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Anche per un divieto di sosta si può andare in carcere

26 Gennaio 2015
Anche per un divieto di sosta si può andare in carcere

Responsabilità penale del proprietario per una violazione del codice della strada solo se c’è il rapporto di causa-effetto tra la condotta violatrice e l’evento infausto.

Si può andare in carcere anche per un divieto di sosta. A dirlo è la Cassazione con una sentenza di questi giorni [1]. In particolare, il caso è quello in cui il proprietario lasci la propria automobile violando le norme del codice della strada e quelle di prudenza e, da tale fatto, derivi un incidente ai danni di terzi conducenti, con eventuale perdita della vita o gravi lesioni.

In tali ipotesi, non scatta, comunque, in automatico, l’illecito penale. Il responsabile del divieto potrà evitare il carcere solo qualora riesca a dimostrare che l’incidente si sarebbe ugualmente verificato senza la sua condotta illecita o se il sinistro è stato comunque determinato esclusivamente da una causa diversa.

Insomma, per il carcere è bene che venga prima dimostrato il rapporto di causa-effetto tra la condotta illecita – posta da chi ha lasciato l’auto in modo irregolare – e l’evento dannoso cagionato ad altri. Si tratta di un principio ormai consolidato nella giurisprudenza della Suprema Corte secondo cui, in materia di incidenti da circolazione stradale, l’eventuale violazione di una specifica norma del codice della strada o di precetti generali di prudenza non può di per sé far presumere l’esistenza di una responsabilità se manca il rapporto di causa-effetto tra il comportamento e l’evento dannoso.

Viceversa, qualora si dimostri che il sinistro non si sarebbe verificato senza quella condotta illecita o che non è stato determinato da altre e diverse cause, allora l’utente che ha parcheggiato in modo irregolare, credendo di violare solo una norma del codice stradale, si troverà ad affrontare anche un processo penale [2].


note

[1] Cass. sent. n. 3282 del 23.01.2015.
[2] Ciò perché, per poter affermare la responsabilità, occorre non solo la “causalità materiale” tra condotta ed evento dannoso, ma anche la c.d. “causalità della colpa”, ossia la dimostrazione del nesso in concreto tra la condotta violatrice e l’evento.


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