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Proroga comunicazione operazioni black list

12 Aprile 2016 | Autore:

> Business Pubblicato il 12 Aprile 2016



Slitta il termine per la comunicazione delle operazioni black list eseguite nel 2015. Ecco i nuovi termini e tutti i Paesi black-list 2015 – 2016.

Slitta al 20 settembre 2016 il termine per la comunicazione delle operazioni 2015 nei confronti di operatori con sede, residenza o domicilio in uno dei Paesi black list, assicurando a tutti gli operatori la possibilità di preparare per tempo l’invio dei dati.

La proroga, anticipata da un comunicato stampa dell’Agenzia delle Entrate, ha lo scopo di permettere agli operatori di adeguare i software necessari per l’invio delle comunicazioni sulle cessioni di beni e prestazioni di servizi nei confronti di operatori economici aventi sede, residenza o domicilio in Paesi a fiscalità privilegiata.

Le regole dell’adempimento sono quelle ridisegnate nel 2014 [1]. Una delle novità introdotte nell’ambito della comunicazione delle operazioni black list, riguarda la soglia limite che fissa l’obbligo o l’esclusione dal dover inviare la comunicazione di tutte le operazioni con Paesi black list per via telematica all’Agenzia delle Entrate.

Il decreto Semplificazioni ha pertanto previsto che, l’obbligo di comunicazione tramite modello polivalente, debba essere trasmesso solo qualora venga superata la soglia di 10mila euro all’anno. Al di sotto di tale limite, quindi c’è l’esclusione dall’obbligo di comunicazione delle operazioni con i Paesi black list.

Rispetto alla norma precedente, invece, la soglia limite per la comunicazione, era di tutte le cessioni di beni e le prestazioni di servizi, a partire da 500 euro qualora effettuate e ricevute nei confronti di operatori economici aventi sede, residenza o domicilio in Paesi black list.

Quali sono i Paesi Black List per il 2015-2016?

Trovi la lista completa dei Paesi Black-list nella nostra sezione in pratica in calce all’articolo.

Chi ha l’obbligo della comunicazione Paesi black-list?

L’obbligo di comunicazione riguarda le operazioni con controparti aventi sede, residenza o domicilio negli Stati o territori inseriti nelle “black list[2].

La periodicità delle comunicazioni per le operazioni black list diventa quindi con cadenza annuale. Per cui i contribuenti che nel corso del 2015, hanno intrattenuto rapporti commerciali con soggetti passivi residenti in uno dei paesi black list, effettuando cessioni o prestazioni complessivamente superiori a 10mila euro, devono assolvere l’obbligo annuale comunicazione black list, mediante la compilazione e l’invio per via telematica all’Agenzia delle Entrate.

La Legge di stabilità 2016 [3], ha abrogato la disciplina che dettava specifiche regole per la deducibilità dei componenti negativi relativi alle operazioni intercorse con imprese residenti ovvero localizzate in Stati o territori aventi regimi fiscali privilegiati [4]. In ragione dell’evoluzione del quadro giuridico sopra descritto, l’Agenzia delle Entrate ha disposto con il provvedimento del 25 marzo 2016, il differimento dei termini per consentire ai contribuenti di transitare più agevolmente dalla modalità di comunicazione delle informazioni relative alle operazioni con paesi a fiscalità privilegiata su base mensile e trimestrale a quella su base annuale.

Modello per la comunicazione Paesi Black list

Il modello polivalente comunicazione black list è lo stesso che l’Agenzia delle Entrate ha approvato con specifico provvedimento, per la comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini IVA, cd. Spesometro.

Il modello di comunicazione polivalente, con le relative istruzioni e specifiche tecniche, sono stati pubblicati sul sito ufficiale dell’Agenzia delle Entrate, e sono validi per la comunicazione delle operazioni con i Paesi black list e gli acquisti da parte degli operatori commerciali con residenza in Italia da San Marino.

Quali operazioni vanno incluse nella comunicazione black-list?

Le operazioni incluse nella comunicazione black list sono:

  • acquisto di merce da fornitore black list extra Ue con sdoganamento della merce in Ue;
  • cessioni di beni;
  • prestazioni di servizi registrate o soggette a registrazione;
  • prestazioni di servizi effettuate e ricevute;
  • importazione per cui l’Iva non è dovuta a seguito della presentazione in Dogana della lettera di intento;
  • importazione senza Iva;
  • fattura del fornitore registrata in contabilità prima della bolletta doganale.

Tali operazioni, per essere incluse nell’obbligo, devono essere compiute nei confronti di operatori economici con sede, residenza o domicilio in Stati “black list” da parte di soggetti passivi IVA residenti in Italia, imprese e lavoratori autonomi, fatta eccezione per i contribuenti minimi e per i contribuenti nel regime forfettario.

Cosa succede per omessa o ritardata comunicazione black-list?

In caso di omessa o ritardata comunicazione black list da parte di soggetti obbligati, è prevista una sanzione amministrativa, di diverso importo in base a se si ricorre o meno al ravvedimento operoso:

  • sanzione per omessa presentazione della comunicazione o di trasmissione della stessa con dati incompleti o inesatti: da euro 258 ad euro 2065;
  • sanzione per chi viola con una sola azione od omissione, diverse disposizioni anche relative a tributi diversi: la sanzione applicata è nella stessa misura equivalente alla violazione più grave, aumentata da un quarto al doppio;
  • sanzione per recidiva, in caso di ripetuta violazione dell’obbligo di comunicazione in esame: ciascuna violazione verrà punita secondo le regole del cumulo materiale, senza possibilità di applicare il cumulo giuridico alle relative sanzioni.

La violazione consistente nell’omessa presentazione della comunicazione o nella trasmissione della stessa con dati incompleti o inesatti può essere oggetto di ravvedimento operoso [5] con l’applicazione di una sanzione ridotta ed il calcolo degli interessi di mora per ogni giorno di ritardato pagamento.

D.ssa Manuela Adimari.

Quali sono i Paesi Black-list?

Sono Paesi Black List in assoluto per ogni tipo di attività:

Andorra; Bahamas; Barbados; Barbuda; Brunei; Gibuti (ex Afar e Issas); Grenada; Guatemala; Hong Kong; Isole Cook; Isole Marshall; Isole Vergini statunitensi; Kiribati (ex Isole Gilbert); Libano; Liberia; Liechtenstein; Macao; Maldive; Nauru; Niue; Nuova Caledonia; Oman; Polinesia francese; Saint Kitts e Nevis; Salomone; Samoa; Saint Lucia; Saint Vincent e Grenadine; Sant’Elena; Sark (Isole del Canale); Seychelles; Tonga; Tuvalu (ex Isole Ellice); Vanuatu.

Sono Paesi Black List per specifiche attività i seguenti Paesi:

  • Bahrein: con esclusione delle società che svolgono attività di esplorazione, estrazione e raffinazione nel settore petrolifero;
  • Monaco: con esclusione delle società che realizzano almeno il 25% del fatturato fuori dal Principato;
  • Angola: solo per le società petrolifere che hanno ottenuto l’esenzione dall’Oil Income Tax, per le società che godono di esenzioni o riduzioni d’imposta in settori fondamentali dell’economia angolana e per gli investimenti previsti dal Foreign Investment Code;
  • Antigua: solo per le international business companies, esercenti le loro attività al di fuori del territorio di Antigua, quali quelle di cui all’International Business Corporation Act, n. 28 del 1982 e successive modifiche e integrazioni, e per le società che producono prodotti autorizzati, quali quelli di cui alla locale legge n. 18 del 1975, e successive modifiche e integrazioni;
  • Dominica: sono per le international companies esercenti l’attività all’estero;
  • Ecuador: solo per le società operanti nelle Free Trade Zones che beneficiano dell’esenzione dalle imposte sui redditi;
  • Giamaica: solo per le società di produzione per l’esportazione che usufruiscono dei benefìci fiscali dell’Export Industry Encourage Act e per quelle localizzate nei territori individuati dal Jamaica Export Free Zone Act;
  • Kenia: solo per le società insediate nelle Export Processing Zones;
  • Panama: per le società i cui proventi affluiscono da fonti estere, secondo la legislazione di Panama, per quelle situate nella Colon Free Zone, oppure operanti nelle Export Processing Zone;
  • Portorico: per le società esercenti attività bancarie, per quelle previste dal Puerto Rico Tax Incentives Act del 1988 o dal Puerto Rico Tourist Development Act del 1993;
  • Svizzera: per le società non soggette alle imposte cantonali e municipali, quali le società holding, ausiliarie e «di domicilio»;
  • Uruguay: solo per le società esercenti attività bancarie e per le holding che esercitano esclusivamente attività off-shore

note

[1] D.Lgs. 175/2014

[2] DM 4 maggio 1999 e 21 novembre 2001. In virtù del rinvio della norma ai soli “Stati o territori” , e non ai regimi fiscali contenuti nelle due liste in questione, non devono essere considerate le limitazioni contenute negli artt. 2 e 3 del DM 21 novembre 2001 (quest’ultimo abrogato dal DM 30 marzo 2015).

[3] Legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità 2016), art. 1, c. 142.

[4] TUIR art. 110, c. 10, 11, 12 e 12-bis.

[5] D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 13.


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