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Guida al conto deposito: il prodotto preferito dai risparmiatori

13 Aprile 2016 | Autore:
Guida al conto deposito: il prodotto preferito dai risparmiatori

I risparmiatori italiani continuano a prediligere i conti di deposito, in quanto considerati strumenti finanziari di investimento a basso rischio e ad alto rendimento.

  

Nonostante la riduzione del costo del denaro induca le banche ad offrire percentuali di interesse sempre più ridotte, i risparmiatori italiani continuano a prediligere, tra i vari strumenti di investimento proposti dagli istituti bancari (azioni, polizze sulla vita, obbligazioni, etc.), i coseddetti conti di deposito, poiché da sempre ritenuti una forma di investimento capace di garantire un rendimento sicuro a fronte di un minimo rischio.

Che cos’è un conto di deposito e come funziona?

Il conto di deposito è un conto aperto presso una banca o un intermediario finanziario il quale, a fronte del deposito di liquidità da parte del risparmiatore per un certo periodo di tempo, si impegna a corrispondere a quest’ultimo un credito, costituito da un tasso di interesse sulle somme depositate per il periodo in cui le stesse sono state custodite dall’istituto bancario o dall’intermediaio finanziario. Solitamente i conti di deposito devono essere abbinati ad un conto corrente, che viene definito conto d’appoggio. Tale abbinamento è finalizzato a consentire le operazione di versamento e di prelievo delle somme, le quali fisicamente sono depositate nel conto corrente. La gestione del conto, così come previsto per i conti correnti, è possibile anche online, con funzionalità identiche a quelle che connotano la gestione allo sportello.

Qual è la differenza tra conto deposito e conto corrente?

Il conto di deposito differisce dal conto corrente in quanto, rispetto a quest’ultimo, non consente di effettuare operazioni bancarie diverse dai versamenti e dai prelievi. Se, infatti, per il correntista è possibile effettuare bonifici, emettere assegni, richiedere carte di credito o bancomat, etc., tali operazioni non sono consentite al titolare di un deposito bancario, il quale potrà esclusivamente versare e prelevare i propri risparmi dal conto.

Tale limitata operatività, tuttavia, rende i conti di deposito più redditizi rispetto ai conti correnti poiché, a fronte dei predetti limiti alle operazioni consentite, gli istituti bancari sono soliti offrire una tasso di interesse più elevato rispetto a quello concesso per i conti correnti.

Quali sono le tipologie di conto di deposito?

Il conto di deposito può essere libero o vincolato.

Il conto di deposito libero non è sottoposto a vincoli temporali e, pertanto, consente di poter disporre in qualsiasi momento della propria liquidità. Per tale tipologia di conto è generalmente corrisposto un tasso di interesse inferiore rispetto a quello offerto per i depositi vincolati.

Il conto di deposito vincolato, al contrario, consente di prelevare le somme depositate solo dopo il decorso di un periodo di tempo prestabilito ma è connotato, in compenso, da una redditività maggiore. Più lungo è il periodo di deposito, più remunerativo sarà il conto. Diversamente, in caso di prelievo anticipato delle somme, l’istituto bancario potrebbe prevedere la mancata corresponsione degli interessi o il pagamento di una penale.

Come sono tassati i conti di deposito?

Trattandosi di uno strumento di investimento destinato a produrre un rendimento, dato dal tasso di interesse corrisposto dalla banca o dall’intermediario finanziario, i conti di deposito subiscono una tassazione come tutte le rendite finanziarie. Tale tassazione, attualmente, è del 26% sugli interessi maturati.

Occorre, dunque, prestare attenzione al tasso di interesse proposto dalle banche, in quanto quest’ultimo è solitamente riportato al lordo. Ciò vuol dire che, per definire la percentuale di interesse effettivamente corrisposta, occorrerà detrarre il 26% dal tasso di interesse lordo promesso.

Dal tasso di interesse lordo occorrerà, inoltre, detrarre l’imposta di bollo, di cui l’intermediario finanziario si fa carico solo in rare ipotesi. Tale imposta, attualmente dello 0.20%, è progressiva, in quanto calcolata proporzionalmente sulle somme depositate.

Come sono garantiti i conti di deposito in caso di fallimento della banca?

La principale preoccupazione dei risparmiatori che decidono di investire liquidità in conti di deposito o in qualsivoglia strumento finanziario di investimento è quella di perdere i propri risparmi e gli interessi maturati in caso di fallimento della banca.

Tale rischio, invero, è scongiurato dall’obbligo per tutte le banche operanti in ambito comunitario di aderire al c.d. Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi [1]. In virtù di tale adesione, ogni conto di deposito gode di una garanzia fino a 100 mila euro [2].

Non sono, invece, tenute ad aderire al predetto Fondo le banche straniere con filiali in Italia, le quali possono al limite aderire ad un analogo fondo previsto nel proprio paese di appartenenza.

Cosa valutare prima di aprire un conto di deposito?

Dopo aver valutato l’opportunità di aprire un conto di deposito libero o vincolato in base alle proprie specifiche esigenze, il risparmiatore dovrà orientarsi tra le numerose offerte di conto deposito, tutte apparentemente vantaggiose, proposte da numerose banche ed intermediari finanziari.

Analizzati i principali elementi caratterizzanti tale prodotto finanziario, al fine di poter individuare il conto di deposito maggiormente conveniente il risparmiatore dovrà effettuare semplicemente un raffronto tra il tasso di interesse proposto (ovviamente al netto della sopra descritta tassazione) e le spese richieste per l’apertura e la chiusura del conto (comprese eventuali penali in caso di prelievo anticipato rispetto al vincolo temporale contrattualmente previsto), nonchè per le operazioni di prelievo e versamento. Solo un raffronto tra vantaggi e costi, infatti, consentirà di operare un utile distinguo tra i vari conti di deposito proposti.

Alla base di tale valutazione vi sarà un unico dato certo, ossia l’attuale riduzione dei tassi al minimo, dovuta al continuo calo del costo del denaro imposto dalla Banca Centrale Europea. Tanto comporta la necessità di vincolare i propri risparmi a lungo termine per poter usufruire di una remunerazione che possa dirsi adeguata.

note

[1] Direttiva 2009/14/CE

[2] D.Lgs. 24.03.2011, n. 49.


2 Commenti

  1. Scrivete all’inizio dell’articolo:
    “Nonostante l’aumento del costo del denaro induca le banche …”

    Aumento del costo del denaro ?

    1. Gentile Lettore la ringraziamo della segnalazione, era evidentemente un errore di battitura che è stato prontamente corretto come potrà leggere.
      Continui a seguirci con questa attenzione.

      Staff.

      LLPT

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