Diritto e Fisco | Editoriale

La tutela dei diritti d’autore nelle licenze Creative Commons

14 ottobre 2011 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 ottobre 2011



Cosa sono le licenze Creative Commons e come funzionano: un panorama sull’originale invenzione del prof. Lessing che, diffusasi in tutto il mondo, ha creato una valida alternativa tra il sistema chiuso del copyright e invece l’assenza di protezione dei contenuti freeshare.

Questa rubrica ha più volte spiegato come la tutela delle opere dell’ingegno, regolata in Italia dalla legge sul diritto d’Autore (1), attribuisca una serie di diritti (morali e di sfruttamento economico) che durano per tutta la vita dell’autore, fino a 70 anni dopo la sua morte. Questa garanzia, che trova la propria giustificazione nell’esigenza di retribuire l’autore per lo sforzo creativo e garantirgli un incentivo alla produzione stessa, nel nostro Paese è attuata dalla S.I.A.E..

L’avvento di internet ha tuttavia posto l’urgente l’esigenza di individuare ed introdurre nuovi meccanismi di protezione dei diritti degli autori, che possano essere al passo coi tempi e con gli strumenti del mondo virtuale.

E’ così nato, nel 2000, all’interno delle Università di Harvard e Stanford, un progetto volto a creare forme capaci di tutelare gli autori attraverso strade alternative al copyright ossia alle licenze ‘All rigth riserved(Tutti i diritti riservati – all’autore -).

Si è così giunti alla creazione delle licenze Creative Commons, che accompagnano l’opera con la dicitura ‘Some rigth riserved(Alcuni diritti riservati – all’autore). Ciò sta a significare che, su tali opere, gli autori si riservano solo alcuni diritti (some) e non tutti (all) quelli che la legge normalmente attribuisce loro.

Le licenze Creative Commons, in altre parole, permettono al creatore di contenuti di conservare non la piena proprietà intellettuale, ma solo alcune specifiche prerogative. Esse consentono, così, la diffusione e la condivisione delle opere, senza violazioni della normativa sul diritto d’autore. L’intenzione è quella di rendere il diritto di accesso alla conoscenza collettiva un nuovo diritto universale, da porre a base di un modello di sviluppo, nel quale vengano sapientemente bilanciati da un lato gli interessi economici dei creatori e dei distributori di opere intellettuali, dall’altro l’interesse collettivo all’accesso ai nuovi beni digitali.

Nella pratica, le licenze Creative Commons offrono l’utilizzo dell’opera a patto che vengano rispettate alcune condizioni, qui di seguito esemplificate:

1) l’uso dell’opera è consentito nella maniera più ampia a ciascuno. L’utente può copiarla, distribuirla o semplicemente mostrarla, a condizione che tali utilizzi menzionino sempre la paternità dell’opera, in modo chiaro e non equivoco (c.d. criterio dell’attribuzione);

2) l’autore può permettere agli utenti di servirsi della sua opera purché non venga usata con fini di lucro (c.d. criterio dell’attribuzione non commerciale);

3) l’autore vieta solo che la propria opera venga modificata o alterata (c.d. criterio dell’inammissibilità delle opere derivate);

4) l’autore permette che l’utente possa modificare la propria opera, ma le copie generate devono essere distribuite con la medesima licenza dell’originale (c.d. criterio della condivisione allo stesso modo) e non dunque con forme “All right riserved”.

Tali licenze permettono: al destinatario finale (l’utente) di servirsi dell’opera gratuitamente e, contestualmente, agli artisti di autoprodurre e controllare la propria creatura (poiché, come abbiamo appena visto, possono riservarsi alcuni diritti e cedere determinati permessi).

Tuttavia le licenze Cretative Commons, rilasciate autonomamente dagli autori, non sono compatibili con il tradizionale mandato S.I.A.E., giacché quest’ultima riscuote i diritti d’autore che le vengono affidate mediante un mandato di carattere esclusivo.

Oggi, gli autori si trovano di fronte al bivio se mantenere inalterati i diritti previsti dalla legge tradizionale (rinunciando alla possibilità di far circolare legalmente la propria opera col passaparola), oppure incoraggiare la condivisione e la circolazione dei prodotti. Qualora scelgano l’opzione tradizionale, si iscriveranno alla S.I.A.E. Diversamente, rilasceranno le proprie opere con una licenza libera Creative Commons, rinunciando ai servizi della S.I.A.E.

Sempre più artisti preferiscono licenze alternative al classico “Tutti i diritti riservati”. E’ diffuso infatti il convincimento che ciò permetta di promuovere meglio le opere, consentendo ad un pubblico più vasto di apprezzarne lo sforzo artistico, con un evidente guadagno in termini di immagine.

Il dicembre scorso, a Roma, è stata ufficializzata la costituzione del gruppo di lavoro, composto da rappresentanti della S.I.A.E. e da esponenti del gruppo di lavoro Creative Commons Italia. Il gruppo ha lo scopo di individuare forme in cui agli autori che hanno optato per le licenze libere, riservandosi gli usi commerciali, possano comunque affidare alla S.I.A.E. la raccolta e distribuzione dei guadagni.

note

(1) L. 633 del 1941 e succ. modifiche.

(2) Normalmente poste in forma alternativa, ma che possono tra loro indistintamente essere combinate.


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