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Tradimento e infedeltà apparente: quando sono motivo di addebito?

28 gennaio 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 gennaio 2015



L’adulterio, anche se provato, non sempre giustifica l’ addebito della separazione nei confronti del coniuge fedifrago: una guida completa sui casi in cui ciò è possibile.

È a tutti noto che dal matrimonio scaturiscono doveri reciproci per marito e moglie. Parliamo del dovere di fedeltà, di assistenza morale e materiale, di collaborazione nell’interesse della famiglia e di coabitazione [1].

Se, tuttavia, è di certo più facile trovare chi tra i coniugi possa accettare soluzioni di compromesso, come ad esempio quella di vivere lontano dall’altro (magari per ragioni di lavoro), ben poche sarebbero invece le coppie disposte a “chiudere un occhio” davanti al tradimento del/la consorte.

La fedeltà rappresenta, infatti, l’essenza stessa del matrimonio e si basa sul principio dell’esclusività tra uomo e donna che, prima ancora che un principio morale (e religioso), rappresenta un principio giuridico: la nostra legge infatti non permette che uno stesso soggetto possa, al contempo, essere unito in matrimonio a più persone contemporaneamente [2].

Se è vero, infatti, che l’adulterio non costituisce più – come un tempo – un’ autonoma figura di reato [3], tuttavia esso continua a rappresentare uno dei motivi più frequenti di separazione delle coppie.

Quando è necessaria la prova del tradimento

Perché la domanda di separazione sia accolta non è, tuttavia, necessario fornire al giudice la prova dell’adulterio: è sufficiente infatti che siano intervenute tra i coniugi incomprensioni (anche solo scaturenti dal venir meno della fiducia nell’altro) tali da rendere intollerabile la vita coniugale.

La prova dell’infedeltà è invece indispensabile quando il coniuge tradito, oltre alla separazione, voglia ottenere anche l’addebito [4]: ossia la dichiarazione con cui il giudice attribuisce la responsabilità della rottura del matrimonio al coniuge fedifrago.

Tale pronuncia, infatti, comporta nei confronti di quest’ultimo la perdita dell’eventuale diritto ad un assegno di mantenimento (che gli dovrebbe garantire un tenore di vita analogo a quello avuto durante il matrimonio), così come una forte attenuazione dei diritti successori: infatti, al coniuge cui è stata addebitata la separazione spetta solo il diritto a un assegno vitalizio se al momento della apertura della successione egli godeva degli alimenti a carico del coniuge deceduto.

Quando la prova dell’infedeltà non rileva ai fini dell’addebito

Non sempre, tuttavia, l’adulterio, se pur provato, può dar luogo all’addebito.

Se è vero, infatti che la pronuncia di addebito si basa sulla violazione di uno dei doveri nascenti dal matrimonio (quale appunto quello di fedeltà), tuttavia è anche necessario al contempo che sia data prova al giudice di un rapporto di causa-effetto tra l’infedeltà e la separazione.

In parole semplici, ai fini della pronuncia di addebito occorre che il giudice accerti che il tradimento sia stata la vera causa della rottura tra marito e moglie.

In mancanza di tale prova, nessuna responsabilità potrà essere attribuita al coniuge fedifrago.

Cosa deve accertare il giudice

Nello specifico, occorre provare non solo che tradimento vi sia stato, ma anche che esso abbia provocato l’ intollerabilità della convivenza [5] o la lesione di diritti della personalità del coniuge (come quello alla dignità, all’onore e alla reputazione) [6]; si pensi, ad esempio, al caso in cui, pur essendosi esso manifestato in un singolo episodio, tuttavia abbia provocato una grave offesa all’altro coniuge per il fatto di essersi consumato proprio nella casa coniugale [7]. Se, perciò, la crisi tra i coniugi sia stata antecedente all’infedeltà tale per cui, ad esempio, la convivenza tra marito e moglie aveva già una natura meramente formale (per la mancanza del necessario legame affettivo tra i coniugi), in tal caso il giudice potrà escludere l’addebito; in questa ipotesi, infatti, il tradimento non costituisce il motivo dell’intollerabilità della convivenza ma una sua diretta conseguenza [8].

A riguardo, la Suprema Corte ha ribadito come la pronuncia di addebito da parte del giudice non può basarsi solo sull’inosservanza dei doveri coniugali, ma che occorre la prova che la irreversibile crisi coniugale sia riconducibile esclusivamente al comportamento contrario, in modo volontario e consapevole, a tali doveri da parte di uno o di entrambi i coniugi [9].

Nel verificare l’inesistenza di un diretto collegamento tra infedeltà e crisi coniugale, il giudice dovrà svolgere un accertamento rigoroso e una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi da cui evincere la preesistenza di una crisi coniugale in un contesto di vita caratterizzato da una convivenza tra marito e moglie puramente formale [10].

Si pensi, ad esempio, al caso in cui uno dei coniugi ponga in modo ingiustificato il rifiuto di consumare rapporti sessuali con l’altro e quest’ultimo poi lo abbia tradito.

Irrilevanza della tacita accettazione del coniuge

Secondo la giurisprudenza, inoltre, anche quando sia stata tollerata l’infedeltà del coniuge ciò non impedisce la richiesta di addebito; ciò che rileva, infatti, è che il partner tradito non sia più stato in grado di sopportare l’infedeltà sicché essa, per quanto tollerata durante il matrimonio, abbia rappresentato la causa della rottura del legame [11].

Il fatto, perciò, che il coniuge abbia chiuso gli occhi per anni davanti all’adulterio, magari sperando in un cambiamento dell’ex, non giustifica il rigetto della richiesta di addebito.

Esempi

Riportiamo di seguito una panoramica di situazioni di infedeltà ritenute dalla giurisprudenza motivo di addebito: 

– aver intrapreso una relazione extraconiugale che abbia portato il coniuge fedifrago ad allontanarsi dall’ex, così privandolo della necessaria assistenza durante la malattia [12];

– relazione adulterina dalla quale sia nato un figlio [13];

– tradimenti scoperti in seguito ai quali i coniugi hanno tentato di recuperare il rapporto, fino alla scoperta di una nuova infedeltà [14];

– numerosi episodi di infedeltà aggravati da forti litigi e da violenza fisica da cui sia derivato l’allontanamento del coniuge fedifrago dalla casa coniugale [15];

– aver intrapreso una relazione extraconiugale sfociata in una convivenza di dominio pubblico a seguito del trasferimento del coniuge fedifrago in altra città per motivi di lavoro [16];

esercizio diretto della prostituzione da parte del coniuge [17];

relazione extraconiugale omosessuale [18].

Addebito per infedeltà apparente

Vi sono, poi, alcuni comportamenti che rilevano ai fini dell’addebito pur non costituendo adulterio in senso stretto; ciò in quanto essi sono comunque ritenuti ingiuriosi nei confronti del coniuge anche in ragione della percezione che di essi ne ha la società (per un approfondimento leggi: “Adulterio? Conta quello che pensa la società”).

Si parla in tal caso di” infedeltà apparente” di cui sono un classico esempio le relazioni platoniche. Tali comportamenti si caratterizzano [19] per il fatto che la condotta di un coniuge:

– provochi nell’altro e nei terzi il fondato sospetto del tradimento;

– sia posta in essere con l’intenzione e la consapevolezza di ledere l’onore e la dignità del coniuge;

– rechi un pregiudizio alla dignità personale del coniuge anche in relazione al contesto sociale di appartenenza e alla sua sensibilità.

Esempi

Riportiamo qui di seguito, a titolo esemplificativo, alcuni casi di infedeltà apparente ritenuti dalla giurisprudenza rilevanti ai fini dell’addebito:

– il comportamento di un coniuge portato avanti in modo tale da far supporre a terzi l’esistenza di una relazione extraconiugale anche se essa non si sia realmente verificata [20]; 

la relazione intrapresa da uno dei coniugi subito dopo l’allontanamento dalla casa coniugale in concomitanza con l’inizio della causa di separazione che dia luogo a plausibili sospetti di tradimento [21];

– approcci fisici insistenti posti in essere pubblicamente, se pur non accompagnati da rapporti sessuali;

– la forte attrazione provata da uno dei coniugi nei confronti di una persona e tale da aver portato all’allontanamento dalla casa coniugale per diverso tempo [22];

 – l’appuntamento, dopo la intrapresa riconciliazione dei coniugi, con persona con la quale si era convissuto durante la separazione dal coniuge [23];

– la relazione platonica che per gli aspetti esteriori con cui è coltivata e l’ambiente ristretto di frequentazione dei coniugi, dà luogo a verosimili sospetti di infedeltà, provocando offesa all’onore e alla dignità dell’altro coniuge [24]; 

l’infedeltà del coniuge rimasta allo stadio di mero tentativo solo per il sentimento non corrisposto da parte del terzo [25].  

Come provare l’adulterio

Nel giudizio di separazione, il problema delle prove che si possono utilizzare in causa è particolarmente delicato, non solo per la difficoltà in sé di documentare al giudice situazioni che di norma sono vissute nell’intimità e non platealmente, ma anche per i limiti che la legge pone alla ricerca di tali prove.

Tuttavia, se di norma l’utilizzo di dati personali di un soggetto ha sempre bisogno del consenso di quest’ultimo (si pensi all’esibizione in Tribunale di registrazioni, foto, ecc.), ciò non vale anche nel caso in cui si agisce allo scopo di tutelare un proprio diritto (come, appunto, avviene quando un coniuge voglia dimostrare la relazione extraconiugale dell’altro).

Non vi è perciò alcuna violazione della privacy da parte del marito o della moglie che, sospettando di essere tradito, scelga di far pedinare il coniuge da un investigatore privato e usare le “prove” nel corso del giudizio di separazione al fine di ottenere la dichiarazione di addebito. Le prove documentali ottenute anche a mezzo di agenzie di investigazione sono, infatti, ammesse nel processo se pur con un limite: quello che chi le abbia procurate sia sentito come testimone e, quindi, riferisca di persona al giudice quanto ha visto e fotografato.

Il giudice può anche valutare ai fini della prova le dichiarazioni da testimoni che non abbiano avuto conoscenza diretta della relazione adulterina (per un approfondimento rinviamo alla nostra guida: “Tradimento: quali prove si possono utilizzare in causa?” ), così come può dare rilevanza alla testimonianza del figlio (di tanto abbiamo parlato in questo articolo: Separazione e addebito: figlio testimone del tradimento inchioda il genitore).

Attenzione però: la lesione del diritto alla privacy non può spingersi fino al punto di violare la corrispondenza del coniuge; pertanto, non sarebbe possibile, al fine di procurarsi la prova dell’adulterio, frugare nella posta o tra le email o gli sms ricevuti dal coniuge. Curiosare nella posta dell’ex coniuge costituisce, infatti, un vero e proprio reato.

Per quanto concerne, poi, le prove relative al tradimento perpetrato via chat, rinviamo alla lettura della nostra guida:“Facebook e le prove nel processo: cosa si può usare”.

Una volta provato l’adulterio, spetterà poi al coniuge che voglia evitare l’addebito provare che la relazione extraconiugale sia sopravvenuta in un contesto familiare già disgregato (per un approfondimento leggi: Separazione: col tradimento onere della prova invertito).

note

[1] Art. 143 cod. civ.

[2] L’art. 86 cod. civ. stabilisce che “Non può contrarre matrimonio chi è vincolato da un matrimonio precedente”.

[3] La Corte Costituzionale con le sentt.n.126/1968 e n.147/1969 ha dichiarato illegittimi gli artt. 559 e 560 cod. pen. che rispettivamente prevedevano il reato di “adulterio” a carico della moglie (che comportava la pena della reclusione fino a un anno) e il reato di “concubinato” a carico del marito (per il quale era stabilita la pena della reclusione fino a due anni).

[4] Ai sensi dell’art. 151 cod. civ., il giudice, pronunziando la separazione, dichiara, ove ne ricorrano le circostanze e ne sia richiesto, a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione, in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio.

[5] Cass. sent. n. 27730/13, 8512/06, 13431/08, 17643/07, 13592/06, 8512/06 e Trib. Milano 8.04.11.

[6] Cass. sentt. n. 8929/13; 15557/08; 3511/94, Trib. Brescia 14.10.06.

[7] C. App. Firenze sent. n. 500/05.

[8] Cass. sentt. n. 8675/13; 16089/12; 18175/12; 9074/11.

[9] Cass. sent. n 21245/2010 e 14042/08.

[10] Cass. sent. n.8675/13.

[11] Cass. sentt. n. 5395/14; n. 4305/14;n. 10273/04; n 5090/04 e 18132/03.

[12] Cass. sent. n. 1893/14.

[13] Cass. sent. n. 929 del 17.01.14 e Trib. Bologna sent. del 25.10.07.

[14] Cass. sent. n. 4305 del 24.02.14.

[15] Cass. sent. 14386/13 .

[16] Cass. sent. n. 8285 del 4.04.13.

[17] Cass. sent. n.20256/06.

[18] Cass. sentt. n.19114/12; n. 7207/09; Trib.Brescia sent. del 14.10.06.

[19]Cass. sent. n. 6834/98 e 7156/83.

[20] Cass. sent. n. 29249/08.

[21] Cass. sent. n. 6834/98.

[22] Cass. sent. n. 23939/08.

[23] Cass. sent. n. 26/91.

[24] Cass. sent. n. 15551/08 e C. App. Perugia, sent. 28.09.94.

[25] Cass. sent. n. 9472/99.

Autore immagine: 123rf com

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