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Pensioni anticipate: ecco il part-time agevolato

14 Aprile 2016
Pensioni anticipate: ecco il part-time agevolato

La riforma firmata ieri dal Governo: riduzione dell’orario e pensione intatta. I dettagli del Part-time agevolato e il “corto circuito” della pensione per donne

Il decreto attuativo[1] della legge di stabilità [2] prevede il cosiddetto “Part-time agevolato”, un intervento che costa allo stato 240milioni di euro ma che ci si aspetta abbia un grande successo. Vediamo di cosa si tratta e chi può richiederlo.

Cos’è il part-time agevolato

Il part-time agevolato consiste in un accordo che può fare con la propria azienda il lavoratore vicino alla pensione.

In sostanza con il part-time agevolato viene concordato un orario che può andare dal 40% al 60% di quello previsto per il full-time a fronte però di una retribuzione che non è proporzionalmente più bassa. Essa difatti scende solo a circa due terzi del salario originario. Nella pratica l’orario si dimezza, la busta paga no (ma si abbassa un po’). Il meccanismo difatti prevede che l’azienda versi in busta paga i contributi di propria competenza relativi all’ammontare di ore ridotte in seguito all’accordo (contributi che in condizioni normali avrebbe dovuto invece versare all’INPS). Ma i contributi del lavoratore? Quelli saranno erogati direttamente dall’INPS con la voce “contributi figurativi“. Quindi riassumendo:

  • orario ridotto dal 40% al 60% (a seconda degli accordi);
  • busta paga ridotta di circa il 33%;
  • contributi intatti;
  • pensione intatta.

Chi può richiedere il part-time agevolato?

Il part-time agevolato è consentito per tutti i lavoratori del settore privato che si trovino a non più di tre anni dal raggiungimento dei requisiti per la pensione anticipata. Dunque per coloro che entro il 31 dicembre 2018 maturino i requisiti per accedere alla pensione “di anzianità” che – lo ricordiamo – corrispondono ad almeno 20 anni di contributi, e 66 anni e 7 mesi di età al 2018.

La logica dell’intervento difatti è quella di favorire l’uscita anticipata del lavoratore più anziano dal mercato del lavoro (attraverso una riduzione dell’orario di lavoro), favorendo al contempo l’ingresso dei giovani.

Part-time agevolato: una misura che conviene a tutti?

La misura conviene a tutti, sembra. A meno di sorprese, difatti, il provvedimento è vantaggioso sia per le imprese (che risparmiano sullo stipendio del lavoratore), sia per i lavoratori anziani (che senza modifiche alla pensione possono decidere di lavorare meno con una riduzione di stipendio meno che proporzionale alle ore non lavorate) sia per i giovani che potrebbero ottenere dall’azienda l’occasione di attivare una sorta di staffetta generazionale.

È tuttavia evidente che i due fenomeni non sono legati: per attivare il part-time non è necessario che ci siano nuove assunzioni.

Il problema del pensionamento anticipato per le donne

C’è poi il nodo cruciale della pensione per le donne. La UIL avrebbe studiato che le donne sono svantaggiate perché il diverso requisito anagrafico previsto per la pensione di anzianità ha creato in questo senso un “corto circuito”: le donne nate nel 1951 che arriverebbero cioè ad avere i requisiti dell’anzianità nel 2018 con un’età di 66 anni e 7 mesi, sarebbero già uscite nel 2012. Quelle nate nel 1952 usciranno quest’anno quando i requisiti per la pensione sono di 64 anni, le donne del 1953, invece, raggiungerebbero i requisiti oltre il dicembre del 2018.

Questo effetto distorsivo dunque dovrà trovare una soluzione pratica, sulla quale naturalmente vi terremo aggiornati.


note

[1] DM del MEF e MLPS del 13/04/2016

[2] L. 208/2015


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1 Commento

  1. Non si trova mai soluzione di un certo spessore, specialmente nella materia di pensione, si fanno cose che non hanno senso, è che, sara un’altro fallimento, ma con un consumo di denaro pubblico.. Non usciremo mai da un contesto di crisi, fino a quanto il governo Bambino non finisce di giocare, sempre con la pelle dei cittadini.
    Il motivo è che, il lavoro ridotto e solo buono per il datore, che risparmia il terzo dello stipendio e pure sui contributi figurativi, il prestatore di opera, anche se deve lavorare di meno, ad esempio, invece di 8 ore farà 5 ore al giorno la sua produttività non cambia, perché non è lavoro fatto da robot, ma lavoro dilazionato di umani.
    Questo è successo in passato in una azienda, che furbamente per risparmiare faceva lavorare a contratto Part-Time, con lo scopo che quello che il lavoratore prestatore di opera doveva fare in 8 ore lo faceva in 4 ore. Non ci vuole tanto per capire che si ripeterà la stessa cosa.

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