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Lo sai che? Il matrimonio si può annullare anche dopo 3 anni ma col consenso di entrambi

Lo sai che? Pubblicato il 28 gennaio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 28 gennaio 2015

Eccezione al limite temporale massimo di convivenza oltre la quale non può essere delibata la sentenza di nullità.

 

Con una importante sentenza delle Sezioni Unite [1], l’anno scorso la Cassazione aveva fissato un principio fondamentale a tutela delle norme di ordine pubblico in materia di famiglia: decorsi tre anni di convivenza dall’inizio del matrimonio, non è più possibile l’annullamento delle nozze secondo il rito canonico: o meglio, una volta pronunciata la sentenza da parte del tribunale ecclesiastico, questa non può essere delibata (ossia “convalidata”) nel nostro ordinamento.

Ieri, però, la stessa Suprema Corte [2] ha fissato un’eccezione a detta regola. La condizione è che siano entrambi i coniugi a chiedere la nullità del matrimonio.

Nel caso di specie, una donna aveva detto ai giudici della Chiesa di aver sempre saputo che il marito l’avrebbe tradita e che, pertanto, non era da considerarsi come una sposa da tutelare per essersi “inconsapevolmente” affidata a un uomo del genere.

Richiamando il principio sancito dalle Sezioni unite civili, i giudici supremi hanno precisato che nell’ipotesi di domanda congiunta, non può impedirsi il riconoscimento della sentenza ecclesiastica che ha dichiarato la nullità del matrimonio. Tale conclusione è coerente con la qualificazione della convivenza coniugale come eccezione in senso stretto, rimessa esclusivamente alla disponibilità della parte che vuole farla valere e con la prevalenza da dare alla “consapevole concorde manifestazione di volontà delle parti”.

In buona sostanza, al di là della lunghezza della convivenza la domanda congiunta di delibazione della sentenza di nullità del matrimonio dev’essere accolta se presentata da entrambi i coniugi.

note

[1] Cass. S.U. n. 19691/2014.

[2] Cass. sent. n. 1495 del 27.01.2015.

Autore immagine: 123rf com


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