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Lo sai che? Ravvedimento operoso: termini e modalità simili a una rateazione

Lo sai che? Pubblicato il 28 gennaio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 28 gennaio 2015

Nuovi termini e modalità per usufruire del ravvedimento operoso: revisione completa degli istituti deflattivi del contenzioso, possibilità di ravvedersi in corso di controllo, e possibilità di ottenere gli stessi effetti pratici di una rateazione.

La modifica del ravvedimento operoso contenuta nella legge di stabilità 2015 rappresenta il primo concreto passo dell’Amministrazione Finanziaria sulla via di un rapporto di collaborazione e rispetto con i contribuenti.

Ricordiamo che il ravvedimento operoso deve essere:

spontaneo: cioè deve originare da una scelta volontaria del contribuente, il quale si accorge di un proprio errore e decide di correggerlo;

complessivo: cioè deve essere fatto per tutte gli elementi di errore riscontrati, nella loro interezza;

contestuale: cioè deve prevedere il pagamento contestuale di tutti e tre gli elementi dovuti (maggiore imposta, sanzione e interessi).

Sulla complessività e sulla contestualità, l’Agenzia delle Entrate era già intervenuta con proprie circolari chiarendo che:

– è possibile fare un ravvedimento operoso parziale, cioè che sana solo una parte della infrazione commessa (per esempio, se il contribuente ha omesso il versamento del saldo Irpef per 10.000 euro e ne versa con il ravvedimento 5.000, la posizione è parzialmente sanata per la somma versata);

– è possibile fare un ravvedimento operoso frazionato, cioè con una serie di versamenti parziali che, nel loro complesso, sanano tutta l’infrazione commessa (per esempio, se il contribuente ha omesso il versamento del saldo Irpef per 10.000 euro e effettua in ravvedimento operoso i seguenti versamenti: 3.000 euro dopo 10 giorni; 3.000 euro dopo 30 giorni e 4.000 dopo 90 giorni, la posizione è completamente sanata). Perché il ravvedimento si perfezioni per l’intero è necessario che il calcolo delle sanzioni venga fatto con riferimento a quella applicabile per la scadenza dell’ultimo pagamento (nel nostro esempio il 3,75% su tutti i 10.000 euro);

– il pagamento di imposta, sanzioni e interessi può anche non avvenire nello stesso giorno, purché avvenga nel periodo di riferimento per il calcolo delle sanzioni (per esempio, se il contribuente che ha omesso il versamento del saldo Irpef di 10.000 euro, intende ravvederlo entro 30 giorni, pagando la sanzione del 3%, potrà farlo correttamente versando la sanzione il 15° giorno, gli interessi – su 30 giorni – il 22° giorno e l’imposta il 30° giorno).

La spontaneità, invece, è sempre stata intesa come un’azione che doveva precedere l’inizio di ogni e qualunque attività di controllo da parte degli Uffici.

Su questo punto, la legge di stabilità 2015 ha portato una vera rivoluzione.

Per prima cosa la riforma in commento ha stabilito che il contribuente può ricorrere al ravvedimento operoso fino alla scadenza del termine di decadenza del potere di accertamento da parte dell’Ufficio

Il principio della spontaneità poi è stato modificato intendendolo nel senso che il contribuente può “spontaneamente” ravvedersi, beneficiando di sanzioni ridotte, fino a quando l’Agenzia delle Entrate non ha emesso nei suoi confronti un suo atto di rettifica e irrogazione di sanzioni.

Ecco, quindi, perché le uniche cause ostative al ravvedimento sono l’emissione di un Avviso Bonario o di un Avviso di Accertamento cioè dei due atti con i quali l’Amministrazione Finanziaria quantifica la propria pretesa al termine di una procedura di controllo.

Viene specificamente chiarito, invece, che la notifica di un Processo Verbale di Constatazione non è una causa ostativa al ravvedimento operoso: il contribuente può ravvedersi, presentando una dichiarazione integrativa a sfavore, anche in corso di accertamento da parte degli Uffici Finanziari e anche quando un accertamento da parte della Guardia di Finanzia si è concluso con l’emissione del Processo Verbale di Constatazione delle violazioni.

È chiaro, che con queste modifiche, perdono completamente interesse i così detti istituti deflattivi del contenzioso (adesione al Processo Verbale di Contestazione e invito al contraddittorio) che, infatti, sono stati abrogati.

Dal 1/1/2015, quindi, in caso di controllo – prima dell’emissione dell’Avviso di Accertamento –il contribuente potrà presentare una dichiarazione integrativa a suo sfavore e avvalersi del ravvedimento operoso per sanare gli elementi di contestazione rilevati in corso di controllo. Ma c’è di più, perché potrà decidere di farlo solo per alcuni di questi elementi (magari quelli per i quali si sente debole e che non è disposto a sostenere in un giudizio tributario) e potrà decidere di effettuare il ravvedimento in maniera frazionata ottenendo, di fatto, gli stessi benefici di una rateizzazione.

L’operatività della norma, relativamente alla abrogazione degli istituti deflattivi, però, decorrerà dal 2016; nel 2015, quindi, i contribuenti potranno scegliere se ricorrere a questi istituti deflattivi o se presentare la dichiarazione integrativa con il ravvedimento.

Questa possibilità di scegliere, valida soltanto per l’anno 2015, non deve però essere trascurata.

L’estensione della possibilità di ravvedimento è sicuramente una scelta molto positiva da parte del Fisco, ma sul piano pratico, potrebbe comportare alcune problematiche di applicazione.

Il Processo Verbale di Contestazione, infatti, solitamente non riporta una precisa quantificazione delle maggiori imposte dovute e, pertanto, sarà il contribuente che dovrà effettuare questa quantificazione, in sede di presentazione della dichiarazione integrativa, correndo il rischio di commettere errori. L’adesione al Processo Verbale di Contestazione, invece, può consentire, con un costo di sanzioni un po’ maggiore, di avere la certezza della quantificazione della maggiore imposta.

note

Autore immagine: 123rf com


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