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La casa va in comunione se il genitore regala il denaro in minima parte

28 Gennaio 2015
La casa va in comunione se il genitore regala il denaro in minima parte

La donazione indiretta non è dimostrata per via dell’irrisorietà della somma versata da uno dei genitori della coppia.

Come abbiamo già anticipato nell’articolo “Donazione indiretta e comunione dei coniugi”, la casa che i genitori comprano al figlio sposato, dandogli i soldi affinché sia poi lui a versarli al venditore, non rientra nella comunione dei coniugi. E questo perché tale schema costituisce comunque una donazione (si definisce, tecnicamente, “donazione indiretta”) e, come tale, non rientra nella comunione legale fra i coniugi.

Tuttavia, a diversa soluzione si arriva se i genitori del coniuge erogano al figlio solo una minima parte della somma necessaria per l’acquisto, tanto da risultare irrilevante rispetto al prezzo finale. In tal caso, l’immobile rientra nella comunione e, in caso di separazione della coppia, va diviso.

A dirlo è la Cassazione con una sentenza pubblicata questa mattina [1]. In casi come questi manca la prova dello spirito di liberalità da parte del genitore.

Ricordiamo che la comunione legale nasce con lo scopo di tutelare la posizione dei coniugi attribuendo ad entrambi, in quote uguali (ossia al 50%) gli acquisti compiuti durante il matrimonio. Tuttavia non rientrano nella comunione (tra l’altro) i beni ottenuti, anche dopo il matrimonio, con donazione [2]. Ebbene, anche la donazione indiretta rientra in tale previsione e dunque resta fuori dalla comunione legale. Ma, prima, è necessario provare la donazione della somma necessaria a pagare l’immobile. Se, invece, il denaro donato si rivela tutt’altro che decisivo, mentre il resto del prezzo è stato corrisposto con denaro proveniente dai coniugi (o da uno solo di essi) l’acquisto deve dunque ritenersi attratto nel regime patrimoniale della comunione.


note

[1] Cass. sent. n. 1630/15 del 28.01.2015.

[2] Art. 179 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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