HOME Articoli

Lo sai che? Separazione: se la donna vuole lavorare non è causa di addebito

Lo sai che? Pubblicato il 1 febbraio 2015

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 1 febbraio 2015

Purché rispetti il proprio dovere di collaborazione familiare la donna è libera di affermare la propria personalità con un lavoro fuori dalla famiglia.

Sembrano retaggi di altri tempi quelli in cui il marito imponeva alla moglie di rimanere a casa, a badare ai figli, rinunciando a un lavoro e ad affermare, così, la propria personalità anche al di fuori della famiglia. E invece è dei giorni nostri una sentenza della Cassazione [1] in cui i giudici hanno dovuto – per quanto ce ne fosse bisogno – sottolineare, ancora una volta, la libertà della donna nelle scelte lavorative, non potendole, in caso di accettazione di un posto come dipendente, esserle recriminato nulla, neanche la colpa per l’eventuale fallimento del matrimonio.

Nel dettaglio, la Suprema Corte ha precisato che non è causa di addebito della separazione la circostanza che uno dei coniugi (la moglie, nella fattispecie) decida di accettare un lavoro retribuito e particolarmente impegnativo, pur non avendone la necessità per il fatto che il marito sia disposto ad assicurarle, con le proprie risorse, il mantenimento di un tenore di vita adeguato al livello economico sociale del nucleo familiare. Ciò perché la donna – specifica la Corte, quasi con tono retorico – è libera affermare la propria personalità anche al di fuori dell’ambito strettamente domestico, purché ciò (il che ovviamente vale per entrambi i coniugi) non comporti un venir meno dei propri doveri di collaborazione e non pregiudichi l’unità della famiglia, in quanto incompatibile con l’adempimento dei fondamentali doveri coniugali e familiari.

Il richiamo all’unità della famiglia è anche una indiretta bacchettata all’uomo e a quanti fanno della propria carriera una scusa per evadere costantemente dagli impegni domestici e trovare altrove la propria soddisfazione, facendo mancare ai figli e alla moglie quel calore e affetto che, invece, per legge, ogni coniuge è tenuto a garantire.

Dunque, la moglie in carriera, che non sta tutto il giorno in casa, non ha alcuna colpa se il marito non veda più di buon occhio il suo comportamento e, proprio a causa di ciò, decida di intraprendere la separazione. E ciò vale anche se gli accordi tra i coniugi, prima o dopo il matrimonio, erano diversi: nessuno può essere imprigionato a vita dentro le mura domestiche ed è sempre libero, quindi, di ritrattare sulle intese raggiunte in precedenza.

La vicenda

Nella vicenda che ha determinato questo “insolito” caso giurisprudenziale la moglie aveva voluto – nonostante la contrarietà manifestata dal marito – intraprendere una attività commerciale, con effetti economici rovinosi, cui il marito aveva cercato di porre rimedio attraverso prestiti e fideiussioni bancarie. Così il marito aveva chiesto la separazione pretendendo che la causa del naufragio del matrimonio dovesse addebitarsi alla moglie. La Cassazione, però, ha escluso l’addebito e posto, a carico del marito, un congruo assegno di mantenimento in favore della moglie.

note

[1] Cass. sent. n. 17199 del 11.07.2013.

Autore immagine: 123rf com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI