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Contratti aziendali: divieto di sciopero, prevalenza sul CCNL

9 Aprile 2016 | Autore:
Contratti aziendali: divieto di sciopero, prevalenza sul CCNL

Il governo fuga i dubbi di giurisprudenza relativi alla prevalenza del contratto aziendale rispetto al CCNL e punta alla pace sociale

Il DEF (Documento di Economia e Finanza) approvato nelle scorse ore si accoppia come è noto al Piano Nazionale di Riforma (PNR) che contiene tutte le modalità attraverso le quali gli obiettivi economici individuati con il DEF potranno essere raggiunti.

Una delle norme che verrà ulteriormente definita con il PNR sarà quella sui contratti aziendali, già di fatto stabiliti dal Jobs Act [1] ma spesso oggetto di contenzioso, sia sociale, sia giudiziario.

Il nucleo della questione sta nel fatto che la norma per la quale il contratto aziendale dovrebbe prevalere sul CCNL con riferimento ai temi che riguardano l’organizzazione del lavoro e la produzione, è stato oggetto in questi mesi di interpretazioni giurisprudenziali contrastanti.

Il Governo vorrebbe mettere ordine alla questione stabilendo una volta per tutte una gerarchia delle fonti contrattuali.

A questo genere di provvedimento, previsto per il prossimo maggio 2016, si affiancherà un’azione che sia volta a “garantire la pace sociale in costanza di contratto”, ovvero a far venire meno le possibilità di sciopero quando il contratto è valido perché approvato dalla maggioranza.

Contratti aziendali: salta il diritto allo sciopero?

Si tratta di un provvedimento che a seconda di come verrà disegnato potrebbe essere lesivo del diritto di sciopero, per cui si prevedono alte barricate da parte dei sindacati.

Bisognerà capire intanto se la scelta della “maggioranza” con la quale appunto il contratto viene accettato, si riferisca alla maggioranza degli RSU o alla maggioranza dei lavoratori.

Bisognerà capire quali siano le potenziali sanzioni che dovrebbero scattare in caso di violazione del divieto di sciopero.

Bisognerà capire, infine, quando tale diritto debba essere vietato.

Ad oggi pare che l’orientamento sia quello che individua Arturo Maresca (Professore Ordinario di Diritto del Lavoro dell’Università La Sapienza di Roma) ovvero che lo sciopero non può essere utilizzato dai sindacati dissenzienti per far saltare il contratto collettivo aziendale, né può essere utilizzato per vanificare le utilità che le imprese hanno conseguito con il contratto aziendale”, ciò vuol dire – spiega ancora Maresca – che ad esempio se il contratto aziendale prevede di lavorare il sabato, i sindacati non possono proporre uno sciopero che punti a liberare i lavoratori da questo obbligo che è stato già accettato in sede negoziale.

Si tratta peraltro di un principio che era stato già stabilito a gennaio 2014, nel Testo Unico firmato da Confindustria e Sindacati riuniti [2].

Nello stesso Testo Unico si stabiliva il principio per il quale per partecipare al tavolo sindacale era necessario superare la soglia del 5% calcolata sulla base agli iscritti e ai voti alle elezioni RSU.

Se l’approccio del governo sarà quello di questi ultimi mesi, tuttavia c’è da aspettarsi che la soglia concordata si alzi ulteriormente.

Maggio, insomma sarà un mese caldo. Vi terremo aggiornati.


note

[1] DL 81/2015

[2] Accordo Interconfederale tra CGIL CISL UIL e Confindustria in merito al Testo Unico sulla rappresentanza


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