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Regime forfetario: la complicazione del VIES

19 Aprile 2016 | Autore:
Regime forfetario: la complicazione del VIES

Che obbligo hanno i contribuenti del regime forfetario nel caso degli scambi intracomunitari? Il VIES, cos’è, come si applica alle P.IVA in regime forfettario.

Nella guida al VIES avevamo già accennato ai rischi che potevano nascondersi negli scambi intracomunitari fra soggetti di diversi Stati-membri qualora alcuni di essi fossero stati assoggettati, nel proprio Stato di residenza, a normative di favore, che prevedono la disapplicazione della normativa IVA domestica.

Il regime forfetario ed il VIES

In Italia i soggetti al regime forfetario non applicano l’IVA sulle prestazioni di servizi rese o sulle cessioni di beni effettuate; simmetricamente, versano l’imposta sugli acquisti e non la detraggono.

Fra le condizioni di accesso al regime forfetario sta il limite del volume di affari, variabile a seconda dell’attività svolta, ma comunque sempre molto limitato (da un minimo di 25mila euro annui ad un massimo di 50mila).

Tuttavia la preoccupazione del legislatore è stata quella di evitare che potessero insorgere equivoci o che potesse sfuggire la ripartizione dell’imposta fra l’Italia ed i Paesi Ue, nel caso in cui uno dei soggetti del rapporto di scambio fosse in regime forfetario.

Così la norma recata dalla Legge di Stabilità del 2015 [1], in accordo con la norma europea [2], ha stabilito che anche i soggetti in regime forfetario, qualora effettuino scambi di beni o servizi con soggetti di Paesi Ue, siano assoggettati alla disciplina intracomunitaria, precisando i casi in cui è obbligatoria l’iscrizione al VIES.

Solo che purtroppo, a seguito della complessità della normativa IVA in materia di servizi le cose si complicano e non poco.

Così l’Agenzia delle Entrate ha rilasciato recentemente una circolare [3] per chiarire le procedure applicative da usare nei casi in oggetto.

Cosa succede in caso di compravendita intra-comunitaria di beni

Nel caso in cui un soggetto passivo d’imposta italiano, in regime forfetario, scambi beni con soggetti passivi di imposta residenti o stabiliti in altri Paesi UE, le disposizioni prevedono quanto segue:

Acquisto intracomunitario di beni

Le norme si applicano non soltanto ai soggetti in regime forfetario di impresa, ma anche ai produttori agricoli in regime di esonero o che non hanno optato per l’applicazione dell’IVA nei modi ordinari e da tutti i soggetti per i quali l’IVA è indetraibile.

Per tutti questo soggetti bisogna verificare alcune condizioni:

  • l’acquisto deve riguardare beni diversi dai mezzi di trasporto nuovi e da quelli soggetti ad accisa;
  • il valore complessivo dei beni acquistati, al netto dell’IVA, nell’anno solare, deve superare i 000 euro, non solo nell’anno in cui detto limite viene superato, ma occorre verificare che il limite non sia stato superato nell’anno solare precedente;
  • il soggetto estero che cede il bene deve essere un soggetto passivo d’imposta nel Paese in cui è residente, applicando l’IVA nei modi ordinari, in quanto se anche il cedente estero fosse soggetto a norme agevolate IVA non si tratterebbe di un acquisto intracomunitario e, visto che i soggetti al regime forfetario italiano non hanno l’obbligo di tenere la contabilità, basterebbe conservare il documento ai sensi della norma italiana.

A queste condizioni il soggetto in regime forfetario o gli altri soggetti indicati:

  • non devono fare nulla se il valore degli acquisti intracomunitari non supera i 10mila euro, in quanto l’IVA è dovuta nel Paese del cedente il bene;
  • se detto limite viene superato, l’operazione viene definita come intracomunitaria ed i soggetti indicati devono iscriversi al VIES, integrare la fattura estera ricevuta con l’annotazione dell’IVA italiana, versare l’Iva entro il giorno 16 del mese successivo a quello del ricevimento e presentare il modello Intrastat.

Cessione intracomunitaria di beni

Il soggetto forfetario che dovesse cedere beni ad un soggetto residente o stabilito in altro Paese Ue, non avrebbe alcun obbligo perché si tratterebbe di operazioni qualificate come cessioni interne ai fini IVA e poiché il regime speciale prevede la non imponibilità di dette operazioni, non scatterebbe alcun obbligo, né di iscrizione al VIES né di presentazione di Intrastat.

Per quanto riguarda le prestazioni di servizi, rese o ricevute, invece, la situazione si complica.

Infatti la normativa IVA prevede che i servizi, ai fini della territorialità, si distinguano in servizi generici [4] e servizi in deroga [5].

Acquisto di servizi da non residenti

Occorre dunque fare diverse ipotesi:

  • Servizi generici ricevuti da soggetti UE iscritti VIES: In questo caso il soggetto italiano in regime forfetario si troverà nella stessa situazione dell’acquisto di beni da soggetto non residente, con l’unica variazione che non sussiste alcun limite quantitativo (10.000 euro), dunque qualsiasi sia l’importo del servizio acquistato, il soggetto italiano dovrà iscriversi al VIES, annotare l’IVA in fattura, pagarla e presentare il modello Intrastat.
  • Servizi in deroga ricevuti da soggetti UE iscritti VIES: Il committente, soggetto italiano in regime forfetario, deve distinguere quando, secondo le norme, l’operazione è imponibile e quando è fuori campo IVA. Quando è fuori campo dovrebbe registrare l’operazione come semplice documento in contabilità generale ovvero, visto che i soggetti in regime forfetario non sono obbligati a detto adempimento, conservare semplicemente il documento; quanto invece il servizio è imponibile dovrebbe comportarsi come detto sopra.
  • Servizi generici ricevuti da soggetti UE non iscritti VIES: Qualora i servizi ricevuti siano prestati da un soggetto estero che, nel proprio ordinamento, opera in franchigia, si ritiene che si debba procedere alla semplice conservazione del documento, in quanto l’operazione dovrebbe essere resa fuori dal regime di imponibilità IVA, a meno che lo specifico servizio non renda obbligatorio per il prestatore estero l’identificazione in Italia. In quest’ultimo caso si dovrebbe ricevere una fattura con IVA italiana, indetraibile, da conservare nella contabilità.

Servizi prestati a non residenti

  • Servizi generici resi a soggetti UE iscritti o non iscritti VIES: il soggetto in regime forfetario ha obbligo di iscrizione al VIES, deve emettere fattura senza addebitare l’imposta perché operazione extraterritoriale con la dicitura “Iva non dovuta – operazione extra-territoriale – art. 7-ter DPR 633/72” e deve presentare il modello Intrastat. Attenzione ad eventuale obbligo di identificazione nel Paese estero quando previsto [6].
  • Servizi in deroga resi a soggetti UE iscritti o non iscritti al VIES: il soggetto in regime forfetario emette la fattura come sopra ma senza iscriversi al VIES e senza obbligo di presentazione del modello Intrastat, se il servizio è non territoriale.

Qualora il servizio sia territoriale emette la fattura senza imposta ma richiamando la stessa dicitura che utilizza per l’emissione delle fatture a soggetti nazionali, cioè con indicazione della non imponibilità derivante dal regime forfetario.

L’ostacolo della normativa UE

Come si può vedere, ben lungi dalla auspicata semplificazione, le norme diventano sempre più complesse e di difficile applicazione, sia sotto il profilo della ordinaria diligenza che della competenza professionale.

Oggi sono necessarie attività di studio approfondito delle diverse situazioni per poter adempiere correttamente agli obblighi di legge.

Questo aggravio di controlli e verifiche stride, soprattutto quando gli oneri sono posti in capo a soggetti i cui obblighi contabili avrebbero dovuto essere minimi o addirittura nulli.


note

[1] Art. 1 co. 58 lett. c) e lett. d) L. 190/2014 (Legge Stabilità 2015)

[2] Art. 283 Direttiva 2006/112/CE

[3] C.M. n. 10/E del 4 Aprile 2016

[4] Art. 7-ter DPR 633/72

[5] Art. da 7-quater a 7-septies DPR 633/72


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