotte da ravvedimento”.

Cerchiamo di capire l’ambito di applicazione di questa norma e di evidenziare anche alcune incongruenze che si manifestano ad una prima analisi.

La nuova norma [1] (introdotta dalla legge di stabilità 2015) afferma che, in caso di ravvedimento operoso, la sanzione viene ridotta a “un nono del minimo se la regolarizzazione degli errori e delle omissioni, anche se incidenti sulla determinazione o sul pagamento del tributo, avviene entro il novantesimo giorno successivo al termine per la presentazione della dichiarazione”. Occorrerà capire meglio come questa novità si coordina con l’altra norma [2], in base al quale, se si presenta nei 90 giorni una dichiarazione omessa, la sanzione dovuta è di 25 euro.

Ad oggi, quindi, abbiamo per assurdo che, se si presenza il ravvedimento per una dichiarazione infedele , si dovrà pagare una sanzione pari a 1/9 del 100%, mentre se si presenta nei 90 giorni il ravvedimento per una dichiarazione omessa, la sanzione è di soli 25 euro. È il caso, molto comune della cosiddetta “dichiarazione tardiva”, la dichiarazione omessa alla scadenza, ma presentata entro 90 giorni dal termine.

La dichiarazione tardiva è una dichiarazione valida a tutti gli effetti [3].

Se, invece, la dichiarazione viene presentata oltre il 90,p giorno, si considera irrimediabilmente omessa e, quindi, non consente di ricorrere ai benefici del ravvedimento operoso [4].

Il ravvedimento della dichiarazione tardiva può essere effettuato pagando 1/10 della sanzione minima [5].

Quindi, se non ci sono imposte a debito, la sanzione da pagare ammonta a euro 25 (pari a 1/10 della sanzione fissa di euro 258); se, invece, la dichiarazione tardiva riporta delle somme da pagare, debbono essere ravvedute anche queste, versando:

– lo 0,2% per ogni giorno di ritardo fino la quindicesimo;

– il 3% se il ravvedimento avviene nei 30 giorni successivi alla scadenza;

– il 3,75% se il ravvedimento avviene dopo 30 giorni.

C’è una particolarità da segnalare: infatti, in caso di regolarizzazione di una dichiarazione infedele (presentata nei termini), il ravvedimento prevede il pagamento della sanzione ridotta (graduata in base al momento della regolarizzazione), senza bisogno di pagare una autonoma sanzione per ravvedere anche l’omesso o insufficiente versamento, che viene ricompresa nella sanzione dichiarativa.

Infine, per presentare il ravvedimento della dichiarazione tardiva bisogna risolvere il problema di quale anno indicare nel modello di pagamento F24.

Le scelte possibili sono due:

– l’anno in cui la violazione è stata commessa,

– oppure, l’anno relativo al periodo di imposta in cui la dichiarazione tardiva è stata presentata.

Sono le stesse istruzioni rilasciate sul sito della Agenzia delle Entrate a legittimare questo dubbio, quando affermano che deve essere indicato “l’anno di imposta in cui si effettua il pagamento”. Questa indicazione è però in contrasto con altre indicazioni della stessa Agenzia che richiedono di indicare il periodo nel quale è stata commessa la violazione [6].

Secondo noi, la scelta più coerente è quella dell’anno in cui la violazione è stata commessa.

Il tema del ravvedimento della dichiarazione integrativa merita poi di essere esaminato alla luce della riapertura dei termini di accertamento sulla materia corretta.

La possibilità di effettuare il ravvedimento operoso fino a dopo la notifica di un processo verbale di constatazione è accompagnata, infatti, da una estensione dei termini di accertamento.

La presentazione di una dichiarazione integrativa dalla quale risultino maggiori redditi da tassare, con contestuale liquidazione delle maggiori imposte e delle sanzioni da ravvedimento, ha come prima rilevante conseguenza, la ripartenza dalla data di presentazione della dichiarazione integrativa dei termini per:

– l’accertamento di imposte dirette, Irap, Iva, imposta di registro e imposta di successione e donazione;

– la notifica delle cartelle esattoriali derivanti dal controllo automatico [7] della dichiarazione e al suo controllo formale [8].

La riapertura dei termini, però, non sarà generalizzata, ma riguarderà soltanto gli elementi della dichiarazione oggetto di integrazione.

Il problema è quello di chiarire cosa si intende per “elementi”. Si ritiene che il termine debba riferirsi alle singole variazioni riportate e non all’elemento cui la variazione si riferisce.

Per capire meglio facciamo un esempio. Supponiamo che un soggetto abbia dimenticato di dichiarare un ricavo relativo all’anno 2012 (dichiarazione presentata nel 2013) e che presenti oggi la dichiarazione integrativa. Gli uffici tributari, quindi, potranno effettuare il controllo generalizzato della dichiarazione e variare il reddito dichiarato con riferimento a tutti gli elementi contenuti, fino al 31/12/2017. Successivamente potranno rettificare il reddito dichiarato soltanto relativamente al nuovo ricavo indicato nella dichiarazione integrativa e potranno farlo fino al 31/12/2019 (quarto anno successivo al 2015, quello di presentazione della dichiarazione integrativa).

Se, dal punto di vista formale, la rigenerazione del periodo accertativo è corretta, dal punto di vista pratico, nella realtà operativa, rappresenta una forte spinta per il contribuente a non presentare dichiarazioni integrative a sfavore. Egli, infatti, potrà sempre ricorrere al ravvedimento operoso in caso di effettivo controllo da parte dell’ufficio o, addirittura, una volta che l’errore è stato evidenziato in un processo verbale di constatazione.

C’è da considerare, a questo fine, anche il fatto che dichiarazione integrativa e ravvedimento operoso, non precludono né l’inizio, né la prosecuzione di accessi e verifiche.

>>> Continua in: Nuovo ravvedimento operoso: dal 2015 cambiano i rapporti tra cittadino e fisco

note

[1] Lettera a-bis dell’art. 13 D.Lgs 472/1997.

[2] Lettera c), comma 1, dell’art. 13 D.Lgs 472/1997.

[3] Circolare 11/2010.

[4] L’integrazione di una dichiarazione ai sensi dell’art. 2, comma 8, del DPR 322/1998 ricorrendo al ravvedimento operoso di cui all’art. 13 del D.Lgs. 472/1997, necessita della valida presentazione di una dichiarazione.

[5] Lettera c), comma 1, del D.Lgs. 472/1997 (non modificato dalla legge di stabilità 2015).

[6] Risoluzione 338/E/2007 e Guida della Entrate 6/2005 pag. 18.

[7] Terzo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione.

[8] Quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione.

Autore immagine: 123rf com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI