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Pensioni di reversibilità: la guida

13 Aprile 2016 | Autore:
Pensioni di reversibilità: la guida

Facciamo il punto sulle pensioni di reversibilità, o meglio sulle pensioni ai superstiti: a chi spettano e in quali casi, con quali importi, le ipotesi di modifica.

Il tema delle pensioni di reversibilità è tornato ultimamente sulla breccia a causa dei numerosi tentativi di inserire all’interno di vari decreti del governo, delle modifiche che leghino la percezione di tale trattamento all’ISEE (rendendola dunque una prestazione di welfare e non una prestazione di previdenza), modifiche che avrebbero come effetto concreto l’eliminazione delle pensioni di reversibilità per alcune categorie (leggi al riguardo : Addio reversibilità, il Governo riprova a cancellarla)

Cerchiamo con questa guida di fare il punto su requisiti e modalità di percezione della pensione superstiti dunque sia rispetto alla pensione di reversibilità, sia alla pensione indiretta, sia alle indennità una tantum e per morte.

Cos’è la pensione di reversibilità

La pensione di reversibilità è una prestazione economica che viene erogata ai familiari di un pensionato deceduto, il cui importo viene stabilito in una percentuale dell’importo originario della pensione stessa.

Qual è la differenza tra la pensione di reversibilità e la pensione indiretta?

La pensione indiretta, a differenza della pensione di reversibilità, è dovuta ai familiari di un lavoratore non ancora pensionato, deceduto, posto che questi abbia ricevuto:

  • almeno 260 contributi settimanali dei quali almeno 156 nei cinque anni precedenti la morte
  • almeno 780 contributi settimanali comunque percepiti.

Qual è la differenza tra pensione di reversibilità e indennità per morte?

L’indennità per morte a differenza della pensione di reversibilità e della pensione indiretta è una prestazione che i familiari ricevono solo nel caso in cui nessuno dei superstiti abbia i requisiti per ottenere la pensione indiretta o la pensione di reversibilità e il defunto abbia versato almeno un anno di contributi.

L’indennità per morte è pari a 45 volte i contributi versati. La domanda va presentata all’INPS entro un anno dalla morte del congiunto.

Cos’è l’indennità “una tantum”?

L’indennità “una tantum” [1] spetta a coloro i quali non avendo diritto alla pensione di reversibilità o a pensione indiretta:

  • non abbiano diritto a rendite per infortunio sul lavoro o malattia professionale in conseguenza della morte del lavoratore assicurato;
  • si trovino nelle condizioni reddituali richieste dalla legge per la corresponsione dell’assegno sociale.

Possono ottenere l’indennità, pertanto, i superstiti dei lavoratori assicurati a seguito di attività lavorativa iniziata dopo il 31.12.1995 (ossia che avrebbero avuto una pensione con calcolo contributivo).

La misura dell’indennità “una tantum” è pari all’ammontare mensile dell’assegno sociale moltiplicato per il numero delle annualità di contribuzione accreditata.

Il diritto ha una prescrizione decennale che decorre dalla data di morte del congiunto.

Da quando spetta la pensione di reversibilità?

La pensione di reversibilità spetta a partire dal primo giorno del mese successivo a quello del decesso (ciò a prescindere dal momento effettivo in cui la domanda viene presentata).

A chi spetta la pensione di reversibilità?

La pensione di reversibilità spetta ai seguenti familiari (alternativamente):

  • al coniuge (sia marito, sia moglie ovviamente) superstite, anche se al momento della morte sia separato dal defunto (se il giudice al momento della separazione aveva concesso al superstite gli alimenti);
  • al coniuge superstite divorziato (nei casi in cui il giudice avesse riconosciuto al momento del divorzio l’assegno divorzile);
  • ai figli minorenni al momento della morte dei genitori o inabili, studenti universitari a carico dei genitori;
  • ai nipoti che fossero a totale carico della nonna o del nonno al momento della sua morte;
  • se mancano il coniuge, i figli, i nipoti, la pensione spetta ai genitori che abbiano un’età inferiore ai 65 anni e che non siano già titolari di altro trattamento pensionistico e siano a carico del figlio defunto.

Qual è l’importo della pensione di reversibilità?

La pensione per i superstiti come accennato ammonta ad una percentuale dell’importo originario della pensione.

Generalmente l’importo viene determinato secondo questi parametri di seguito riportati:

  • il 100% della pensione se viene erogato in favore del coniuge superstite e di 2 o più figli;
  • il 100% della pensione se viene erogato in favore di tre o più figli;
  • l’80% della pensione se viene erogata in favore di un coniuge e un figlio;
  • l’80% della pensione se viene erogata in favore di 2 figli;
  • il 70% della pensione se viene erogata in favore di un solo figlio superstite (minore, disabile o studente a carico dei genitori);
  • il 60% della pensione spettante se viene erogata a favore del solo coniuge superstite.

Per ogni altro familiare che abbia diritto alla reversibilità (diverso da coniuge figli o nipoti) la somma viene maggiorata del 15% [2].

Come si percepisce la pensione di reversibilità in presenza di altri redditi?

Nel caso in cui i beneficiari della pensione di reversibilità siano titolari di altri redditi la pensione subisce una decurtazione nelle seguenti misure:

  • Reddito superiore a 3 volte il trattamento minimo annuo del fondo pensioni lavoratori dipendenti: riduzione del 25%;
  • Reddito superiore a 4 volte il trattamento minimo annuo del fondo pensioni lavoratori dipendenti: riduzione del 40%;
  • Reddito superiore a 5 volte il trattamento minimo annuo del fondo pensioni lavoratori dipendenti: riduzione del 50%.

Come si presenta domanda per la pensione di reversibilità?

Le domande per la pensione di reversibilità o per la pensione indiretta possono essere presentate per via telematica utilizzando il sito INPS, con il codice PIN, o attraverso un patronato CAF o un intermediario.

Per ulteriori informazioni è disponibile un call center INPS al numero gratuito 803164.

La domanda vale anche come richiesta dei ratei di pensione maturati e non riscossi dal deceduto.
Nel caso di orfani minori, la richiesta deve essere presentata da chi ne ha la legale rappresentanza.

La domanda per la concessione della pensione ai superstiti può essere presentata in qualsiasi momento successivo alla morte dell’iscritto o del pensionato. Trascorsi, tuttavia, dieci anni dal decesso, i ratei di pensione non riscossi cadono in prescrizione [3].

Quando cessa la pensione di reversibilità?

La pensione di reversibilità cessa nei seguenti casi:

  • Matrimonio: cessa per il coniuge che contrae nuovo matrimonio (al coniuge spetta solo l’una tantum pari a due annualità della sua quota di pensione, compresa la tredicesima mensilità, nella misura spettante alla data del nuovo matrimonio);
  • Altra pensione: cessa per i genitori qualora conseguano altra pensione;
  • Compimento di 18 anni: cessa per i figli minori, al compimento del 18° anno di età;
  • Inabilità: cessa per i figli inabili qualora venga meno lo stato di inabilità;
  • Pensione o matrimonio di fratelli e sorelle: cessa per i fratelli e le sorelle qualora conseguano altra pensione, o contraggano matrimonio, ovvero venga meno lo stato di inabilità;
  • Figli che lavorano o interrompono gli studi: per i figli studenti di scuola media o professionale che terminano o interrompono gli studi e comunque al compimento del 21° anno di età. In questo caso la prestazione di un’attività lavorativa da parte dei figli studenti, il superamento del 21° anno di età e l’interruzione degli studi non comportano l’estinzione, ma soltanto la sospensione del diritto alla pensione;
  • Compimento di 26 anni: cessano per i figli studenti universitari che terminano o interrompono gli anni del corso legale di laurea e comunque al compimento del 26° anno di età. La prestazione di un’attività lavorativa da parte dei figli universitari e l’interruzione degli studi non comportano l’estinzione, ma soltanto la sospensione del diritto alla pensione;
  • Nipoti minori e figli legittimi: per i nipoti minori, equiparati ai figli legittimi, valgono le medesime cause di cessazione e/o sospensione dal diritto alla pensione ai superstiti previste per i figli.

 

In generale si deve tener presente che la cessazione di uno o più soggetti dalla condizione di contitolarità, determina la riliquidazione della prestazione nei confronti dei restanti beneficiari.

In questo caso naturalmente la pensione viene ricalcolata in base alla mutata condizione, calcolando la pensione dalla decorrenza originaria con gli incrementi perequativi e di legge intervenuti nel tempo.


note

[1] Legge 8 agosto 1995, n. 335

[2] Come chiarisce l’INPS, Le pensioni ai coniugi superstiti aventi decorrenza dal 1° gennaio 2012 sono soggette ad una riduzione dell’aliquota percentuale, rispetto alla disciplina generale, nei casi in cui il deceduto abbia contratto matrimonio ad un’età superiore a 70 anni; la differenza di età tra i coniugi sia superiore a 20 anni o il matrimonio sia stato contratto per un periodo di tempo inferiore ai dieci anni. La decurtazione della pensione ai superstiti non opera qualora vi siano figli minori, studenti o inabili fonte: sito ufficiale INPS.

[3] Cod. civ. art. 2946


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