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Appartamento nella Reggia di Caserta? Conviene

7 Aprile 2016 | Autore:
Appartamento nella Reggia di Caserta? Conviene

La clamorosa scoperta della Corte dei Conti che individua i pagamenti effettuati per le abitazioni di pregio. Si vive gratis nella Reggia.

Se non fossimo in Italia e non avessimo visto di tutto ci stupiremmo della notizia che è uscita in queste ore e della quale riteniamo di dovervi dare immediata evidenza (nonostante non sia – lo riconosciamo – il tipo di notizie di cui parliamo di solito).

La Corte dei Conti ha effettuato un’indagine dalla quale è emerso che ben 15 inquilini residenti all’interno della Reggia di Caserta, pagassero canoni di affitto da 3 a 145 euro.

Il fatto che le abitazioni siano ritenute di grandissimo pregio, perché all’interno di un complesso monumentale Patrimonio dell’Umanità già da 20 anni sembra non preoccupare più di tanto. Gli occupanti degli alloggi avevano infatti anche vita facile, fruendo dei parcheggi che si trovano negli spazi interni del complesso.

Naturalmente la porta di accesso era l’area monumentale stessa. E il loro “giardinetto” l’area del Parco.

Inutile dire che i consumi idrici erano a totale carico della sovrintendenza.

Il sovrintendente pro-tempore Paola Raffaella David e altre tre persone sono state invitate in procura a dare spiegazioni.

Sin qui la notizia.

Certi che la magistratura farà il suo corso e presupponendo naturalmente sino a prova contraria l’innocenza di chiunque, lasciateci dire che questa storia ha dell’incredibile e che il solo fatto che in un sito di quell’importanza si possa pensare di far abitare delle persone – a prescindere dal contratto applicato – è lo specchio dello scempio verso il quale il nostro Paese sta andando.

In questo scempio è bene dirlo siamo noi per primi i protagonisti, noi per primi quelli che dovremmo alzare la voce. Noi per primi quelli che dovremmo dire la nostra con forza perché queste situazioni conosciute dai più e taciute da tanti vengano a galla.

La notizia di oggi è una buona notizia perché racconta di come uno dei tanti piccoli binari di quello scempio sia stato interrotto. Ma è un solo binario, di una complessa rete in cui tutti noi, volenti o nolenti, anche nel tacere situazioni conosciute, abbiamo fatto il nostro.

Al netto dei fatti, resta l’amaro in bocca per un monumento eccezionale, che agli occhi di chiunque abbia avuto modo di visitarlo non ha niente da invidiare a Versailles ma che ha la sfortuna di trovarsi in Italia.

Dobbiamo dirlo con forza e fare in modo che il Sud – lo dico con assoluto spirito meridionalista perché è lì che vivo e lavoro – riparta da sé stesso, una volta per tutte.

Un primo piccolo passo simbolico che faccia da monito è stato fatto oggi con le indagini di cui abbiamo detto.

Nostro compito era, credo, darvene conto.



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