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Lo sai che? Addio decoro professionale nella tariffa del professionista

Lo sai che? Pubblicato il 29 gennaio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 29 gennaio 2015

Avvocati e altri professionisti: il parametro del decoro esce dalla valutazione della parcella.

Il decoro non è più un parametro valido per verificare la parcella del professionista.

Lo ha detto il Consiglio di Stato in una recente sentenza [1]. La pronuncia si riferisce a una controversia relativa all’Ordine dei geologi, ma può ben essere estesa a tutte le altre professioni e, quindi, ad avvocati, notai e altre professioni tecniche.

Dunque, le tariffe praticate dal singolo professionista, per quanto basse, non possono più essere oggetto di alcun sindacato da parte dell’Ordine professionale. È quanto, del resto, imposto dal Decreto legge Bersani [2], ribadito dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea e, infine, sottolineato dal nostro Antitrust.

I minimi tariffari, una volta eliminati, non possono più rientrare dalla finestra sotto forma di principi deontologici di “corretto comportamento”, ha spiegato il Consiglio di Stato, supportato da precedenti pareri dell’Autorità Garante del Mercato. Con la conseguenza che l’ordine professionale non può censurare una parcella, spacciandola per lesiva della “dignità” e “decoro” della professione. Una lettera o un ricorso possono essere legittimamente svolti anche per poche decine di euro.

Con la recente sentenza del Consiglio di Stato, i prezzi praticati dai professionisti non sono più oggetto di una verifica di decoro deontologico. Il trattato dell’Unione Europea [3], del resto, pone un principio sacrosanto: quello sulla libera concorrenza che la nostra legge non può derogare. Pertanto, va disapplicato l’articolo del codice civile [4] secondo cui, in mancanza di determinazione delle parti, il compenso del professionista, oltre ad essere parametrato all’importanza dell’opera, va adeguato al decoro della professione.

Secondo i giudici, la qualità delle prestazioni professionali non è intaccata da un’ipotetica mancanza di decoro a sua volta scaturente da importi ritenuti troppo bassi. Insomma: non è vero – secondo la sentenza – che laddove i prezzi sono bassi la qualità del servizio deve essere necessariamente pessima.

Prevalgono quindi libertà di concorrenza e possibilità di prezzi ridotti. Ciò significa che il professionista non corre più il rischio di vedersi accusato di comportamento “indecoroso”, rischiando la sospensione, se applica tariffe particolarmente ridotte.

Le conseguenze

Gli Ordini professionali non potranno più svolgere alcuna indagine sulle tariffe applicate, tanto più se tali controlli sono volti a censurare l’applicazione di sconti. Massima concorrenza dunque, perché – sottolinea il Consiglio di Stato – il consumatore che sia rimasto insoddisfatto dalla prestazione del professionista (il quale, magari, nel giocare troppo al “ribasso” abbia poi perso in professionalità e serietà) può sempre fargli causa e tutelarsi. Ma la qualità della prestazione non può essere verificata dall’Ordine attraverso il parametro del decoro.

Venuto meno il “decoro” rimangono i generici divieti di concorrenza sleale [5], di pratiche commerciali scorrette [6] e di offerte basse in modo anomalo [7].

Peraltro, anche questi ultimi divieti sono stati di recente attutiti da alcune sentenze dell’Antitrust favorevoli alle offerte che i professionisti offrono su Groupon o circuiti tipo Carta Amica, come avvenuto per odontoiatri [8] e avvocati [9].

note

[1] Cons. St. sent. n. 238 del 22.01.2015.

[2] Dl 223/2006.

[3] Art. 101 Trattato UE

[4] Art. 2233 cod. civ.

[5] Art. 2598 cod. civ.

[6] Art. 27 cod. consumo d.lgs. n. 206/2005

[7] Dlgs n. 163/2006.

[8] Provvedimento Antitrust n. 25078/2014

[9] Provvedimento Antitrust del 22.10.2014.

Autore immagine: 123rf com


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