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Evadere l’IRAP non comporta pignoramento

6 Aprile 2016
Evadere l’IRAP non comporta pignoramento

La Cassazione ha stabilito dei limiti nei casi di evasione dell’IRAP che non andrebbe considerata come imposta sui redditi in senso stretto.

Chi evade l’IRAP – dice la Cassazione – non commette reato di “omessa dichiarazione” perché l’Imposta regionale sulle attività Produttive non è in senso stretto un’imposta sui redditi dunque non è paragonabile a IRES e IRPEF e neanche alle dichiarazioni annuali IVA.

Da principio definiamo l’IRAP, per poi dare evidenza del caso di specie del quale la Cassazione dà evidenza.

Cos’è l’IRAP?

L’IRAP ovvero l’Imposta Regionale sulle Attività Produttive deve essere pagata all’ente regionale (dal 2008 è risorsa propria della Regione), solo da chi svolge attività d’impresa.

Nata nel 1997 ed introdotta a partire dal 1998, l’imposta ha l’obiettivo di portare una semplificazione federalista, dando alle Regioni autonomia fiscale.

L’IRAP tassa il valore della produzione netta delle imprese. Essa è stata introdotta a sostituzione di altre tasse come Ilor, Iciap, imposta sul patrimonio netto, tassa sulla partita Iva, tassa salute.

Chi deve pagare l’IRAP?

  • lavoratori autonomi;
  • imprese soggette ad IRPEF: le società di persona, le società di armamento, le società di fatto e le imprese individuali;
  • imprese o enti soggetti a IRES: in pratica società di capitali e enti commerciali;
  • banche e assicurazioni.

Il caso di specie: evadere l’IRAP non è reato di omessa dichiarazione

La Cassazione ha stabilito con una sentenza di pochi giorni fa [1] che evadere l’IRAP non costituisce propriamente reato di omessa dichiarazione, dunque l’importo non pagato non rientra nel profitto dell’illecito sottoponibile a sequestro.

Evadere l’IRAP non è reato: Il caso di specie

La Cassazione ha annullato un sequestro preventivo nei confronti di un imprenditore che non aveva presentato la dichiarazione dei redditi. L’evasione nel complesso ammontava a circa 700mila euro.

Il sequestro a fronte di tale debito – scattato con ordinanza del tribunale di Pescara – è stato impugnato dal presunto evasore con la motivazione che da tale importo andava decurtato l’importo di 60mila euro corrispondente all’IRAP. La Cassazione nel dare ragione all’imputato ha sottolineato che le somme sottoposte a sequestro o confisca non possono avere ad oggetto beni per un valore eccedente il profitto del reato, il valore delle cose sequestrate deve essere adeguato e proporzionale all’importo del credito garantito. Il tribunale dunque avrebbe sbagliato a tener conto nella quantificazione del sequestro anche dei costi IRAP perché la tassa non è un’imposta sul reddito in senso tecnico, perché ha natura reale, come ha già più volte specificato anche il MEF [2].


note

[1] Cass. Sent. n. 12810 del 30/03/2016

[2] MEF, Circolare 154/E del 4 agosto 2000


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