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Nessun danno morale ai congiunti se la vittima entra in coma

22 Febbraio 2012
Nessun danno morale ai congiunti se la vittima entra in coma

No al risarcimento del danno morale agli eredi se la vittima entra in coma ed è quindi incosciente della propria sofferenza psico-fisica.

La coscienza per le menomazioni riportate in un sinistro e, nel caso più grave, la consapevolezza che tali lesioni possano portare alla morte, implica per il ferito una sofferenza psichica di forte impatto: tale sofferenza gli viene risarcita come “danno morale” da colui che è responsabile del sinistro (nel caso di un incidente stradale, dall’assicurazione).

Ovviamente, se subentra il decesso del danneggiato, il risarcimento viene corrisposto agli eredi.

Affinché però detto risarcimento venga concesso (in capo al danneggiato o agli eredi) è anche necessario che la sofferenza psichica sia concretamente patita dal danneggiato e che quindi questi non cada in una condizione di incoscienza subito dopo l’incidente. Lo stato vegetativo, infatti, non implica alcuna cosciente consapevolezza della propria condizione grave e quindi non determina alcuna sofferenza psichica.

Ecco perché la Cassazione ha recentemente stabilito [1] che il soggetto danneggiato da un fatto illecito, il quale dopo l’incidente passa subito dal coma alla morte, non ha diritto al risarcimento del danno morale. Altrettanto, nel caso di sua morte, gli eredi non potranno pretendere tale tipo di risarcimento (restano però impregiudicati tutte le altre fonti di danno).

Insomma: perché si possa parlare di danno morale, è necessario che il ferito grave abbia ripreso coscienza dopo l’incidente e che quindi non sia passato un breve intervallo di tempo fra le lesioni e la sua morte.


note

[1] Cass. sent. n. 2564/12.


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