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Perdita d’acqua dai tubi: chi paga se la bolletta è più alta del solito?

1 Febbraio 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 Febbraio 2015



Condominio: la bolletta dell’acqua della propria abitazione è superiore rispetto alla norma per colpa di una perdita occulta nelle condutture?

Non è raro che, improvvisamente, la bolletta dell’acqua subisca impennate dovute ad altrettanto improvvise perdite occulte verificatesi nelle condutture.

In tale ipotesi sorge sempre il dubbio di “se” e “come” ripartire la spesa per il consumo conseguente a tali perdite. Spesso, infatti, nascono liti accese sui criteri in base ai quali tali spese debbano essere addebitate.

Innanzitutto occorre verificare l’esatto punto in cui s’è verificata la perdita, elemento indispensabile per poi procedere all’addebito dei consumi. Se, infatti, la rottura riguarda la conduttura di proprietà del singolo condomino (quella, cioè, che ha inizio dalla colonna montante e che di lì penetra nella proprietà individuale) sarà quest’ultimo a dover sopportare la spesa per il consumo d’acqua conseguente a tale perdita.

 

Se, al contrario, la spesa per il consumo idrico deriva da una perdita prodottasi in una tubatura di proprietà condominiale (la cosiddetta “colonna montante”), la ripartizione degli oneri dovrà avvenire invece in base ai millesimi di proprietà. Si applicherà, cioè, lo stesso criterio di divisione della spesa che si utilizza per la riparazione del tubo [1].

 

Qualora, invece, l’appartamento sia stato dato in affitto, si ritiene che non debba risponderne l’inquilino, ma il proprietario, trattandosi di manutenzione straordinaria. L’affittuario, infatti, non esercita, né è tenuto ad esercitare, alcun controllo sullo stato delle tubature condominiali; egli non ha nemmeno la facoltà di partecipare alle assemblee condominiali che deliberano in materia (tale facoltà, infatti, è attribuita solo al proprietario) e, d’altro canto, non ha il potere di intervenire (salve le urgenze) nemmeno sulle parti di tubature di proprietà del proprio locatore.

Resta fermo, infine, che se la rottura o il perdurare della perdita e delle sue conseguenze dannose sia imputabile alla condotta consapevole di determinati soggetti (ad esempio, la società di gestione della fornitura d’acqua che, prontamente avvertita, non sia intervenuta) saranno questi ultimi a doversi sobbarcare il risarcimento.

La competenza condominiale rispetto a quella del condomino, nel caso di interventi manutentivi, termina nel punto in cui inizia la diramazione che porta il servizio di riscaldamento all’interno dell’unità abitativa. Sicché, le tubazioni che precedono il “punto di diramazione ai locali di proprietà individuale” sono da considerarsi comuni, ossia del condominio. Da ciò consegue che l’intervento manutentivo sulla valvola di intercetto dovrà essere eseguito a spese del relativo condomino.

La regola generale ormai pacificamente applicata prevede che siano da considerare condominiali le tubazioni dell’impianto principale, mentre siano da ritenere di proprietà esclusiva le diramazioni che portano il servizio all’interno delle singole unità abitative.

In sostanza, il condomino deve essere considerato proprietario e responsabile del tratto dell’impianto che serve da collegamento con quello di proprietà comune (quindi, nel caso prospettato, nel punto in cui inizia il collegamento delle diramazioni che portano il servizio di riscaldamento all’interno dell’unità abitativa).

note

[1] Art. 1123 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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