Diritto e Fisco | Editoriale

Social Network: nessun filtro alla libertà per tutelare il copyright

19 Febbraio 2012 | Autore:
Social Network: nessun filtro alla libertà per tutelare il copyright

Ennesimo richiamo della Corte di giustizia Ue: illegittimo imporre dei sistemi di filtraggio dei social network per scoprire la diffusione illegale, da parte degli utenti, di materiale coperto dal diritto d’autore.

Il gestore di un social network non può essere costretto a controllare e filtrare i contenuti postati dai propri utenti sulla piattaforma per evitare che essi diffondano materiale protetto dal diritto d’autore.

Lo ha ribadito per l’ennesima volta la Corte di Giustizia dell’Unione Europea [1] che già qualche tempo fa era stata chiamata a pronunciarsi sullo stesso argomento (ne abbiamo parlato qua).

Ancora una volta, a promuovere il giudizio è stata la SABAM, corrispondente belga della SIAE, che aveva citato in causa NetLog, un social network non molto dissimile da Facebook. La prima aveva chiesto, al tribunale locale, un provvedimento che imponesse a NetLog di predisporre dei filtri sulla piattaforma, dei sistemi cioè in grado di prevenire la diffusione e la condivisione illecita di opere musicali e audiovisive da parte degli utenti.

È intervenuta però la Corte di Giustizia la quale ha ricordato come un’imposizione del genere, tanto a carico del gestore dell’accesso a internet (ISP, Internet Service Provider o qualsiasi altro tipo di intermediario), tanto sul prestatore di servizi di hosting, sia incompatibile con il diritto comunitario [2].

Ecco, in sintesi i punti del pensiero della Corte.

1) Violazione della privacy. L’imposizione di filtri imporrebbe al gestore del servizio un controllo preventivo e sistematico dei nomi e dei profili degli utenti, nonché delle loro comunicazioni postate sui social network. Il che si risolverebbe in una illegittima ingerenza sui dati personali dei cittadini.

2) Lesione della libertà di informazione e di espressione. Nessun filtro, allo stato attuale, è in grado di distinguere con certezza tra un contenuto lecito e uno illecito. Sicché il suo impiego rischierebbe di bloccare anche le comunicazioni lecite, con conseguente limite alla libertà di espressione degli utenti e di informazione.

3) Violazione della libertà d’impresa. L’adozione delle misure informatiche richieste dalla Sabam è, allo stato attuale della tecnica, talmente complessa da comportare costi e oneri estremamente elevati. Ciò sarebbe di fatto inattuabile per il gestore del servizio internet, tanto da rendere a questi impossibile l’esercizio dell’attività d’impresa.

Insomma, la Corte di Giustizia ci tiene a ribadire che la tutela del diritto d’autore non può giustificare la lesione di diritti di rango superiore, come la privacy, la libertà di informazione e di manifestazione del pensiero, la libertà di impresa.

Nella scala delle proporzioni giuridiche, infatti, hanno una tutela prioritaria le libertà fondamentali e costituzionali di tutti i cittadini; solo dopo vengono posti gli interessi economici, di carattere personale e limitati solo ad alcuni soggetti.

 

 


note

[1] C. Giustizia U.E. sent. 16.02.2012 causa C-360/10.

[2] In particolare, con gli artt. 8 e 11 della Carte dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, nonché con le direttive 2000/31/CE sul commercio elettronico, 2001/29/CE sull’armonizzazione del diritto d’autore e 2004/48/CE sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale.


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