Diritto e Fisco | Editoriale

La liberalizzazione dei diritti connessi al diritto d’autore

23 Febbraio 2012 | Autore:
La liberalizzazione dei diritti connessi al diritto d’autore

Liberalizzati i “diritti connessi” di interpreti ed esecutori, ma resta il monopolio SIAE sui diritti degli autori e degli editori. 

Il decreto sulle liberalizzazioni [1] ha sancito la fine del monopolio di fatto esercitato sino ad ora dall’IMAIE (oggi “Nuovo IMAIE”) sui cosiddetti “diritti connessi” degli interpreti ed esecutori; è rimasto però inalterato il monopolio della SIAE sui diritti degli autori ed editori.

Vediamo meglio di cosa si tratta.

Per comprendere cosa siano i “diritti connessi“, dobbiamo partire dai diritti d’autore. Come è noto, questi ultimi danno agli autori la facoltà esclusiva di diffusione e sfruttamento economico della propria opera (cioè il diritto di riproduzione, copia, vendita, ecc.). La riscossione dei proventi derivanti dalle licenze e autorizzazioni di tali diritti spetta, in via esclusiva, alla SIAE.

Accanto a questi diritti, ve ne sono altri attribuiti a chi, invece, con la propria attività di impresa o con la propria creatività, interviene sull’opera stessa [2]. Sono detti “diritti connessi” e spettano non agli autori-primi delle opere, ma agli “interpreti ed esecutori” delle opere medesime e ai produttori e case discografiche per la pubblica diffusione di musica registrata [3].

Insomma, i titolari dei diritti connessi non sono gli autori originali che hanno “creato” l’opera, ma coloro che vi hanno comunque partecipato da un punto di vista industriale (come il produttore fonografico) oppure da un punto di vista professionale tecnico/creativo (gli interpreti ed esecutori)[4].

Proprio per tutelare gli sforzi di costoro, sono stati loro riconosciuti una serie di diritti che vanno sotto il nome di “diritti connessi”, la cui riscossione dei proventi è stata sino ad oggi curata dall’IMAIE. Quest’ultimo ente è stato oggetto, l’anno scorso, di un ciclone finanziario che ne ha determinato il fallimento. Sulle sue ceneri è nato da poco il Nuovo IMAIE. E come è nato, è anche morto. Perché l’attività da esso esercitata sin’ora in forma di fatto monopolistica è stata liberalizzata dal governo Monti.

Il testo del nuovo provvedimento recita infatti: “L’attività di amministrazione e intermediazione dei diritti connessi al diritto d’autore di cui alla legge 22 aprile 1941, n.633, in qualunque forma attuata, è libera“. Viene poi assegnato a un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri [5] il compito di individuare “i requisiti minimi necessari ad un razionale e corretto sviluppo del mercato degli intermediari di tali diritti connessi”.

Il decreto precisa che tutte le disposizioni incompatibili sono abrogate e che “restano fatte salve le funzioni assegnate in materia alla Società italiana autori ed editori (Siae)”.

Dunque, la SIAE manterrà il monopolio nella raccolta dei diritti di autori ed editori, mentre quella dei diritti connessi potrà essere esercitata da nuove imprese private diverse dal Nuovo IMAIE.

Neanche a dirlo, il Presidente del Nuovo IMAIE, Micciché, è stato fermo nel bocciare l’iniziativa dell’esecutivo.

In verità, prima dell’art. 39 del decreto liberalizzazioni, il settore non era regolato da un vero e proprio monopolio, anche se alcune norme avevano finito per garantire all’IMAIE una posizione di privilegio.

Ma la particolarità della nuova norma, che lascia riflettere, è come la stessa sia stata scritta.  Essa esordisce in questo modo:

Al fine di favorire la creazione di nuove imprese nel settore della tutela dei diritti degli artisti interpreti ed esecutori, mediante lo sviluppo del pluralismo competitivo e consentendo maggiori economicità di gestione nonché l’effettiva partecipazione e controllo da parte dei titolari dei diritti [l’attività di amministrazione e intermediazione dei diritti connessi al diritto d’autore di cui alla legge 22 aprile 1941, n.633, in qualunque forma attuata, e’ libera].

Ebbene, è originale – e non succede quasi mai – che una norma espliciti le finalità per le quali è emanata. Una norma non ha bisogno di giustificarsi o di spiegare i propri scopi. Essa si limita a regolare, a dettare una disciplina e basta!

Esiste la norma: “È vietato fumare” e non già la norma “Al fine di promuovere la salute ed evitare i problemi respiratori e circolatori, da oggi è vietato fumare”.

Perché, invece, il governo ha sentito la necessità di chiarire i propri intenti?

Sembrerebbe quasi una velata promessa (o una minaccia) indirizzata alla SIAE. Come dire “i prossimi potreste essere voi…”.

Alla fine, infatti, non vi è apparente ragione di prevedere un regime differente (e quindi discriminatorio) tra i diritti degli autori ed editori e quelli invece degli interpreti ed esecutori, diritti che invece tra loro sono appunto “connessi” e sostanzialmente simili, col rischio di violare l’art. 3 della Costituzione.

Sembrerebbe quasi che il prof. Monti, con l’incipit della nuova norma, abbia voluto ironicamente intendere, o lasciare intendere, che il monopolio della SIAE è il prossimo a crollare in quanto oramai “contrario alla creazione di nuove imprese nel settore della tutela dei diritti degli autori”. E forse ha trovato la scusa di passare dal backdoor dei diritti connessi, scusa offertagli su un piatto d’argento dal default dell’IMAIE.

Gian Luigi Rondi, Commissario Straordinario della SIAE, non commenta la notizia e chiude la partita con queste parole: “Non spetta certo al Commissario Straordinario, nominato dal Governo, commentare le proposte parlamentari. La valutazione è del Governo (…). Devo comunque ricordare che da sempre, grazie al patrimonio di conoscenza dei suoi dipendenti e dei suoi agenti mandatari, la nostra Società è la migliore, a livello internazionale, in termini di raccolta sul territorio del diritto d’autore, nell’interesse degli autori e delle imprese culturali, e che una pluralità di soggetti non significa determinare meccanicamente un miglioramento della qualità dei servizi”.

 


note

[1] Art. 39.

[2]I diritti connessi sono regolati dagli artt. da 72 a 101 della legge sul diritto d’autore.

[3] Come è agevole immaginare, il riconoscimento dei diritti “connessi” è legato alla nascita del disco fonografico, delle radiodiffusioni e del cinema. Tali nuove invenzioni hanno infatti consentito la registrazione, e quindi l’archiviazione, in supporti fisici, di attività come il canto, l’esecuzione strumentale, ecc., permettendo la riproduzione delle opere svincolata dalla prestazione dal vivo.

[4] I diritti dei produttori sulle registrazioni dell’opera non si pongono in contrasto con quello di registrazione e di riproduzione dell’opera attribuito all’autore dall’art. 61 della legge sul D.d.A.. Le facoltà del produttore, infatti, sorgono sulle registrazioni da lui operate solo dopo che la registrazione e la riproduzione dell’opera in dischi sono state oggetto di pattuizione contrattuale con l’autore.I rapporti tra artisti interpreti o esecutori e produttori sono, infatti, regolati di norma con contratti.: generalmente, l’interprete concede al produttore l’esclusiva per registrare la propria esecuzione in dischi dietro compenso.

[5] Da emanarsi entro tre mesi dall’entrata in vigore della presente legge e previo parere dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

3 Commenti

  1. per l’avv. Angelo Greco: io suono in un gruppo che esegue esclusivamente musica da ballo tradizionale, regionale, quindi materiale non coperto da diritti d’autore; anzi aborriamo proprio l’opera che ha una paternità perchè per continuare un repertorio TRADIZIONALE la musica deve appartenere alle radici di un gruppo etnico che con l’industria discografica e con l’incentico a produrre opere nuove proprio nulla ha a che vedere. Spesso noi suoniamo gratis per auser, acssociazioni non profit etc…bene, però la gabella di 90 € alla SIAE l’organizzatore li deve sborsare lo stesso; con la conseguenza che se “tanto mi dà tanto” invitano gente che fa musica “televisiva” così i vecchietti la canticchiano. Io trovo che questa sia una discriminazione vera e propia. La legge dovrebbe prevedere che chi promuove canti e musiche non protette sia ESENTE dalla gabella; così anche il nostro uditorio che attualmente è una nicchia nella nicchia, avrebbe maggior respiro ed anche le musiche di tradizione sarebbero maggiormente ascoltate. grazie per una sua cortese risposta

    1. Gentile Juancarlos, comprendo la tua posizione e parzialmente condivido quanto da te indicato. Che la musica non nasca con l’autore ma segua in realtà un percorso culturale è indubbio. E’ come una corsa alla staffetta. Nessuna generazione parte da “zero”, ma eredita quanto ha prodotto (nel bene e, ahimé, anche nel male) la generazione precedente. Ad ogni modo è anche vero che dietro una produzione si nascondono delle spese (che forse poi non sostenete). Facciamo un esempio: credi che George Lucas avrebbe mai realizzato la trilogia se non avesse quanto meno sperato di recuperare i costi vivi? Cinema, musica, letteratura: qualsiasi espressione artistica, quando fatta su scala professionale e per la distribuzione globale, richiede costi. E i costi richiedono tempi. E il tempo è denaro. Questi costi vanno ripagati. Altrimenti tutta la musica resterà musica popolare e il cinema non esisterà più (perché quanto meno la luce della sala qualcuno la deve pagare). Ciò detto, un discorso è di speculare fortemente sull’arte ai danni spesso dei consumatori e/o dei piccoli autori, e considerare un pirata chiunque avrà in futuro una linea ADSL, un’altra è abolire il diritto d’autore. Spero di essermi spiegato.

  2. ma perche non pagare i diritti connessi anche per le sedie, macchine, mobili, qualsiasi oggetto che ha subito ingenio, e spese per progettarlo, dunque pagare una tassa a vita. Io peso che sia una assurdità il diritto connesso dovrebbe essere abolito!

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube