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Lo sai che? Convivenza e rapporti sessuali dopo la separazione: rilevano ai fini della riconciliazione?

Lo sai che? Pubblicato il 29 gennaio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 29 gennaio 2015

Perché la ripresa dei rapporti tra coniugi possa interrompere il termine dei tre anni necessari per ottenere il divorzio, essa non deve essere solo temporanea, ma deve basarsi su una ricostituzione effettiva dell’unione materiale e affettiva della coppia.

Si susseguono negli ultimi tempi le pronunce della Cassazione in tema di riconciliazione coniugale a riprova di un sempre crescente contenzioso sull’argomento. Ricordiamo, a riguardo, che i coniugi hanno la possibilità – senza che occorra l’intervento del giudice – di far cessare gli effetti della sentenza di separazione con una dichiarazione espressa o con un comportamento non equivoco che sia incompatibile con lo stato di separati [1] (per un approfondimento rinviamo agli articoli: “La riconciliazione dei coniugi” e “Quando si ha riconciliazione coniugale? “.

Quando la riconciliazione avviene senza che marito e moglie abbiano compiuto una dichiarazione espressa, il problema maggiore che si pone riguarda l’aspetto della prova ad essa relativa.

Si tratta di questione di non poco conto in quanto -lo ricordiamo – dalla riconciliazione derivano importanti conseguenze quali:

– l’interruzione del decorso dei tre anni per chiedere il divorzio (sicché sarà preclusa la possibilità di ricorrere al giudice, salvo il decorso di un nuovo triennio senza che i coniugi abbiano si siano riconciliati);

– il ripristino in via automatica del regime di comunione legale eventualmente operante tra le parti;

– il venir meno dell’obbligo di versare l’assegno all’ex eventualmente disposto dal giudice.

Si tratta di motivi per i quali, non di rado, la parte refrattaria a concedere il divorzio al coniuge o che voglia liberarsi dell’obbligo di mantenimento dell’ex approfitta di circostanze occasionali di riavvicinamento (come ad esempio un viaggio fatto insieme) per far valere l’intervenuta riconciliazione.

Sul tema della prova della riconciliazione si è proprio di recente pronunciata la Cassazione [2] che, con particolare riferimento all’ipotesi di ripristino dei rapporti tra i coniugi, ha approfondito il significato del concetto dell’unione tra marito e moglie rilevante ai fini della riconciliazione.

Pur ribadendo il consolidato orientamento sul tema [3], nello specifico, la Suprema Corte ha precisato che la ripresa della vita coniugale a seguito della separazione, si realizza solo dopo che vi sia stata una ricostituzione dell’intero complesso dei rapporti che caratterizzano l’unione matrimoniale.

In particolare, occorre che sia intervenuto non soltanto il ripristino delle relazioni che riguardano l’aspetto materiale del matrimonio (quale appunto la coabitazione o i rapporti sessuali), ma anche di quelle sulle quali si basa la comunione spirituale dei coniugi (cioè il legame affettivo basato sulla condivisione, nel bene e nel male, di ogni aspetto della vita coniugale).

Non è dunque sufficiente che tra le parti vi sia stata una ripresa dei rapporti, ma occorre – affinché la riconciliazione valga a impedire la domanda di divorzio – che essa si basi sulla effettiva volontà dei coniugi di rinnovare l’impegno di vita in comune.

Da ciò deriva la necessità che l’intrapresa convivenza tra i coniugi non abbia carattere temporaneo; essa, invece, deve essere tale da interrompere il pregresso stato di separazione tra i coniugi attraverso la ricostituzione stabile e duratura del preesistente nucleo familiare nell’insieme dei suoi rapporti materiali e spirituali sì da far rinascere il pregresso legame tra marito e moglie.

La vicenda

Nel caso esaminato dalla Suprema Corte, la coabitazione dei coniugi, peraltro non continuativa, era fondata esclusivamente su esigenze abitative occasionali del marito uscito dal carcere, ritenute insufficienti a fornire la prova dell’avvenuta riconciliazione tra i coniugi.

Se dopo la separazione marito e moglie hanno avuto un riavvicinamento, anche se caratterizzato dalla convivenza e dalla ripresa di rapporti sessuali, tuttavia, se esso è stato solo di carattere temporaneo e occasionale, non rappresenta una circostanza idonea a provare la riconciliazione.

L’occasionalità dei rapporti tra i coniugi è incompatibile, infatti, con la piena ricostituzione della comunione di vita materiale e spirituale fra gli ex, necessaria, invece, ai fini della prova della loro riconciliazione.

note

[1] Art. 157 co. I cod. civ.

[2] Cass. ord. n. 27386/14 del 24.12.14.

[3] Cass. sentt. n. 12314/2007; n. 19497/2005;n. 12427/2004;n. 2217/2000;n. 4748/1999; n. 6031/1998; n. 4056/1997; n. 72/1987.


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