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Accertamenti ricavi: non basta un giorno di verifica

10 Aprile 2016 | Autore:
Accertamenti ricavi: non basta un giorno di verifica

Novità nella verifica degli incassi da parte della Finanza o delle Entrate, ecco come si può dimostrare la non pertinenza dei ricavi rilevati.

Il sistema di accertamento degli incassi oggi si basa su verifiche in-loco che spesso per ragioni pratiche consistono in una visita effettuata in un giorno “a caso” nell’arco del periodo di lavoro dell’esercente interessato.

Questa verifica – così predisposta – da oggi potrebbe non essere più sufficiente a garantire un eventuale rettifica dei ricavi.

Vediamo il caso di specie.

Rettifica dei ricavi: sentenza della Cassazione.

La Cassazione ha affermato in una sentenza depositata solo pochi giorni fa [1] che il contribuente può provare la verifica di una discontinuità nell’andamento dei ricavi e contestare dunque l’accertamento delle Entrate in base all’incoerenza dei ricavi rilevati dall’Agenzia in quell’unico giorno di verifica.

L’amministrazione finanziaria ha eseguito, nel caso analizzato, un accesso nei confronti di una pescheria, e ha verificato le vendite eseguite in quel giorno, individuando la percentuale di ricarico media applicata al prodotto.

Aveva in base a questo determinato che le dichiarazioni dell’azienda, negli ultimi due periodi di imposta precedenti, risultavano essere troppo basse e aveva contestato all’esercente maggiori ricavi non dichiarati al fisco.

L’azienda, contro il provvedimento ha proposto ricorso, eccependo che la percentuale di ricarico rilevata era dipendente da alcuni specifici elementi raccolti in una giornata estiva, in una località balneare a vocazione turistica e che tali valori non potevano essere corrispondenti a quanto ricaricato nello stesso prodotto, ma in un momento differente e con periodi e quantità di raccolta diversi.

Il ricorso è stato accolto, ma l’Appello ha riformato la decisione. L’azienda è ricorsa in Cassazione eccependo un vizio nella motivazione della sentenza.

La Cassazione ha accolto il ricorso sottolineando come non fosse irrilevante il momento in cui la verifica veniva effettuata, perché in ragione di quel momento poteva cambiare l’attendibilità dei dati raccolti.

L’infondatezza dell’accertamento può basarsi sulla comune esperienza

La Corte ha inoltre richiamato la possibilità di provare l’infondatezza della ricostruzione eseguita attraverso presunzioni desumibili dall’attività. Il contribuente insomma può giustificare eventuali scostamenti anche attraverso elementi derivanti dal buon senso, dalla comune esperienza, dagli usi e consuetudini. Nel caso di specie l’affluenza turistica o la stagione, o la presenza di altre fonti di attrazione nei dintorni, avrebbero potuto modificare l’approccio alla vendita in un determinato periodo.

Per far valere tali evidenze, esse dovrebbero essere riportate e naturalmente dimostrate nel ricorso eventualmente effettuato.


note

[1] Cass. Sent. 6876/2016


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