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Legge “104” del 92 sui permessi per disabili: ultime sentenze

1 Febbraio 2015


Legge “104” del 92 sui permessi per disabili: ultime sentenze

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 Febbraio 2015



Lavoro subordinato: permessi mensili retribuiti e trasferimento ad altra sede del dipendente per familiari portatori di handicap.

La presenza in famiglia di altra persona che sia tenuta o che possa provvedere all’assistenza del parente non esclude di per sé il diritto ai tre permessi mensili retribuiti. Diversamente, infatti, si frustrerebbe lo scopo perseguito dalla legge. È infatti presumibile che, essendo il lavoratore impegnato con il lavoro, all’assistenza del parente provveda altra persona, mentre è senz’altro ragionevole che quest’ultima possa fruire di alcuni giorni di libertà, in coincidenza con la fruizione dei tre giorni di permessi del lavoratore (nella specie, la Corte ha riconosciuto il diritto ai tre giorni di permesso mensile ex art. 33 legge 104 pur in presenza di una colf) [1].

La richiesta del pubblico dipendente di trasferimento ad altra sede per prestare assistenza a congiunto portatore di handicap non configura un diritto incondizionato del richiedente. Pertanto la Pubblica amministrazione può legittimamente respingere l’istanza di trasferimento di un proprio dipendente, presentata ai sensi dell’art. 33, l. 5 febbraio 1992 n. 104 quando le condizioni personali e familiari dello stesso siano meno importanti e urgenti di fronte all’interesse pubblico alla tutela del buon funzionamento degli uffici e del prestigio dell’Amministrazione [2].

A seguito della modifica apportata nel 2010 [3], i requisiti della continuità ed esclusività dell’assistenza al congiunto portatore di handicap del dipendente non possono più essere pretesi dall’Amministrazione come presupposto per la concessione dei benefici di cui all’articolo 33 della legge 104/1992, con la conseguenza che gli unici parametri entro i quali l’Amministrazione deve valutare se concedere o meno i benefici in questione sono da un lato le proprie esigenze organizzative ed operative e, dall’altro, l’effettiva necessità del beneficio da parte del dipendente, al fine di impedire un suo uso strumentale [4].

Nel settore del pubblico impiego, agli effetti del trasferimento del dipendente per come consentito dalla legge 104 del 92, per dare assistenza con carattere di continuità a parente o affine entro il terzo grado che versa in condizione di handicap, l’inciso “ove possibile”, contenuto nella legge, sta a significare che deve sussistere la disponibilità nella dotazione di organico della sede della PA di destinazione del posto in ruolo ricoperto dall’interessato che chiede il trasferimento, per il suo proficuo utilizzo. In altre parole, se manca detta qualifica lavorativa, non è possibile ottenere il trasferimento [5].

Per il trasferimento di un pubblico dipendente, dallo stesso richiesta ai sensi della legge 104 onde consentirgli di provvedere ad un familiare portatore di handicap, deve essere necessaria un’assistenza effettiva, e non solo morale, già in atto; inoltre, le esigenze assistenziali del disabile devono essere valutate con riferimento all’intero contesto familiare nel quale è inserita la persona disabile ed ai soggetti tenuti all’assistenza nei suoi confronti [6].

Non si computano, ai fini della “tredicesima” o della “gratifica natalizia”, i permessi previsti dalla legge 104 del 1992 [7] solo nei casi in cui essi debbano cumularsi effettivamente con il congedo parentale ordinario – che può determinare una significativa sospensione della prestazione lavorativa – e con il congedo per malattia del figlio, per i quali compete un’indennità inferiore alla retribuzione normale (diversamente dall’indennità per i permessi della legge 104 commisurata all’intera retribuzione). Tale interpretazione risulta idonea ad evitare che l’incidenza sulla retribuzione possa essere di aggravio della situazione dei congiunti del portatore di handicap e disincentivare l’utilizzazione del permesso [8].

note

[1] Cass. sent. n. 27232 del 22.12.2014.

[2] Cons. St. sent. n. 4200 del 6.08.2014.

[3] Legge 4 novembre 2010 n. 183 che ha modificato l’art. 33, l. 5 febbraio 1992 n. 104.

[4] Cons. St. sent. n. 4200 del 6.08.2014.

[5] Cons. St. sent. n. 4085 del 1.08.2014.

[6] Cons. St. sent. n. 3303 del 2.07.2014.

[7] In forza del richiamo operato dal successivo comma 4 all’ultimo comma dell’art. 7 della legge 30 dicembre 1971, n. 1204 (abrogato dal d.lgs. 26 marzo 2001, n. 151, che ne ha tuttavia recepito il contenuto negli artt. 34 e 51).

[8] Cass. sent. n. 15435 del 7.07.2014.

Autore immagine: 123rf com


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7 Commenti

  1. L’ultima moda dei datori di lavoro è di abbinare gli orari di lavoro alle ore di permesso ,
    Vi spiego : Se un dipendente deve lavorare dalle 06:00 alle 14:00 e questo prende un giorno di permesso legge 104/92 prestando assistenza dalle 06:00 alle 09:00 orario in cui ha finito quello che cera da fare riguardante l’assistenza e questo va via dal portatore di handicap , il datore di lavoro lo licenzia incolpandolo di non assistere il portatore di handicap per tutto il turno che avrebbe dovuto lavorare .
    L’assistenza non ha un orario prestabilito , potrebbe durare 1ora come 24ore , poi come assistenza è anche fare quelle cose che un portatore di handicap non fuò svolgere fuori porta , tipo fare la spesa , comprare farmaci , andare dal medico ecc. .
    Questa è la nuova moda al quale i giudici danno anche ragione !
    Aspettando una sentenza di cassazione a riguardo , speriamo bene !

  2. Ma quando viene a mancare il requisito dopo che l’amministrazione ha concesso il trasferimento 104, può revocare il provvedimento..emesso….??
    Considerato sempre che non lo debba fare per singole persone ma in generale…ovvero disparità di trattamento con altri dipendenti provenienti dalla stessa sede…??

  3. SONO UN INFERMIERE HO CHIESTO IL TRASFERIMENTO PRESSO IL POLIAMBULATORIO DOVE RISIEDO INSIEME A MIA ZIA INVALIDA AL 100% L’AZIENDA DOVE LAVORO PUO NEGARMI IL TRASFERIMENTO IN BASE ALLA NUOVA LEGGE 90 ANCHE SE MIA ZIA NECESSITA’ DI ASSISTENZA CONTINUA 24 ORE SU 24

  4. sono un disabile sclerosi multipla lavoro nel comparto privato metalmeccanico usufruisco della legge 104 domanda perche’ non posso usufruire dei 2 anni di congedo
    35 anni di contributi 80% di invalidita come posso andare in pensione ho 56 anni
    grazie

  5. SONO UNA DISABILE AL 100/% DOPO UN ICTUS GRAVE
    E USUFRUISCO DELLA LEGGE 104, DOVE MI E STATA TOLTA L’NDENNITA’ DI ACCOMPAGNAMENTO NON CAPISCO IL PERCHE’.
    NON POSSO PRENDERMI NE CURA DELLA PERSONA, NE TANTOMENO PREPARARMI I PASTI, O L’ASSUNZIONE DEI FARMACI SENZA L’AIUTO DI UNA PERSONA AL MIO FIANCO.
    CHIEDO AIUTO SU COME POSSO FARE A DISTRICARMI IN QUESTA BUROCRAZIA .
    MIO MARITO PUO’ CHIEDERE AL INPS O AL DATORE DI LAVORO DI USUFRUIRE DEI DUE ANNI DI 104 CONTINUATIVI, PREMETTO CHE NON HO NESSU’ALTRO . ATTUALMENTE RIMANGO DA SOLA PARCHEGGIATA IN UN LETTO, PERCHE’ MIO MARITO LAVORA SOLO DUE/TRE GIORNI ALLA SETTIMANA (CASSAINTEGRAZIONE).
    LA HANNO DETTO CHE NON PUO USUFRUIRE CAUSA APPUNTO LA CASSA INEGRAZIONE…VI RINGRAZIO ANTICIPATAMENTE DELL’AIUTO…RIMANGO IN ATTESA

  6. Sono Una invalida ultrasessantacinquenne con accompagnamento e 104 ai sensi dell’art.3 comma 3.Ho diritto di usufruire di pagare IVA ridotta al 4% per acquisto autoveicolo normale? Grazie

  7. Se si prende un permesso legge 104,e il mio turno di lavoro è di 8 ore,per quanto tempo devo stare con il disabile se ho finito l’assistenza?E se faccio il turnista e prendo il permesso per assistenza notturna il giorno perché non dovrei essere libero?

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