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L’antitrust sanziona le compagnie telefoniche per gli abbonamenti non richiesti

25 gennaio 2015


L’antitrust sanziona le compagnie telefoniche per gli abbonamenti non richiesti

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 gennaio 2015



Servizi premium indesiderati: salatissime sanzioni per una pratica definita aggressiva e scorretta.

Un nuovo trend in costante crescita nel 2014 e, con tutta probabilità anche in questo nuovo anno, è quello dei servizi premium indesiderati.

L’AGCOM è stata letteralmente subissata di segnalazioni relative a contenuti in abbonamenti addebitati agli utenti senza il loro consenso o addirittura a loro insaputa. Sulla questione si è già parlato [1] ma c’è un’importante novità.

La particolarità di questi servizi è legata allo sviluppo delle tecnologie, soprattutto touchscreen. I servizi si attivano infatti in modo molto semplice, bastano un paio di click o di “tap” sullo schermo per ritrovarsi abbonati.

Molto spesso, inoltre, ci si trova di fronte a casi di simil phishing, e cioè a pagine, soprattutto per i dispositivi mobili, ricreate in modo molto simile a quelle del servizio che l’utente stava effettivamente cercando o di cui stava usufruendo.

Le più recenti segnalazioni, tuttavia, indicano una tendenza ancora più truffaldina.

Durante la navigazione da cellulare si apre una finestra relativa ad un servizio. La stessa è priva della solita “x” per la chiusura e l’unico modo per farla sparire, oltre a tornare indietro, è cliccare sullo schermo.

In questo modo, certamente ai limiti dell’illecito, il gestore pubblicitario considera concluso il contratto e attivato l’abbonamento.

Nella maggior parte dei casi pochi istanti dopo arriva un SMS in cui il gestore dei contenuti a pagamento avvisa l’utente dell’attivazione dell’abbonamento e del prelievo di denaro dal proprio traffico telefonico.

Sulla questione sono intervenute AGCOM [2] e, soprattutto, l’Antitrust.

La prima autorità sta per pubblicare una delibera per contrastare gli addebiti illeciti.

Ma di maggior rilievo è stato l’intervento dell’Antitrust che ha comminato una multa esemplare da 1,7 milioni di euro a Telecom Italia e H3G e di 800 mila euro a Wind e Vodafone. È importante capire quali sono le ragioni alla base di questa scelta.

Sino ad oggi, infatti, si riteneva che le compagnie telefoniche non fossero responsabili per gli abbonamenti indesiderati che l’utente concludeva con altre società. In parole povere se il gestore dei contenuti premium indesiderati non era la stessa compagnia telefonica ma un soggetto diverso (come avviene nella maggior parte dei casi), la compagnia telefonica non veniva ritenuta responsabile per gli addebiti illeciti.

L’Antitrust, tuttavia, di fronte al dilagare del fenomeno, ha deciso di intervenire [3] sanzionando gli operatori per due motivazioni principali.

La prima è data dalla mancata informazione del gestore telefonico all’utente. Gli operatori infatti non dicono agli utenti che il proprio contratto è abilitato alla ricezione dei servizi a sovrapprezzo, né che esiste un blocco selettivo per impedire tale ricezione [4]. Chi volesse infatti essere al sicuro e disabilitare questi servizi deve attivarsi in prima persona e presentare una richiesta esplicita di blocco.

La seconda ragione è invece basata sul comportamento qualificato come aggressivo dei gestori telefonici. Questi ultimi infatti, procedono all’attivazione automatica dei servizi premium a pagamento in totale assenza di qualsiasi autorizzazione da parte del cliente, nonché di qualsiasi controllo sulla attendibilità delle richieste di attivazione.

Evidente quindi l’importanza del provvedimento sanzionatorio dell’Antitrust. Per la prima volta non ci si limita a punire gli operatori per non aver vigilato abbastanza sulla correttezza del proprio operato. Si afferma invece che sono responsabili di non aver preventivamente avvisato gli utenti della possibilità che venissero attivati dei servizi a sovrapprezzo e di come impedire queste attivazioni non richieste.

E inoltre si considera aggressiva e quindi scorretta la prassi alla base di questi addebiti: basta un click (anche senza saperlo) e l’operatore automaticamente attiva l’abbonamento e il relativo addebito.

Per l’Autorità gli operatori, che sono ben consapevoli delle attivazioni e degli addebiti relativi a servizi non richiesti, ottengono anche dei ricavi economici dalla commercializzazione di questi abbonamenti, in quanto incassano buona parte dei ricavi. E vanno quindi sanzionati.

Ovviamente l’Antitrust non è contraria a prescindere a questa tipologia di servizi, ma richiede che gli operatori controllino se l’utente li ha effettivamente richiesti. Nella stessa logica si inserisce anche la delibera Agcom che contrasterà il fenomeno [5].

Va detto che, di recente, alcuni operatori hanno cercato di implementare ulteriori sistemi di controllo che, tuttavia, ad oggi non sono stati considerati sufficienti. Si vedrà se gli Operatori hanno intenzione di contestare le sanzioni o preferiranno pagarle e adeguarsi alle nuove regole imposte.

di ANDREA PASSANO

A fronte del moltiplicarsi dei casi di abbonamenti non richiesti è intervenuta l’Antitrust che ha pesantemente sanzionato le compagnie telefoniche. Le stesse devono infatti avvertire i clienti della possibilità dei servizi a sovrapprezzo, spiegare come bloccarli ed essere certe, prima dell’attivazione, che siano stati effettivamente richiesti dagli utenti.

note

[1] Si richiama, per ogni chiarimento e spiegazione in merito, questo articolo

https://www.laleggepertutti.it/51791_smartphone-tutela-legale-contro-i-servizi-non-richiesti .

[2] Autorità Garante per le Comunicazioni.

[3] Anche a seguito delle approfondite indagini svolte dalla Guardia di Finanza (Gruppo Antitrust – Nucleo speciale Tutela mercati).

[4] Quello che già nell’articolo citato è definito Sms Barring.

[5] Anche perché non viene sempre rispettata la regola, già in vigore per cui i servizi premium andrebbero attivati solo se l’utente ha inserito manualmente il proprio numero di telefono nella pagina relativa.

Autore immagine: 123rf com


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