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Imponibile e IVA separati nelle fatture da gennaio 2015

28 gennaio 2015


Imponibile e IVA separati nelle fatture da gennaio 2015

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 gennaio 2015



Si chiama Split Payment: i fornitori di determinate amministrazioni non riceveranno più il pagamento dell’imposta da parte del cliente; sarà, invece, la Pa a versarla direttamente all’Erario.

Con un solo articolo [1], la legge di Stabilità 2015 ha realizzato una enorme rivoluzione in materia di fatture emesse nei confronti di alcune amministrazioni. Tale norma prevede che alcuni enti pubblici, in sede di pagamento delle fatture ricevute dai propri fornitori, dividano (da qui il termine, usato dalla legge, di “split payment”) il versamento dell’imponibile da quello dell’IVA: e ciò perché al fornitore andrà corrisposto solo l’imponibile, mentre l’Iva andrà versata direttamente all’Erario.

In buona sostanza, il fornitore non riceverà più l’IVA ma solo l’imponibile. E, di conseguenza, non sarà neanche tenuto a versare poi allo Stato l’Imposta sul Valore aggiunto. Insomma, chi ha effettuato la cessione di beni o servizi non sarà più “intermediario” tra il proprio cliente e l’erario nel pagamento dell’IVA. Il che vorrà dire, anche, per molte aziende, minore liquidità e difficoltà di autofinanziarsi.

Nel caso di fatture contenenti anche importi non soggetti ad Iva, il fornitore incasserà il totale della fattura al netto dell’Iva.

Ambito di applicazione

Lo Split Payment si applica alle cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate nei confronti di:

Stato e organi dello Stato [2], anche se dotati di personalità giuridica,

enti pubblici territoriali (Regioni, Province e Comuni) e dei consorzi tra essi costituiti [3],

Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura,

istituti universitari,

ASL,

enti ospedalieri,

enti pubblici di ricovero e cura aventi prevalente carattere scientifico,

– degli enti pubblici di assistenza e beneficenza e di quelli di previdenza.

Fornitori

Sono considerati “fornitori” della P.A. chiunque venda beni o effettui servizi (anche gli enti pubblici), salvo si tratti di professionisti soggetti a ritenuta d’acconto [4].

Inoltre lo split payment non opera in tutti i casi in cui l’operazione è soggetta a reverse charge, e cioè ad inversione del debitore dell’imposta: in pratica, si tratta dei casi in cui la fattura è emessa senza addebito di Iva, in quanto il cessionario/committente è chiamato ad assolverla mediante integrazione della fattura ricevuta.

Con comunicato stampa in data 9 gennaio 2015, il Mef ha precisato che le nuove regole trovano applicazione per le fatture emesse a partire dal 1° gennaio 2015.

Nulla muta, invece, per le fatture emesse nel 2014, anche se le stesse verranno incassate nel 2015 ed anche se le stesse erano state emesse con Iva ad esigibilità differita.

COME BISOGNA COMPORTARSI DA GENNAIO

I fornitori delle predette pubbliche amministrazioni dovranno emettere le fatture regolarmente, come hanno sempre fatto fino ad oggi: ossia con addebito di Iva, senza alcuna differenza rispetto al passato.

Meglio sarebbe apporre un’indicazione in fattura che evidenzi l’applicazione dello split payment, di questo tenore: “Fattura emessa ai sensi dell’art. 17-ter Dpr 633/1972, come modificato dall0art. 1, co. 629, Legge di Stabilità 2015”.

Bisogna comunque ricordare che, dal 31 marzo prossimo, bisognerà emettere alle amministrazioni solo le fatture elettroniche. Sebbene ad oggi, le specifiche tecniche del formato “xml” non contengono un campo specifico per l’indicazione del pagamento avvenuto secondo le regole dello split payment, si potrebbero comunque utilizzare i campi per le informazioni libere.

IL CREDITO VERSO IL CLIENTE

Il credito nei confronti del cliente nasce solo per l’imponibile (oltre eventuali importi non soggetti ad Iva). Con la conseguenza che di ciò bisognerà tenere conto in caso, per esempio, di azioni giudiziali per eventuali recupero crediti, onde evitare l’errore di richiedere somme non dovute e, quindi, vedersi proporre opposizione (per una ragione anche piuttosto ovvia) al decreto ingiuntivo.

PIGNORAMENTI

Le sentenze per pignoramento dei crediti dei fornitori presso terzi (le P.A.) dovranno allinearsi, in presenza di amministrazione terza pignorata, alla nuova norma e stabilire il pignoramento di somme solo nel limite del debito esigibile, cioè al netto dell’Iva.

note

[1] Co. 629 art. 1 legge di stabilità 2015 che ha introdotto un nuovo articolo, il 17-ter), all’interno del Dpr 633/72.

[2] Ossia i soggetti di cui al comma 5 dell’art. 6 del Dpr 633/72, e cioè degli enti nei confronti dei quali trova applicazione il meccanismo dell’esigibilità differita dell’imposta sul valore aggiunto.

[3] Ai sensi dell’art. 31 del Testo unico, di cui al Dlgs 267/2000.

[4] In realtà la legge parla di “ritenuta a titolo d’imposta”, ma si ritiene che si tratti di una cattiva formulazione della norma la quale invece vorrebbe riferirsi alla ritenuta d’acconto visto che parla di compensi. In questo ultimo caso, infatti, il soggetto risulta essere già monitorato attraverso il modello 770.


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2 Commenti

  1. Ma l’IVA che il fornitore paga per i suoi acquisti, che fine farà? sarà rimborsabile oppure decade il principio per cui lo Stato dà la possibilità di conguagliare l’IVA degli acquisti con quella sulle fatture emesse?

  2. Buongiorno! Ho una ditta di pulizie e presto servizi prevalentemente a palestre, condomini, uffici pubblici e privati. Mi sembra chiaro che per i condomini devo continuare a fare come ho sempre fatto non essendo soggetti che hanno una partita iva. Per le palestre e gli altri uffici?
    Grazieee

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