HOME Articoli

Lo sai che? Il ravvedimento operoso: conseguenze in ambito penale

Lo sai che? Pubblicato il 28 gennaio 2015

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 28 gennaio 2015

È all’esame del consiglio dei ministri la proposta di ampliare gli effetti prodotti dal versamento spontaneo delle imposte se la violazione costituisce illecito tributario, prevedendo che a ciò segua la completa estinzione di alcune fattispecie criminose in luogo dell’attuale riduzione di un terzo della pena, mentre per i redditi non denunciati in paesi esteri sarà possibile beneficiare di forti riduzioni delle sanzioni.

 

Il ravvedimento operoso in sede penale ha valenza di circostanza attenuante; per cui, nel momento in cui la condotta del contribuente costituisce un illecito penale, l’intervenuto pagamento dell’imposta o la regolarizzazione della propria posizione nei confronti dell’agenzia dell’entrate comporta una riduzione della sanzione prevista dal legislatore.

Precisamente la legge [1] subordina tale effetto alla circostanza che l’estinzione del debito tributario intervenga prima dell’apertura del procedimento di primo grado, consentendo all’interessato di poter provvedere al versamento del dovuto anche attraverso le apposite procedure conciliative o l’adesione all’accertamento.

Tra le novità introdotte dalla recente legge di stabilità risulta quella di parificare il termine per poter accedere al predetto ravvedimento a quello del potere di accertamento del Fisco.

Per cui il soggetto interessato a porre fine all’irregolarità, deve attivarsi entro il 31 dicembre del quarto anno successivo alla data di presentazione della dichiarazione interessata, termine che viene raddoppiato (otto anni quindi) quando il fatto costituisca illecito penale.

L’importanza di questo strumento non si limita alla riduzione della pena, ma produce i suoi effetti anche in ambito di misure cautelari che colpiscono il patrimonio del soggetto interessato da un procedimento penale.

Il contribuente che decide di ravvedersi infatti, può ottenere la cessazione del sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente dei beni del suo patrimonio.

La giurisprudenza ha più volte chiarito che l’intervenuta sanatoria del debito con il fisco, non autorizza a mantenere un vincolo di indisponibilità sui beni, poiché ne deriverebbe un’ingiustificata duplicazione sanzionatoria [2].

La ragione di tale impostazione è facilmente comprensibile: il pagamento, anche se tardivo, comporta il venir meno dello scopo della confisca, in quanto questa è diretta a porre fine a quella condizione di arricchimento ingiustificato conseguente alla commissione di un reato tributario.

Per poter provocare la cessazione del sequestro occorrerà un versamento integrale delle imposte dovute, fermo restando il divieto di poter accedere al ravvedimento quando il soggetto interessato abbia ricevuto un avviso bonario o un accertamento.

L’ambito delle novità legate al ravvedimento operoso potrebbe però presentare degli interessanti sviluppi: è stata inserita nella bozza del decreto attuativo di delega fiscale, la proposta di ampliare i benefici connessi a tale istituto, consentendo che dallo stesso possa derivare una maggiore riduzione di pena, fino alla completa estinzione del reato.

Nell’ipotesi di contestazione per omessa dichiarazione o dichiarazione infedele, l’imputato potrebbe estinguere il reato versando le imposte prima dell’apertura del procedimento. Per tutte le altre ipotesi invece la riduzione di pena sarebbe fino alla metà.

Per sapere se questa proposta si tradurrà in legge però bisognerà attendere il prossimo 20 febbraio 2015, data in cui è prevista la sua discussione da parte del consiglio dei ministri.

Il nuovo ravvedimento operoso riguarda anche i redditi prodotti in paesi esteri e non denunciati al fisco, presentando alcuni punti di contatto con l’istituto della “voluntary” (o collaborazione volontaria) , che ha l’analoga finalità di favorire un reingresso di capitali nel nostro paese attraverso una forte riduzione delle sanzioni, tuttavia se ne discosta fortemente per procedure di adesione e conseguenti benefici.

Innanzitutto considerando i periodi d’imposta oggetto di accertamento per i paesi inseriti nella “black list” (i cosiddetti paradisi fiscali), il ravvedimento copre quelli che vanno dal 2006 ad oggi, mentre la collaborazione opera nel caso in cui il paese estero in cui sono custoditi i capitali abbia firmato un accordo di scambio d’informazioni con l’Italia per gli anni che vanno dal 2010 ad oggi [3].

 

Le sanzioni per le somme prodotte in detti paesi a partire dal 2008 ammontano al 200% dell’importo contestato , tuttavia solo chi aderisce alla collaborazione volontaria può ottenere un dimezzamento della pena.

La depenalizzazione dei reati tributari si produce a seguito di accettazione della voluntary sia nell’ipotesi di autoriciclaggio (fino al 30 settembre 2015) che nelle altre fattispecie, mentre il ravvedimento comporta unicamente una riduzione della pena.

Il cittadino che sceglie di aderire ad una delle due soluzioni ora prospettate deve considerare i possibili benefici derivanti dalla sua decisione. La collaborazione volontaria richiede come condizione di procedibilità la totale regolarizzazione della posizione dell’interessato nei confronti dell’agenzia dell’entrate attraverso l’integrale trasmissione di tutte le informazioni richieste in sede di invito al contraddittorio con conseguente riduzione del 75% delle sanzioni, mentre se si decide di ravvedersi non sussiste tale obbligo e si può decidere di versare solo una parte delle imposte oggetto di contestazione senza però beneficiare di alcuno sconto sulle stesse.

Sicuramente entrambi gli istituti sono diretti a favorire la riduzione del contenzioso tributario attraverso un significativo abbassamento delle sanzioni previste.

In particolare il ravvedimento operoso prevede:

– il pagamento di un 1/9 della sanzione se versato entro 90 giorni dalla dichiarazione o dall’omissione;

– il pagamento di un 1/8 se il versamento avviene entro la dichiarazione relativa al periodo d’imposta in cui avviene la violazione o comunque entro un anno;

– il versamento di un 1/7 se la dichiarazione avviene entro il periodo d’imposta successivo a quello in cui è avvenuta la violazione o entro due anni;

 

1/6 se avviene dopo la dichiarazione per il periodo d’imposta successivo alla violazione o due anni dopo;

 

il versamento di un 1/5 del minimo dopo la constatazione della violazione con processo verbale;

Mentre la voluntary disclosure stabilisce che:

– chi aderisce all’invito al contraddittorio beneficia di un’ulteriore riduzione di un 1/6 della sanzione;

– se l’adesione avviene in caso di accertamento la riduzione è di 1/3 .

note

[1] Art. 13 del dlgs/2000.

[2] Cass. sent. n. 46726/2012 del 03.12.2012

[3] Art. 5 quinquies co. 7 D.L. 167/1990

Autore immagine: 123rf com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI