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Sovraindebitamento: esdebitazione consumatori e legge salva suicidi

15 Aprile 2016
Sovraindebitamento: esdebitazione consumatori e legge salva suicidi

In 7 passaggi chiave il procedimento della legge 3/2012 che consente di liberarsi dai debiti attraverso un piano di rientro guidato.

È stata chiamata “Legge salva suicidi[1] e consente ai soggetti sovraindebitati e che versano in situazioni di difficoltà economica grave, di richiedere un piano di rientro creditizio con l’assistenza di un perito nominato dal Tribunale che analizzerà la situazione economica del debitore e definirà una modalità di rientro da proporre ai creditori.
La legge prende le mosse da una disposizione già presente nella Legge Fallimentare [2], ma la grande novità inserita nel 2012 è la possibilità che il processo di liberazione del debito possa avvenire ora anche per il consumatore.

Nella nostra sezione in pratica i 7 passaggi chiave per la richiesta di esdebitazione, ma vediamo quali sono i requisiti e tutti i dettagli, partendo dalla definizione di esdebitazione.

Cos’è l’esdebitazione?

Entrato in vigore lo scorso 28 gennaio 2015 il procedimento di esdebitazione permette al debitore – sia esso un’impresa o un privato cittadino – di usufruire di un piano di rientro agevolato e assistito da un esperto nominato dal Tribunale. Si tratta in sostanza di una ristrutturazione del debito attraverso la quale si paga meno di quanto previsto attraverso un processo di vendita del proprio patrimonio disponibile.

Esistono delle condizioni per poterne usufruire, naturalmente, prime tra tutte il requisito di base che consiste nell’essere in condizioni di difficoltà tali da non poter affrontare il pagamento del debito.

Ecco di seguito le condizioni da soddisfare per il consumatore.

Requisiti per l’esdebitazione del consumatore

Il consumatore che volesse usufruire dell’esdebitazione permessa con la legge salva suicidi, dunque di essere liberato dai debiti residui nei confronti dei creditori, deve dimostrare di aver fatto tutto quanto in proprio potere per far fronte al debito ma di non esservi riuscito. Nella fattispecie questo si concretizza nell’aver soddisfatto alcuni requisiti:

  • non essere stato condannato in via definitiva – con sentenza passata in giudicato – per la violazione delle regole e dei principi che presidiano la disciplina dell’accordo o del piano del consumatore;
  • aver svolto – nei 4 anni successivi al deposito della domanda di liquidazione – un’attività produttiva di reddito adeguata alle proprie competenze e alla situazione di mercato;
  • aver cercato e non aver rifiutato senza giustificato motivo – nei 4 anni successivi al deposito della domanda di liquidazione – proposte di lavoro;
  • aver soddisfatto almeno in parte i creditori con i quali aveva contratto il debito in un momento precedente al decreto con il quale è stata dichiarata aperta la procedura di liquidazione dei beni.

Con riferimento alla corretta esecuzione della procedura inoltre, il consumatore dovrà dimostrare di:

  • aver cooperato al regolare ed efficace svolgimento della procedura avendo fornito tutte le informazioni e la documentazione utili;
  • avere facilitato il proficuo svolgimento delle operazioni.

La richiesta di esdebitazione infine non può essere fatta prima di 8 anni da una richiesta precedente per lo stesso procedimento.

Esdebitazione: chi elabora il piano del consumatore?

Il piano di esdebitazione, che nel caso del consumatore si chiama appunto “piano del consumatore” può essere elaborato da un professionista abilitato o da altro ente ammesso dal decreto [2]. In particolare:

  • commercialisti;
  • avvocati;
  • notai;
  • studi associati;
  • altri soggetti, a condizione che possiedano i requisiti formativi e di esperienza indicati all’interno del decreto ministeriale;
  • pubbliche amministrazioni, ovvero organi costituiti dai Comuni, dalle Province, dalle Regioni, dalle Università e dagli organismi di conciliazione costituiti presso le camere di commercio.

Si tenga presente che il giudice può omologare il piano del consumatore anche se i creditori non sono d’accordo, qualora egli ritenga che il credito possa essere soddisfatto dall’esecuzione del piano in misura non inferiore a quella che si otterrebbe con la procedura della liquidazione dei beni.
Dal momento in cui il piano è omologato è vietato ai creditori anteriori iniziare o proseguire azioni esecutive individuali, né iniziare o proseguire azioni cautelari o acquistare titoli di prelazione sul patrimonio del consumatore. Ai creditori posteriori è vietato procedere con azioni esecutive sui beni oggetto del piano del consumatore.

Quando non è possibile attivare il procedimento di esdebitazione?

L’esdebitazione non è ammissibile (oltre ai casi di mancanza dei requisiti sopra riportati) quando:

  • il debitore nei cinque anni precedenti alla procedura di liquidazione o durante il procedimento stesso, ha posto in essere delle frodi nei confronti dei creditori o ha effettuato pagamenti, vendite, cessioni (ovvero qualsiasi atto dispositivo del proprio patrimonio) che ha avuto come effetto l’aver privilegiato alcuni creditori piuttosto che altri;
  • il debitore ha concorso alla situazione di indebitamento perché tale condizione è stata determinata da un ricorso al credito “colposo”, ovvero il debito contratto era manifestatamente sproporzionato rispetto alle capacità patrimoniali dello stesso.

L’esdebitazione è possibile anche verso i debiti di Equitalia.

Il Tribunale di Busto Arsizio [3] ha stabilito che il procedimento può essere attivato anche nel caso in cui il creditore sia solo uno e se questo corrisponde all’agente di riscossione, dunque Equitalia.

Come si richiede l’esdebitazione?

L’esdebitazione può essere avviata con l’aiuto di un professionista abilitato (avvocati, dottori commercialisti, notai, ragionieri e ragionieri commercialisti) che siano disposti ad assistere il consumatore.

Nella nostra sezione in pratica i passaggi chiave del processo.

Quando viene revocata l’esdebitazione?

Il provvedimento con il quale è stata concessa l’esdebitazione può essere revocato su istanza dei creditori quando il giudice accerti la sussistenza di cause di esclusione del beneficio oppure quando risulti che:

  • è stato dolosamente o con colpa grave aumentato o diminuito il passivo;
  • è stata sottratta o dissimulata una parte rilevante dell’attivo;
  • sono state simulate attività inesistenti.

01| Il consumatore seleziona un professionista abilitato.

02| Il consumatore effettua domanda di nomina del professionista al Presidente del Tribunale competente per territorio.

03| Il professionista una volta nominato redige un piano del consumatore che prevede la ristrutturazione del debito, la soddisfazione dei crediti e le modalità per l’eventuale liquidazione dei beni.

04| Il professionista deposita il piano del consumatore presso il Tribunale direttamente e allega un elenco riportante tutti i creditori, le somme dovute, gli eventuali atti di disposizione del patrimonio; una relazione particolareggiata che riporti le cause di indebitamento, le ragioni dell’incapacità di adempimento del debitore, la solvibilità del consumatore, l’esplicazione della convenienza del piano rispetto all’alternativa liquidatoria.

05| Il giudice valuterà e concederà la presentazione di ulteriori documenti entro i successivi 15 giorni.

06| Il giudice fissa un’udienza con decreto d’urgenza (essa dovrà tenersi entro i 60 giorni dal deposito del piano).

07| Il professionista trasmette il piano a tutti i creditori entro i 30 giorni precedenti all’udienza.

note

[1] R.D. 16 marzo 1942, n. 267
[2] Legge 27 gennaio 2012, n. 3
[3] Trib. Busto Arsizio, Decreto nel procedimento per Composizione della crisi da Sovraindebitamento n 1/2014 del Reg. Gen.


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