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Lo sai che? Fideiussore libero se il creditore non agisce contro il debitore entro 6 mesi

Lo sai che? Pubblicato il 28 gennaio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 28 gennaio 2015

Basta il semplice decorso del tempo con l’inerzia del creditore e il garante si libera dalla obbligazione fideiussoria prestata in favore del debitore.

Il fideiussore è libero, e non deve pagare nulla, se il creditore non aggredisce il debitore principale entro sei mesi dalla scadenza dell’obbligazione. Lo ha chiarito il tribunale di Potenza con una recente sentenza [1].

Si pensi al caso in cui il locatore pretenda una garanzia fideiussoria da parte di una banca per l’uso dei locali da parte del conduttore; o ancora l’ottenimento di un contributo in conto capitale dietro rilascio di polizza fideiussoria di un’assicurazione.

Cosa prevede la legge

Il codice civile [2] stabilisce che il fideiussore rimane obbligato alla propria prestazione di garante anche dopo la scadenza dell’obbligazione principale, a condizione che il creditore proponga, entro sei mesi, “le sue istanze” contro il debitore. Per “istanze” – chiarisce la sentenza – si intende l’avvio di una causa o dell’esecuzione forzata. Non basterebbe quindi una semplice diffida.

Dunque, decorso il semestre senza un’attività giudiziaria o esecutiva – a prescindere dalle ragioni che hanno determinato tale inerzia – si ha l’estinzione della fideiussione e la liberazione definitiva del garante dall’obbligo di pagare.

Risultato: il creditore inattivo, che non riesce a rivalersi contro il debitore, non potrà neanche ottenere il pagamento dal garante, proprio per il venir meno della fideiussione, ormai definitivamente spirata.

Basta il mero decorso del tempo indicato dalla disposizione con l’inerzia del creditore e il fideiussore si libera della garanzia prestata in favore del debitore. La decadenza opera in modo oggettivo: scatta per il solo fatto del mancato diacronico esercizio del diritto da parte del creditore nei confronti del debitore entro i sei mesi dalla scadenza dell’obbligazione principale. Non assumono alcun rilievo anche l’eventuale danno. E l’onere costituito a carico del creditore non può ritenersi adempiuto quando non è stata proposta entro il termine un’azione giudiziale che sia di cognizione o di esecuzione. Nel caso di specie la notifica della citazione è avvenuta tre anni dopo la comunicazione al debitore principale della revoca del contributo in conto capitale sul quale si controverte, concesso all’azienda sulla base di una legge regionale: la comunicazione risale al maggio 2000, mentre la citazione è del maggio 2003. La domanda della Regione è accolta nei confronti del debitore principale ma rigettata nei confronti dell’assicurazione, le cui le spese di giudizio sono poste a carico dell’ente territoriale.

note

[1] Trib. Potenza, sent. n. 1046 del 6.11.2014.

[2] Art. 1957 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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