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Mobilità del lavoratore: si può conservare l’indennità e svolgere un lavoro autonomo?

28 gennaio 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 gennaio 2015



L’incompatibilità con lo stato di bisogno comporta la revoca dell’indennità, ma c’è sempre la possibilità di ricorrere alla corresponsione anticipata dell’intera somma.

 

L’indennità di mobilità è un aiuto che molti lavoratori considerano indispensabile per il sostentamento proprio e della propria famiglia. Ma il relativo assegno non spetta automaticamente: il lavoratore deve sempre dimostrare il proprio stato di oggettivo bisogno. Ebbene, non si può dire che versi in “stato di bisogno” chi svolge un lavoro autonomo; con la conseguenza che, in tal ultimo caso, l’indennità va revocata.

Come noto, il trattamento di mobilità [1] é riconosciuto a favore dei dipendenti di imprese rientranti nel campo di applicazione dell’integrazione salariale straordinaria. In particolare, il dipendente, con una determinata anzianità aziendale, deve essere:

1. disoccupato in conseguenza dell’impossibilità da parte dell’impresa, che si sia avvalsa dell’intervento straordinario della Cassa integrazione guadagni, di reimpiegare tutti i lavoratori sospesi,

2. oppure licenziato, indipendentemente dall’intervento di integrazione salariale, per riduzione o trasformazione di attività o di lavoro.

L’indennità sostituisce ogni altra prestazione di disoccupazione [2] ed é erogata dall’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS), con il concorso finanziario del datore di lavoro, mediante pagamento rateale di un contributo per ogni lavoratore posto in mobilità.

La legge dispone che il lavoratore in mobilità ha facoltà di svolgere attività di lavoro subordinato, a tempo parziale, oppure a tempo determinato, mantenendo l’iscrizione nella lista e quindi tutti i diritti ma per le giornate di lavoro svolte, i trattamenti e le indennità sono sospesi [3].

Ogni altra e diversa situazione non è presa in considerazione, per cui lo svolgimento di un’attività lavorativa autonoma, suscettibile di redditività, fa cessare lo stato di bisogno connesso alla disoccupazione involontaria in cui si trova il lavoratore e comporta il venir meno del diritto all’indennità di mobilità ed anche del diritto all’indennità di disoccupazione.

Infatti, la Corte di Cassazione, con una recente sentenza [4], ha esplicitamente ribadito il predetto principio. Nel caso di specie, l’Inps aveva fatto richiesta di revoca del beneficio dell’indennità di mobilità e di cancellazione dalle relative liste ai danni di un lavoratore che non aveva comunicato, nel termine di 5 giorni, l’inizio della sua attività di amministratore di società di capitali.

La Corte ha chiarito che lo svolgimento di una attività lavorativa autonoma, come nella specie quella di collaborazione coordinata e continuativa e “suscettibile di redditività, fa cessare lo stato di bisogno connesso alla disoccupazione involontaria e comporta il venire meno tanto del diritto all’indennità di disoccupazione quanto del diritto all’indennità di mobilità”.

La legge, invece, prevede che chi voglia intraprendere attività di lavoro autonome possa chiedere la corresponsione anticipata di tutta l’intera somma che gli deve essere erogata. Ma ciò assume un aspetto differente. In tal caso, infatti, l’indennità di mobilità perde la connotazione tipica, che le è propria, di prestazione di sicurezza sociale, per acquisire la natura di contributo finanziario, destinato a sopperire alle spese iniziali di un’attività che il lavoratore in mobilità svolgerà in proprio [5].

 

In definitiva, il carattere speciale della legge non consente di farne applicazione al di fuori dei casi in essa previsti né consente di trarne l’affermazione di un principio generale di compatibilità della percezione dell’indennità con lo svolgimento di lavoro autonomo.

note

[1] L.n°223/91, art.7,

[2] L.n°223/91, art.7, comma 8

[3] L.n°223/91, art.8, comma 6 e comma 7

[4] Cass. sent. n. 20826 del 2.10.2014.

[5] L.n°223/91, art.7, comma 5.

Autore immagine: 123rf com

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