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Assegni per il nucleo familiare: le ultime sentenze

1 Febbraio 2015
Assegni per il nucleo familiare: le ultime sentenze

Previdenza e assistenza: assegni, coniugi, Inps, separazione, liquidazione e pagamento.

Il diritto alla percezione dell’assegno per il nucleo familiare [1] sorge per la sola sussistenza dei requisiti di legge: pertanto, gli effetti della domanda presentata dall’interessato retroagiscono (sempre nel limiti della prescrizione del diritto), al momento precedente in cui erano già venuti ad esistenza i suddetti requisiti e non decorrono invece dal deposito della richiesta. Quest’ultima, infatti, ha solo la funzione di atto di avvio della procedura amministrativa che è necessario espletare, la quale sfocia in un accertamento che ha natura semplicemente dichiarativa del diritto già sussistente.

Pertanto, ove l’assicurato muoia senza aver presentato la domanda (omissione che di per sé non può essere considerata come una rinuncia al diritto), il credito alla prestazione economica – sia pure condizionato alla verifica, da parte dell’ente previdenziale, delle condizioni per l’attribuzione del beneficio in capo al deceduto – deve ritenersi già acquisito al patrimonio del defunto e, come tale, trasmissibile agli eredi. Gli eredi, in pratica, potranno richiedere benissimo all’Inps l’erogazione di tali somme, avanzando la relativa domanda presso gli sportelli dell’Istituto di previdenza, tenuto ad accertare nei loro confronti l’esistenza delle condizioni di legge [2].

Il beneficio dell’assegno al nucleo familiare ai cittadini extracomunitari soggiornanti di lungo periodo, nonostante la formulazione letterale utilizzata dal legislatore, deve essere riconosciuto, in ragione della giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell’Uomo, non soltanto a decorrere dal 1° luglio 2013, ma con effetto retroattivo dal 1° gennaio 1999 [3].

Sussiste una incompatibilità piena tra reddito minimo di inserimento ed assegno di mantenimento, la cui quantificazione comporta che nell’ottica di tutela dei figli si tenga conto della situazione pure della madre al fine di assicurare al nucleo familiare lo stesso tenore di vita in precedenza goduto allorquando nel medesimo nucleo familiare era inserito il coniuge divorziato o legalmente separato. Inoltre, la variabilità dell’assegno di mantenimento mal si concilia con una situazione che deve rimanere potenzialmente durevole nel tempo in relazione alle previsioni di spesa della pubblica amministrazione deputata all’erogazione del reddito minimo di inserimento, previsioni a loro volta giustificate dalle esigenze di bilancio [4].

Il lavoratore dipendente è titolare del diritto a percepire l’assegno per il nucleo familiare per i figli in relazione ai quali provveda o contribuisca abitualmente al mantenimento. È irrilevante sia il fatto che i figli non siano con lui conviventi, sia che, in caso di separazione personale, essi risultino affidati all’altro genitore in base agli accordi intervenuti in sede di separazione, in quanto il non essere affidatario non fa venir meno l’obbligo del genitore al mantenimento [5].

È del tutto irrilevante – ai fini della responsabilità penale di un padre che ometta di pagare quanto stabilito dal tribunale come contributo al mantenimento del figlio minore, facendogli mancare i mezzi di sussistenza – la circostanza che la ex moglie riceva sia un assegno regionale per il nucleo familiare e sia la pensione di invalidità per il minore colpito da una patologia rara, gravissima e invalidante. Tali assegni, infatti, non possono sostituirsi all’obbligo di mantenimento del genitore nei confronti di quest’ultimo. Tale obbligo, inoltre, non decade neanche con l’esistenza di due buoni fruttiferi e di un libretto postale con vincolo pupillare, che non incidono nemmeno ai fini della sussistenza del dolo, il quale consiste, invece, nella coscienza e volontà di sottrarsi al sopra citato obbligo senza una giusta causa [6].

Requisito costitutivo del diritto del genitore naturale all’assegno per il nucleo familiare è che egli provveda al mantenimento del figlio non convivente [7].

Agli effetti della attribuzione dell’assegno per il nucleo familiare, il lavoratore dipendente interessato deve dichiarare, nel coacervo dei propri redditi, anche l’assegno di mantenimento corrisposto dal coniuge separato [8].

Quali sono i presupposti per poter ottenere l’assegno per il nucleo familiare? Quali sono i tempi e i modi per presentazione della relativa domanda? Leggi le ultime sentenze.

Assegno per il nucleo familiare: scopo e applicabilità

La previsione di cui all’art. 2, comma 6-bis, della L. 153/88, secondo cui non fanno parte del nucleo familiare, ai fini della relativa prestazione, il coniuge e i figli ed equiparati di cittadino straniero che non abbiano la residenza nel territorio della Repubblica, non si applica all’assegno per il nucleo famigliare.

Infatti, da un lato, l’ANF costituisce una prestazione assistenziale ed essenziale il cui scopo è quello di assicurare un sostegno di reddito minimo in favore delle famiglie in effettivo stato di bisogno, dall’altro lato, non esiste una disposizione simile a quella di cui all’art. 2, comma 6-bis, L. 153/88, per i cittadini italiano e l’art. 11 della Direttiva 2003/109/CE assicura parità di trattamento ai soggiornanti di lungo periodo con riferimento alle prestazioni sociali, l’assistenza sociale e la protezione sociale.

Corte appello Brescia sez. lav., 16/07/2018, n.296

A quali lavoratori spetta l’assegno per il nucleo familiare?

L’assegno per il nucleo familiare, ove ne ricorrano i presupposti, spetta sia ai lavoratori di pubblica utilità sia ai lavoratori socialmente utili, trattandosi di categorie che devono essere necessariamente equiparate.

Cassazione civile sez. lav., 29/04/2016, n.8573

Diritto all’assegno familiare per gli stranieri

Il diritto dei lungo-soggiornanti all’assegno per il nucleo familiare con almeno tre figli decorra fin dal momento in cui esso doveva essere introdotto nell’ordinamento interno in attuazione della direttiva 2003/109, recepita dal d.lg. n. 3/2007.

Cassazione civile sez. VI, 22/06/2018, n.16593

Chiedere l’assegno per il nucleo familiare

In tema di assegno per il nucleo familiare nel caso di affido condiviso, la legge 8.2.2006, n.54,  nel rimandare a quanto indicato sull’argomento nella circolare 7 dicembre 1999, n.210, ribadisce che, nel caso in cui i figli restino affidati ad entrambi i genitori, essi hanno titolo entrambi a chiedere la prestazione.

Tribunale Roma sez. lav., 18/04/2019, n.1813

Chi decide se l’assegno per il nucleo familiare è dovuto per i familiari residenti extra UE?

È necessario richiedere alla Corte di giustizia, ai sensi dell’art. 267 tfUe, di pronunciarsi, in via pregiudiziale, sulla seguente questione: “se l’art. 12, paragrafo 1 lett. e) della direttiva 2011/98/Ue del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, nonché il principio di parità di trattamento tra titolari del permesso unico di soggiorno e di lavoro e cittadini nazionali, debbano essere interpretati nel senso che ostano a una legislazione nazionale in base alla quale, al contrario di quanto previsto per i cittadini dello Stato membro, nel computo degli appartenenti al nucleo familiare, al fine del calcolo dell’assegno per il nucleo familiare, vanno esclusi i familiari del lavoratore titolare del permesso unico ed appartenente a Stato terzo, qualora gli stessi risiedano presso il Paese terzo d’origine”.

Cassazione civile sez. lav., 01/04/2019, n.9022

Somministrazione lavoro a tempo indeterminato

L’assegno per il nucleo familiare, disciplinato dall’art. 2 del d.l. n. 69 del 1988, conv. con modif. dalla l. n. 153 del 1988, spetta al lavoratore somministrato a tempo indeterminato anche durante gli intervalli in cui, pur non prestando attività lavorativa per l’utilizzatore, percepisce dal somministratore l’indennità di disponibilità ex art. 22, comma 3, del d.lgs. n. 276 del 2003, atteso che, durante tali periodi non lavorati, il sinallagma funzionale del contratto di lavoro è attivo e permane l’obbligo, a carico del somministratore, di versamento dei contributi assicurativi sull’erogata indennità.

Cassazione civile sez. lav., 08/03/2019, n.6870

Erogazione anticipata della NASpI: dà diritto all’assegno per il nucleo familiare?

L’art. 8, d.lgs. 4 marzo 2015, n. 22, dispone che: “1. Il lavoratore avente diritto alla corresponsione della NASpI può richiedere la liquidazione anticipata, in unica soluzione dell’importo complessivo del trattamento che gli spetta e che non gli è stato ancora erogato, a titolo di incentivo all’avvio di un’attività lavorativa autonoma o di impresa individuale o per la sottoscrizione di una quota di capitale sociale di una cooperativa nella quale il rapporto mutualistico ha ad oggetto la prestazione di attività lavorative da parte del socio.

2. L’erogazione anticipata in un’unica soluzione della NASpI non dà diritto alla contribuzione figurativa, né all’Assegno per il nucleo familiare. 3. Il lavoratore che intende avvalersi della liquidazione in un’unica soluzione della NASpI deve presentare all’INPS, a pena di decadenza, domanda di anticipazione in via telematica entro trenta giorni dalla data di inizio dell’attività lavorativa autonoma o di impresa individuale o dalla data di sottoscrizione di una quota di capitale sociale della cooperativa. 4. Il lavoratore che instaura un rapporto di lavoro subordinato prima della scadenza del periodo per cui è riconosciuta la liquidazione anticipata della NASpI è tenuto a restituire per intero l’anticipazione ottenuta, salvo il caso in cui il rapporto di lavoro subordinato sia instaurato con la cooperativa della quale il lavoratore ha sottoscritto una quota di capitale sociale”.

Tribunale Rovereto, 24/07/2018, n.42

Reddito del coniuge separato affidatario e assegni familiari

Il reddito rilevante ai fini dell’ammontare dell’assegno per il nucleo familiare, disciplinato dall’art. 2 del decreto -legge n. 69 del 1988, convertito nella legge n. 153 del 1988, è quello del nucleo familiare composto dal coniuge affidatario e dai figli, con esclusione del coniuge legalmente separato, anche se titolare del diritto alla corresponsione, il cui reddito rileva solo ai fini del diritto all’erogazione della provvidenza.

Cassazione civile sez. lav., 09/02/2018, n.3214

Extracomunitario soggiornante in Italia con figlio residente all’estero

Considerato che la Direttiva 2003/109/CEE riconosce anche ai cittadini stranieri extracomunitari, ma dotati di permesso di soggiorno in Italia, il diritto all’assegno per il nucleo familiare trattandosi di diritto non del figlio bensì del nucleo familiare riconosciuto in occasione del rapporto di lavoro subordinato prestato dalla madre, allo stesso vanno applicati i medesimi principi e riconosciuti i medesimi diritti riconosciuti per i cittadini italiani. Di tal che, tenuto conto del fatto che ai sensi dell’art. 19, II comma, D.lgs. 30/2007 non è richiesta la convivenza con il lavoratore e la residenza in Italia, lo stesso trattamento deve essere riconosciuto al cittadino straniero soggiornante in Italia di lungo periodo con familiari residenti all’estero previa disapplicazione della norma nazionale non conforme.

Corte appello Trento sez. lav., 26/10/2017, n.72

Discriminazione per la mancata erogazione dell’assegno per nucleo familiare

La mancata concessione, ai cittadini di paesi terzi che siano soggiornanti di lungo periodo in Italia, dell’assegno per il nucleo familiare, previsto dall’art. 65 della l. n. 448 del 1998, per il periodo precedente all’1 luglio 2013, costituisce discriminazione collettiva per ragioni di nazionalità, per violazione del principio di parità in materia di assistenza sociale e protezione sociale, in relazione alle prestazioni essenziali, previsto dalla direttiva 2003/109/CE ed attuato dall’art. 13, comma 1, della l. n. 97 del 2013.

Cassazione civile sez. lav., 08/05/2017, n.11165

Assegno per il nucleo familiare: quali tutele?

L’assegno per il nucleo familiare, disciplinato dall’art. 2 del d.l. 13 marzo 1988, n. 69, convertito in legge 13 maggio 1988 n. 153 ha natura assistenziale ed è finalizzato ad assicurare una tutela in favore delle famiglie in stato di effettivo bisogno economico ed attribuito in modo differenziato in rapporto al numero dei componenti e al reddito del nucleo familiare, tenendo conto dell’eventuale esistenza di soggetti colpiti da infermità o difetti fisici mentali (e quindi nell’assoluta e permanente impossibilità di dedicarsi a un proficuo lavoro) ovvero minorenni che abbiano difficoltà persistenti a svolgere i compiti di funzioni proprie della loro età.

Tribunale Milano sez. lav., 28/04/2017

Gli oneri di mobilità lunga

Gli oneri di mobilità lunga sono composti, per una parte, da somme qualificabili come contributi – specificamente contributi figurativi – e, per l’altra, da somme non aventi natura di contributo (compresi gli assegni per il nucleo familiare).

Ne discende che il credito dell’I.N.P.S. nei confronti del datore di lavoro in seguito al pagamento di quegli oneri è assoggettato a due diversi termini di prescrizione: per i contributi figurativi, è applicabile il termine quinquennale introdotto dalla legge n. 335/1995 a decorrere dal 1 gennaio 1996, mentre per le altre somme, non aventi natura contributiva, occorre riferirsi al termine ordinario decennale previsto dall’art. 2946 c.c..

Il dies a quo, in entrambi i casi, è rappresentato dalla “fine di ciascun anno solare”, ossia, dal 31 dicembre di ciascun anno in cui gli oneri – contributi o altre somme – siano stati rispettivamente accreditati e corrisposti dall’I.N.P.S. ai lavoratori interessati.

Corte appello Perugia sez. lav., 12/10/2018, n.140

Come ottenere l’assegno per il nucleo familiare?

Affinché vi sia corresponsione dell’assegno al nucleo familiare del lavoratore, l’interessato deve presentare la relativa domanda utilizzando moduli predisposti dall’Ente previdenziale al proprio datore di lavoro, nel caso in cui il richiedente svolga attività lavorativa dipendente non agricola, e alla Sede dell’Inps, nel caso in cui il richiedente sia pensionato, disoccupato, operaio agricolo, addetto ai servizi domestici e familiari.

Laddove il lavoratore non abbia provato di aver presentato la relativa domanda, che costituisce presupposto necessario per poter ottenere l’assegno in questione, né in alcun modo di aver diritto all’emolumento, non può affermarsi che lo stesso abbia diritto agli assegni per il nucleo familiare.

Tribunale Roma sez. lav., 02/05/2017, n.3991

Diritto agli assegni per il nucleo familiare 

In tema di diritto agli assegni per il nucleo familiare, la valutazione del requisito dell’inabilità lavorativa deve tenere conto della concreta possibilità per l’istante, anche in base alle condizioni del mercato del lavoro, di dedicarsi ad un’attività lavorativa, anche estranea alle sue attitudini, ma comunque rispettosa della dignità della persona.

Cassazione civile sez. lav., 17/09/2020, n.19409

La disciplina degli assegni familiari

Le modalità di erogazione degli assegni per il nucleo familiare in favore dei braccianti agricoli sono previste dagli art. 65 e 66 T.u.a.f., tuttavia, nel silenzio di dette norme quanto ai presupposti per l’insorgenza del diritto e alla relativa decorrenza, occorre fare riferimento ove, come nella specie, il beneficio venga richiesto da bracciante agricola in astensione dal lavoro per maternità, alla normativa generale che disciplina il diritto delle lavoratrici madri agli assegni familiari e regola i suddetti profili (art. 14 e 17 T.u.a.f.), atteso il rinvio alla disciplina degli assegni familiari contenuto nella normativa che prevede il beneficio e l’assenza di una normativa speciale nei confronti delle braccianti agricole.

Cassazione civile sez. lav., 23/06/2006, n.14608

Composizione del nucleo familiare

Ai sensi dell’art. 2 del d.l. n. 69 del 1988, conv. in legge n. 153 del 1988, l’istituto degli assegni familiari si è trasformato, per i lavoratori dipendenti in servizio o in quiescenza, in assegno per il nucleo familiare, attribuito secondo un criterio fondato sulla limitatezza del reddito della famiglia in correlazione alla composizione del nucleo familiare, mentre per le pensioni erogate dalle gestioni dei lavoratori autonomi sono rimaste in vigore le maggiorazioni per carichi familiari determinate nella misura prevista dall’art. 4 del d.l. n. 314 del 1980 conv. in legge n. 440 del 1980; dall’inscindibile collegamento tra tipo di pensione e benefici per carico di famiglia (ritenuto legittimo da Corte cost. n. 516 del 1995), consegue che, qualora la pensione sia liquidata a carico di una gestione autonoma, deve applicarsi il relativo ordinamento anche per quanto concerne il trattamento di famiglia, a nulla rilevando, in ipotesi di cumulo di contributi, che, qualora non sia stata chiesta la pensione quale dipendente, i contributi accreditati in tale gestione fossero sufficienti alla maturazione della pensione.

A tal fine non risulta rilevante neppure la facoltà, prevista dall’art. 6 l. 9 gennaio 1963 n. 9, per i coltivatori diretti, mezzadri o coloni, di far valere nell’assicurazione dei lavoratori dipendenti, o in altra gestione per una diversa attività autonoma, i contributi maturati, atteso che il beneficio della cumulabilità delle contribuzioni non influisce sulla spettanza degli assegni per il nucleo familiare.

Cassazione civile sez. lav., 28/10/2003, n.16201

Assegni per il nucleo familiare e assegni famigliari

In tema di indebito pensionistico, l’indennità di maternità deve includersi tra i “trattamenti di famiglia.. a carico degli enti pubblici di previdenza obbligatoria” ai sensi del comma 260 dell’art. 1 della legge n. 663 del 1996, dovendo intendersi, per trattamenti di famiglia, tutte quelle prestazioni che, nella legislazione previdenziale, realizzano la tutela della famiglia, in attuazione dei principi dettati dagli art. 29, 30, 31 e 37 cost.; si tratta non solo degli assegni per il nucleo familiare (l. 13 maggio 1988 n. 153) e degli assegni famigliari (che continuano ad applicarsi ad alcune categorie di lavoratori autonomi), ma anche dell’indennità per le donne lavoratrici; tale indennità di maternità assolve, in realtà, ad esigenze di tutela proprie del nucleo familiare, essendo destinata a far fronte a quel particolarissimo basilare carico familiare, sostenuto personalmente dalla donna, che è la gestazione, il parto e (di regola) il sostentamento del neonato nei primi mesi di vita.

Cassazione civile sez. lav., 03/08/2004, n.14885

Erogazione delle prestazioni assistenziali

È cessata la materia del contendere in ordine al conflitto di attribuzione sollevato dalla provincia autonoma di Trento nei confronti dello Stato, in relazione al decreto del Ministro per la solidarietà sociale 15 luglio 1999 n. 306, recante disposizioni regolamentari in tema di assegni per il nucleo familiare e di maternità, in quanto l’impugnato decreto è stato espressamente abrogato da una nuova disciplina regolamentare – contenuta nel decreto del Ministro per la solidarietà sociale 21 dicembre 2000 n. 452 – e sono state fatte salve le competenze delle province autonome in tema di erogazione delle prestazioni assistenziali di cui era questione nel conflitto sollevato dalla provincia di Trento.

Corte Costituzionale, 23/07/2001, n.277

Natura risarcitoria degli assegni per il nucleo familiare

La natura non previdenziale ma risarcitoria degli assegni per il nucleo familiare esclude ogni possibilità di applicazione dell’art. 206 del t.u. n. 1092 del 1973, che concerne – essendo inserito nel titolo IV del t.u. – la revoca o modifica del provvedimento definitivo sul trattamento di quiescenza.

Corte Conti, (Lombardia) sez. reg. giurisd., 23/04/1996, n.945

Svolgimento di una prestazione lavorativa continuativa

Ai fini di valutare la sussistenza del diritto dei lavoratori agricoli giornalieri all’erogazione dell’assegno per il nucleo familiare, previsto dall’art. 2 d.l. 13 marzo 1988, n. 69 (convertito, con modificazioni, nella l. 13 maggio 1988, n. 153) non può applicarsi la disposizione contenuta nell’art. 14 d.P.R. 30 maggio 1955 n. 797, che prevede la continuazione del diritto agli assegni solo in favore di quei lavoratori che risultino alle dipendenze di un datore di lavoro da un periodo di tempo non inferiore ad una settimana, essendo invece sufficiente accertare che il lavoratore abbia effettuato il numero minimo di giornate lavorative necessarie ai fini della copertura assicurativa per ottenere l’indennità per astensione obbligatoria e facoltativa per maternità, atteso che la prestazione lavorativa dei giornalieri agricoli è, per definizione, saltuaria e che, diversamente argomentando, l’applicazione dell’art. 14 d.P.R. n. 797 del 1955 citato determinerebbe la subordinazione del diritto delle braccianti agricole madri a fattori statisticamente indipendenti dalla natura del lavoro svolto.

Cassazione civile sez. lav., 08/02/2008, n.3081

Assegni per il nucleo familiare: prescrizione quinquennale del diritto

In tema di assegni per il nucleo familiare, alla stregua del disposto dell’art. 2, comma 3, del d.l. n. 69 del 1988 ( conv. con modificazioni in l. n. 153 del 1988) che rinvia, per quanto non specificamente disciplinato, alle norme contenute nel testo unico in materia di assegni familiari approvato con d.P.R. n. 797 del 1995, la prescrizione quinquennale del relativo diritto decorre dal primo giorno del mese successivo a quello nel quale è compreso il periodo di lavoro cui l’assegno si riferisce.

Conseguentemente ove, come nella specie, le quote di maggiorazione attengano all’assegno di invalidità, l’assicurato non incorre nella prescrizione ove richieda dette quote negli stessi tempi dell’assegno, e cioè contestualmente alla domanda amministrativa ovvero con il ricorso giudiziale diretto ad ottenere l’assegno stesso.

(Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione della corte territoriale che aveva fatto decorrere la prescrizione quinquennale dalla data della sentenza pretorile di riconoscimento dell’assegno di invalidità, sul presupposto che solo a tale data la prestazione previdenziale rappresentasse il sessanta per cento del reddito familiare per gli anni dal 1986 al 1988, ritenendo tempestiva la domanda di attribuzione degli assegni presentata nell’aprile 1994).

Cassazione civile sez. lav., 19/10/2007, n.21960

Riconoscimento del diritto all’erogazione dell’assegno per il nucleo familiare

Ai fini del riconoscimento del diritto delle lavoratrici agricole giornaliere all’erogazione dell’assegno per il nucleo familiare, l’art. 2 d.l. 13 maggio 1988 n. 69 ( conv., con modificazioni, nella l. 13 marzo 1988 n. 153), ha lasciato in vigore, per quanto riguarda i presupposti oggettivi e le modalità di erogazione, la disciplina di cui al d.P.R. 30 maggio 1955 n. 797; ne consegue che costituisce requisito indispensabile per la corresponsione dell’assegno, in ispecie relativo all’astensione obbligatoria e facoltativa di maternità fino al primo anno di vita del bambino, l’accertamento, ai sensi dell’art. 14 del citato d.P.R. n. 797 del 1955, di un rapporto di lavoro per un periodo minimo di almeno una settimana, dovendosi ritenere che, in relazione alla natura previdenziale degli assegni per il nucleo familiare (in quanto finalizzati ad eliminare, o a ridurre, l’accertata situazione di bisogno determinata dal carico di famiglia ove il sostentamento della stessa derivi dallo svolgimento di una attività lavorativa), sia necessario, in mancanza di una esplicita deroga, lo svolgimento effettivo dell’attività lavorativa.

Cassazione civile sez. lav., 04/07/2008, n.18490


note

[1] Previsto dal D.L. n. 69 del 1988, art. 2, convertito nella legge n. 153 del 1988.

[2] Cass. sent. n. 27382 del 23.12.2014.

[3] Cass. sent. n. 15220 del 03.07.2014.

[4] Cass. sent. n. 12196 del 30.05.2014.

[5] Cass. sent. n. 24204 del 30.12.2004.

[6] Trib. Trieste, sent. n. 222 del 21.02.2011.

[7] C. App. Genova, sent. del 18/11/2001.

[8] Cons. St. sent. n. 5990 dell’8.11.2000.

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