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Visite fiscali: orari, esenzioni, costi, sanzioni, novità

7 Aprile 2016 | Autore:
Visite fiscali: orari, esenzioni, costi, sanzioni, novità

Guida completa alla visita fiscale: esenzioni per dipendenti pubblici e privati, le novità, la giurisprudenza e i casi di ammissibilità di giustificazioni dell’assenza.

Quando i certificati di malattia erano cartacei, la visita fiscale per motivi tecnici non poteva essere richiesta dal datore di lavoro che dopo qualche giorno dalla dichiarazione dello stato di malattia da parte del lavoratore.

Con l’introduzione del certificato di malattia telematico, è tutto più rapido. Ecco allora che la visita fiscale può partire già dal primo giorno di assenza per malattia.

La visita fiscale: cosa è

La visita fiscale [1]  è predisposta dall’INPS o dal datore di lavoro e ha lo scopo di verificare l’effettivo stato di malattia del dipendente assente per motivi di salute. La visita al domicilio indicato dal lavoratore può essere sostituita anche dalla visita ambulatoriale da parte dello stesso dipendente se concordata con l’ASL.

La visita fiscale non è solo un mero controllo della presenza del lavoratore in malattia nel domicilio, ma si configura come una vera e propria verifica di merito.

 

La visita fiscale: le regole per il medico

Il medico fiscale ha il dovere di verificare le condizioni fisiche del paziente e di analizzare la patologia riportata all’interno del documento di malattia. Il medico è tenuto a redigere in quattro esemplari, su apposito modulo fornito dall’INPS, il referto indicante la capacità o incapacità al lavoro riscontrata, la diagnosi e la prognosi. L’INPS, acquisito il referto lo comunica entro 24 ore al datore di lavoro.

In caso di necessità, il medico potrà protrarre la diagnosi di 48 ore, variarla e sollecitare il dipendente a sottoporsi ad un controllo specialistico.

Nel caso in cui il medico fiscale lo ritenga opportuno, potrà ridurre la prognosi con adeguata motivazione scritta, ossia ridurre il periodo di malattia rispetto a quello stabilito dal medico curante, in questo caso il dipendente dovrà rientrare al lavoro alla data fissata dal medico di controllo.

Se non rientra in servizio, il datore di lavoro è obbligato a diffidarlo, avvertendolo che il mancato rientro in servizio integra i presupposti dell’assenza ingiustificata con tutte le conseguenze di legge anche sul piano disciplinare.

 

Quanto costa la visita fiscale?

Ecco quanto costa la visita fiscale. Il datore di lavoro è tenuto a rimborsare all’INPS, per ogni visita medica richiesta il compenso erogato al medico, attualmente pari a:

  • € 41,67 per la visita domiciliare in giorno feriale;
  • € 52,82 per la visita domiciliare in giorno festivo;
  • € 28,29 per la visita domiciliare feriale non eseguita a causa di mancata reperibilità del lavoratore;
  • € 39,61 per la visita domiciliare festiva non eseguita a causa di mancata reperibilità del lavoratore.

 

La visita fiscale: come richiederla

Ecco come richiedere la visita fiscale. Dal 1° ottobre 2011 l’INPS gestisce in modalità telematica anche le visite domiciliari, sia richieste dai datori di lavoro che disposte d’ufficio mediante assegnazione automatica al medico di controllo più vicino al domicilio del lavoratore ammalato.

Il datore di lavoro, dunque, attraverso i servizi online dell’INPS, oltre che scaricare il certificato di malattia del lavoratore attraverso il numero di protocollo da quest’ultimo comunicato, può richiedere la visita fiscale al lavoratore per un certo numero di giorni o per una sola giornata e conoscere in tempo reale lo stato di avanzamento della pratica, sino all’esito della visita fiscale da parte del medico INPS. Gli basterà accedere al portale INPS e tramite Pin scegliere il Servizio “Richiesta visita medica di controllo“.

Le richieste potranno essere inoltrate nell’arco delle 24 ore, con la precisazione che saranno espletate per la fascia antimeridiana quelle pervenute entro le ore 9 e per la fascia pomeridiana quelle pervenute entro le ore 12.

Si ricorda che la richiesta di visita medica di controllo, che viene indirizzata in automatico alla Sede competente per residenza/domicilio o reperibilità del lavoratore, può essere effettuata per un solo lavoratore e per una sola visita alla volta.

Fasce di reperibilità dipendenti pubblici

Ecco le fasce di reperibilità dei dipendenti pubblici. Vengono raggruppati all’interno di questo gruppo:

  • i dipendenti statali,
  • gli insegnanti,
  • i lavoratori della Pubblica Amministrazione,
  • i lavoratori degli Enti locali,
  • i vigili del fuoco,
  • la Polizia d Stato,
  • le Asl,
  • i militari.

La reperibilità in questo caso è attiva 7 giorni su 7, comprese le giornate non lavorative, i festivi, i prefestivi e le domeniche. Per quanto riguarda le fasce orarie:

  • dalle ore  9.00 alle ore  13.00
  • dalle ore  15:00 alle ore  18:00

Nei seguenti orari i dipendenti pubblici devono farsi trovare al proprio domicilio ed attendere l’eventuale visita fiscale inviata dal datore di lavoro o dall’INPS.

L’obbligo di reperibilità decade nei seguenti casi:

  • patologie gravi che richiedono terapie salvavita;
  • infortuni sul lavoro;
  • malattie per le quali e’ stata riconosciuta la causa di servizio;
  • stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta.

Sono esenti anche i dipendenti che hanno già ricevuto la visita fiscale per il periodo di prognosi indicato nel certificato.

Fasce di reperibilità dipendenti privati

Per quanto riguarda i dipendenti privati l’obbligo di reperibilità è sempre 7 giorni su 7, ma con differenti fasce orarie:

  • dalle ore 10:00 alle ore 12:00
  • dalle ore 17:00 alle ore 19:00

Esenzione dall’obbligo di reperibilità per i dipendenti privati: novità del 2016

Con il decreto del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali del 11 gennaio 2016 anche ai dipendenti del settore privato è stata estesa l’esenzione dall’obbligo di reperibilità per le visite fiscali al domicilio del lavoratore.

Questa esenzione già prevista per i dipendenti pubblici [2] , è possibile però, nel caso dei privati, solo nei seguenti casi:

  • patologie gravi che richiedono terapie salvavita (si pensi, in particolare ai malati affetti da insufficienza renale sottoposti a dialisi, i malati oncologici o sieropositivi) che devono risultare da idonea documentazione, rilasciata   dalle   competenti   strutture sanitarie
  • stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta che abbia determinato una riduzione della capacità lavorativa, nella misura pari o superiore al 67 per cento.

Visite fiscali: le sanzioni

Se, al momento della visita fiscale, il dipendente non si trovasse al domicilio indicato, avrà 10 giorni di tempo per giustificare la propria assenza e nel caso fosse sprovvisto di motivazione non avrà più diritto al 100% della retribuzione per i primi 10 giorni di malattia. Per i giorni seguenti invece la retribuzione scenderà al 50%.

Visite Fiscali: lo stipendio

Nel corso del periodo di assenza per malattia, lo stipendio diminuisce progressivamente alle fasce temporali:

  • dall’inizio della malattia e fino al nono mese (incluso) la retribuzione sarà del 100%;
  • dal 10° mese fino ad un anno di assenza la retribuzione sarà del 90%;
  • dal 13° al 18° mese, la retribuzione sarà pari al 50%.

 

L’assenza alla visita fiscale

In via generale, ogni dipendente che durante il periodo di malattia abbia necessità di uscire dal proprio domicilio per effettuare visite mediche, prestazioni o accertamenti diagnostici, è tenuto a darne preventiva comunicazione al datore di lavoro e produrre come giustificativo l’attestazione rilasciata da struttura, pubblica o privata, che ha erogato la prestazione.

Come previsto dalla Corte di Cassazione [3], per “assente alla visita fiscale” deve intendersi non soltanto l’assenza ingiustificata dalla abitazione, ma anche i casi in cui il lavoratore, benché presente, renda impossibile o non effettuabile la visita medica fiscale.

Anche il dipendente che giustificherà la propria assenza per non aver potuto tempestivamente aprire la porta per lo stato di malattia, potrebbe non vedersi riconosciuta tale giustificazione alla contestazione di “assenza dal domicilio”.

La Cassazione [4], ha escluso come giustificazione quella del lavoratore che diceva di essere sul balcone e non aver sentito il suono del campanello azionato dal medico di controllo, ha inoltre affermato [5], che l’irreperibilità del lavoratore non potesse essere giustificata dalla sua ipoacusia o dal mancato funzionamento di un citofono.

Più di recente, invece, il Tribunale di Perugia [6], ha ammesso come giustificazione dell’assenza dal domicilio del lavoratore, il non essere riuscito ad alzarsi dal letto e rispondere al citofono causa febbre alta.

In via generale, possiamo dunque concludere che non sono considerate giustificazioni dell’assenza alla visita di controllo:

  • mancata o incompleta comunicazione della variazione di domicilio o del luogo di reperibilità;
  • mancanza del nominativo del lavoratore sul citofono;
    non funzionamento del citofono o del campanello;
  • espletamento di incombenze effettuabili in orari diversi (es. accompagnare in auto la moglie, sprovvista di patente, a fare la spesa);
  • non aver udito il campanello durante il riposo o per altri motivi (anche se la sentenza del Tribunale di Perugia dà in un caso ragione al dipendente).

note

[1] Art. 5 della L. 300/70

[2]  Dpr 206/2009 

[3] Cass. Sent. n. 25 marzo 2002 n. 4233

[4] Cass. Sent n. 3180 del 17 aprile 1990

[5] Cass. Sent. 14 settembre 1993 n. 9523

[6] Trib, Perugia, Sent. n. 620/2012


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